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Edo e Neri, e la Chiesa del gonfalone in giubilo – “Due amici dopo cena, tra chiacchiere e canzoni”

Raccontando del libero dialogo tra Edoardo De Angelis e Neri Marcorè in “due amici dopo cena, tra chiacchiere e canzoni”.

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di Michele Caccamo

Ci sono parole capaci di agitare ogni fiammella della memoria: quella parte della nostra vita esclamativa che ci ha resi contenti, o l’infinita somiglianza tra le nostre nostalgie e le nostre paure. Ascoltarle è come tenere ferma una mappa nel vento, mantenendo una volontà strepitosa; è come lasciare roteare i ricordi nel mezzo del soffitto e nell’attesa, nel tempo.

Ieri sera sono stato sulle spalle di Edoardo De Angelis e Neri Marcorè: ho reso il mio cuore silenzioso e poggiato per terra le mie croci. Ho voluto essere senza esperienza senza linguaggio, per rimanere nel lato contrario dei miei occhi.

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La Chiesa di Santa Maria Annunziata del Gonfalone, a Roma, è diventata il mio riparo, per oltre due ore la mia delizia. Gli affreschi, sulla Passione di Cristo,  anticipavano la sorte dolorosa dell’uomo, le chitarre di Edo e Neri la mia sollevazione. Le canzoni diventavano bocca e battistero: io continuavo a crescere da quel tutto che mi aveva vinto.

Per Neri la trasformazione della realtà è indispensabile, perché maggiormente ci avvicina al sogno; ha una facile potestà sulle nostre naturali incompletezze, ma non le semplifica irridendole, piuttosto le esalta come merito umano.

Edo è un vendicatore del sentimento, e protegge le assi fondamentali del nostro animo con i migliori versi; ci avvolge con un solo colpo d’ala e ci porta nel pieno delle stelle, in quell’unica via che poi sostiene il cuore.

A vederli con due calici di vino, come fossero le camere di salvezza per i miei soffocamenti, mi chiedo quante altre migliaia di uomini avrebbero bisogno stasera di essere felici e senza limiti di gioia.

Edo e Neri sono stati i commedianti che hanno cantato al cielo il mio bisogno di dolcezza, il mio impegno di finire su di una nuvola segreta e finalmente lontano dalle crudezze umane: io c’ero, per fortuna e davvero gioioso.

Ieri sera ho visto sul palco la Bellezza comunicata; l’estremo desiderio di rendere almeno un  attimo della nostra vita senza pensieri. E di sconfiggere ogni ordine falso e amaro; le ombre che fermano il sorriso di questa umanità finita nella gabbia  infernale della sveltezza, che non sa “pensare un po’ più piano”. Ieri sera ho visto l’allegria, dapprima sottovoce poi esplodente, accendere un entusiasmo che da anni non vivevo. E mi sono guardato intorno, e alle mie spalle era un tripudio di mani e sorrisi. Una Chiesa festosamente sposata con i cuori di Edo e Neri.

E non mi sono sorpreso di trovare il giubilo, nella platea che cantava e rideva.

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