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Una generazione allo sbando?

Voto Autore

di  Marco Fioravanti

Crisi, disoccupazione, case sfitte, negozi che chiudono…

Si sentono ogni giorno notizie di questo genere ed ognuno di noi ha ben presente il limite oltre il quale chiunque potrebbe essere travolto da un gorgo da dove difficilmente si torna indietro.

Ma la situazione diventa più drammatica se si pensa ai giovani, dai 20 ai 35 anni. Molti di loro non hanno un lavoro e se per caso esiste un’occupazione, il più delle volte è con un contratto a termine, della durata da una settimana a tre mesi. Di solito questo contratto viene rinnovato continuamente, con il tacito accordo sia del titolare che del dipendente, che non ha ovviamente molta scelta! In questo caso i vincoli di legge vengono bellamente aggirati, con società fittizie o peggio ancora con le rovinose cooperative, che sfruttano i bisognosi di lavoro con condizioni spesso disumane. Oltretutto, spesso, queste sedicenti cooperative entrano a gamba tesa in aziende floride, che per risparmiare sui costi dei dipendenti cercano manodopera a basso costo, licenziando operai che da decenni lavorano a favore dei nuovi arrivati. E la qualità va a farsi benedire.

Tornando alla nostra generazione dai 20 ai 35 anni, non avendo un lavoro fisso, è abbastanza evidente che quasi nessuno riesca a comprarsi una casa e neanche a prenderla in affitto, non avendo un contratto di lavoro che possa garantirne la solvibilità. E se uno non va a vivere da solo, non compra i mobili per la casa, magari non fa nemmeno figli – visto le restrizioni ed i ricatti professionali per le madri lavoratrici – e non si costruisce un futuro, restando in casa con i genitori, che evidentemente non possono, con le nuovi leggi, nemmeno andare in pensione e via discorrendo. Siamo in un cerchio senza fine che non si chiude mai, e ovviamente si va verso un futuro terribile. Per cui si evince che: non comprando le case i muratori non lavorano,  non comprando mobili i mobilieri non lavorano, non facendo figli nemmeno gli asili e le scuole, tra un po’, avranno senso di esistere (anche se sono già poche e male strutturate), e così, facendo una analisi semplice semplice, senza tante pretese di calcoli statistici e proiezioni redatte da competenti (?), consulenti in sociologia, economia e altro, tutto il mondo del lavoro, piano piano, entra in crisi e il futuro diventa sempre più nebuloso.

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Chi ci ha governato fino ad oggi (e parlo di tutte le legislazioni da più di un ventennio), è stato forse sordo a queste problematiche? Forse non capivano, e non capiscono, che la forza lavoro esisterebbe se, forse, ad esempio, venissero eliminati certi contratti-capestro? Sapevano e sanno, i nostri governanti, che le madri-lavoratrici sono all’estero un valore e non un peso? In prospettiva, quando questi giovani avranno a più di 60 anni, con quali contributi andranno in pensione se non ne hanno mai versati, o se, al massimo, ne hanno versati una piccolissima parte? E parlando poi dei 40/50enni oggi, che sono indubbiamente un tesoro di esperienza all’interno del ciclo lavorativo, se senza lavoro diventano dei desaperidos all’interno della società, e nel mondo del lavoro, qualificati e non, vengono emarginati, come fossero appestati.

E ricomincia così l’emigrazione verso l’estero. Già stiamo assistendo, da diversi anni, alla fuga di cervelli, di potenziali e competenze, forse le migliori, verso altri lidi, tipo la Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, un po’ come succedeva agli inizi del secolo scorso.

Purtroppo, questa generazione, cresciuta con l’arrivo dell’euro, ma con scarsa presenza di Welfare europea, senza giuste politiche europee, e univoche per tutti gli stati dell’unione, politiche atte a garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini, fa si che i nostri giovani, oggi, si trovino in una condizione sociale peggiore della generazione dei propri genitori, ed addirittura, se vogliamo, anche dei propri nonni… una situazione insomma inedita, mai vista, che è di difficile interpretazione se si rivolge lo sguardo al futuro, in quest’era particolare qual’è quella della GLOBALIZZAZIONE dove apparentemente sembra che si abbia tutto e si è tutti più vicini, ma paradossalmente – e parlo soprattutto di un ceto medio che va piano piano scomparendo – abbiamo poco e siamo, ideologicamente e umanamente, sempre più lontani!

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