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Da “Mi ritornano in mente” intervista a Giancarlo Golzi e Piero Cassano

Le interviste ai grandi autori della musica italiana – Dal libro “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

I Matia Bazar rappresentano da decenni l’espressione elegante del pop italiano, anche se in molti casi i loro sono veri e propri capolavori di musica d’autore. Hanno avuto il merito di percorrere strade musicali molto diverse senza perdere la loro identità, sperimentando ma continuando a riscuotere un ampio consenso. E sono stati tra le pochissime formazioni musicali italiane ad affermarsi anche all’estero. Nei gruppi musicali la coesistenza, per lungo tempo di più personalità e talenti, è un evento raro e le inevitabili defezioni prima o poi portano allo scioglimento. I Matia Bazar rappresentano quindi un’eccezione nel panorama della nostra musica, essendo stati capaci di rimanere alla ribalta per quarant’anni, superando traversie di ogni genere.

Al momento del compleanno storico nel gruppo erano rimasti solo due dei fondatori e membri storici: Giancarlo Golzi e Piero Cassano.

Ho avuto il piacere di intervistarli entrambi, prima della dolorosa scomparsa di Giancarlo. Con lui, l’unico intervistato telefonicamente per scrivere il mio libro, si era stabilito un rapporto di amicizia a distanza incredibile, senza esserci mai visti. Mi resta l’enorme rammarico di non poterlo più conoscere di persona ma la gioia di averlo avuto come amico, anche se a distanza.

Giancarlo mi ha raccontato che non si rendevano conto di essere dei professionisti perchè il loro lavoro consisteva nel fare quello che li appassionava più di ogni altra cosa. “I Matia Bazar sono stati la nostra palestra di vita” mi dice in conclusione. Una grande fortuna, ma guadagnata con la passione e tanto lavoro. Piero invece considera benedetto ed irripetibile il momento in cui ha trovato le note di Cavallo bianco. Ma va sottolineato che invece quei momenti per lui si sono ripetuti molto spesso.
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L’intervista doppia con Giancarlo Golzi e Piero Cassano

 

L’incontro che ha cambiato la tua vita professionale?

Giancarlo: Maurizio Salvadori.
Piero: Antonella Ruggiero.

Una persona che ha creduto in te?

Giancarlo: Aldo Stellita.
Piero: Vito Pallavicini.

Il tuo amico vero nel mondo della musica?

Giancarlo: Aldo Stellita.
Piero: Ho tanti “amici” nell’ambito professionale, ma quello vero non è nel mondo della musica.

La canzone più bella dei Matia Bazar?

Giancarlo: “Cavallo bianco”, che è anche la canzone che mi chiesero di suonare i ragazzi quando mi fecero il provino per entrare nei Matia Bazar.
Piero: “Vacanze romane”.

La canzone a cui sei più affezionato?

Giancarlo: “Brivido caldo”, perchè l’ho dedicata ad Aldo Stellita.
Piero: “Quando nasce un amore”.

Il capolavoro di altri che avresti voluto scrivere tu.

Giancarlo: Tutto l’album “The nightfly” di Donald Fagen
Piero: Di nuovo “Vacanze romane”.

La canzone dei Matia Bazar che meritava più successo di quanto ne abbia avuto?

Giancarlo: “La prima stella della sera”
Piero: “C’è tutto un mondo intorno” e “Cavallo bianco”. Le considero due canzoni che partono da dietro come i cavalli di razza e poi superano tutto il gruppo. Ma non ebbero il successo che meritavano quando uscirono.

L’emozione più forte della tua vita professionale?

Giancarlo: La seconda vittoria a Sanremo, quella del 2002 con “Messaggio d’amore”.
Piero: Le tre vittorie a Sanremo, due con i Matia Bazar come autore ed interprete (“…E dirsi ciao”, “Messaggio d’amore”) e una con Ramazzotti come autore e produttore (“Adesso tu”).

Un interprete per cui avresti voluto scrivere una canzone?

Giancarlo: Mi sarebbe piaciuto scrivere e collaborare con i Negramaro.
Li reputo artisti intelligentissimi e con la giusta dose di provincialità (come noi agli inizi) che li aiuta a stare insieme uniti.
Piero: Renato Zero.

Il tuo più grande rimpiante professionale?

Giancarlo: Non avere avuto il coraggio nel momento giusto di trasferimi/trasferirci negli Stati Uniti. Sicuramente avremmo realizzato qualcosa in più.
Piero: Ebbi l’opportunità di collaborare con Tiziano Ferro nel 1999, ma non era per me il momento giusto.

Un errore che non rifaresti?

Giancarlo: La vita professionale è piena di errori!
Piero: Non ritengo di aver fatto errori gravi.

C’è stato un momento in cui hai pensato: “Ce l’ho fatta”?

Giancarlo: La mia vita è come il “deserto dei Tartari”: attendo sempre l’evento di domani. Sono consapevole dei risultati ottenuti ma…aspetto sempre!
Piero: No, mai.

Cosa provi pensando che le canzoni che hai scritto decenni fa emozionano ancora milioni di persone?

Giancarlo: La sensazione di aver lasciato un piccolo segno del mio passaggio.
Piero: Grande emozione. Quella più intensa è quando a volte vengono da me delle famiglie in cui il papà e la mamma, nostri fan, mi dicono che hanno concepito un figlio ascoltando una nostra canzone. E’ accaduto alcune volte a proposito di “Cavallo bianco”.

In generale in una canzone quanto contano musica, testo ed interpretazione?

Giancarlo: Un ruolo un po’ più importante lo gioca la musica, sullo stesso livello poi testo ed interpretazione.
Piero: La musica viene prima di tutto. La dimostrazione è la carriera di Ramazzotti, che ha avuto un successo clamoroso in tanti paesi in cui non capivano niente dei testi. Poi le parole possono mettere in rilievo i momenti musicali e la voce deve poter comunicare. Infine c’è l’arrangiamento, che, come diceva Vito Pallavicini, o esalta la canzone o l’ammazza.

I grandi capolavori sono intuizioni di un momento o possono essere frutto di un lungo lavoro?

Giancarlo: Nella prima parte della nostra carriera le canzoni sono state intuizioni di un momento. Nelle fasi successive sono state frutto di riflessione e studio.
Piero: Sono la benedizione di un momento. Pallavicini mi diceva una cosa che è rimasta il mio credo: quando giri troppo su una canzone, vuol dire che non sarà mai un capolavoro.

Gli anni 70 e i primi anni 80 sono stati un periodo irripetibile per la musica italiana. Cosa è cambiato da allora?

Giancarlo: L’educazione che la televisione ha portato nella società, il consumismo immediato che stritola tutto per stimolare i consumi e lanciare di continuo nuovi prodotti. Non si ha il tempo, in ogni settore e in particolare in quello artistico di crescere, di sviluppare conoscenze ed esperienze per poter durare nel tempo.
Piero: Prima di tutto c’era gente competente dietro le scrivanie. Oggi, prima ancora di sentire il brano, ti dicono: “Cosa contiamo di fare in termini di marketing?”. No ragazzi: stiamo parlando di “do re mi fa sol”. Non si può partire con le strategie di mercato prima di affrontare le questioni strettamente musicali. Il mercato è crollato per questi motivi. E poi oggi non c’è gavetta. Noi a volte agli inizi suonavamo in piccoli locali su un palco fatto di tavoli da ristorante messi insieme con delle tavole di legno. Sono cose che non hanno prezzo per crescere con umiltà. Oggi i talent devono fare uno spettacolo e vendere trecentomila copie di un disco o una compilation. Dopo tre mesi l’artista è sparito.

Cosa pensi degli autori e interpreti di oggi? Chi sono i migliori?

Giancarlo: Mi piace molto Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. E’ un autore ed interprete di successo che mantiene un’umiltà che si trova raramente.
Piero: Tiziano Ferro, Biagio Antonacci. Mi piacciono i Modà per i testi, meno per la musica. E anche i Negramaro per i testi.

Quando avete debuttato voi dei Matia Bazar determinazione e talento combinati insieme bastavano ad emergere?

Giancarlo: Si era così. E mi viene in mente il caso di un caro amico, Gianni Bella. Aveva avuto un grande successo con “Non si può morire dentro”, poi aveva avuto un periodo meno felice. Ma quando c’è il talento alla fine emerge e guarda cos’ha fatto poi con Celentano.
Piero: Su tutto c’era la determinazione, perchè ai nostri tempi la capacità di suonare non era eccelsa, con l’unica eccezione dei New Trolls, che erano assolutamente i più bravi. Dal punto di vista compositivo avevamo molti stimoli. Noi ascoltavamo i Beatles, Wilson Pickett, Manfred Mann e scattava la voglia di emulazione.

 

 

Da “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato – Editrice Zona

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