Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Differenze tra Noel Gallagher e Pellè

Differenze tra Noel Gallagher e Pellè

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di Michele Monina

Cercherò di unire un po’ di puntini. Del resto, dopo il famoso discorso di Steve Jobs, unire puntini è passato dall’essere hobby per vecchie signore a azione molto cool, quindi non ho neanche troppe remore a farlo.

I puntini, dicevo.

L’Italia è stata malamente eliminata dalla Germania agli Europei di Francia. Lo sappiamo bene. Partita bella, quanto a spirito agonistico, con Conte che è riuscito letteralmente a cavare sangue dalle rape. Poi un finale amaro, con i rigori, e soprattutto con i rigori sbagliati. Due su tutti, quelli di Zaza e Pellè, hanno fatto molto discutere, specie sui social. Il primo, entrato all’ultimo minuto dei supplementari appositamente per tirare il rigore, ha fatto una discreta figura di merda, avendo anticipato il tiro, orribile, con un balletto ridicolo. Il secondo, peggio, ha fatto precedere un misero a lato della porta con un gesto da vero sbruffone. Ha indicato Neuer, uno dei più grandi portieri di sempre, probabilmente il migliore al momento in attività, e poi gli ha fatto il gesto del cucchiaio. Per altro dichiarando prima una finta che, in effetti, non ha fatto. Lui lì, con il suo ciuffo ingellato da Cary Grant, quel gesto e il tiro fuori. Una figura di merda senza eguali, a memoria.

Mi fermo. Passo a altro. Ma poi ritorno.

HBO ha fatto sapere che non intende dar vita alla seconda serie di Vinyl, probabilmente la più bella serie tv di sempre per chi ama il rock. Lo dice uno che non si è perso neanche una puntata di Empire e Nashville, perché in generale una serie tv ben fatta che parli di musica ha una marcia in più. Vinyl, lo sapete, è la serie ideata da Martin Scorsese e da Mick Jagger, in cui recita il figlio di Mick, e che racconta, in maniera piuttosto rocambolesca, e non potrebbe essere altrimenti, quel che successe nel mondo del rock nei primi anni Settanta. Un vero mix di situazioni leggendarie, dai Velvet Underground e la Factory di Andy Warhol ai Ramones, passando per Bob Marley i New York Dolls e tutto quel che, in effetti, in quegli anni stava capitando dalle parti della Grande Mela, nascita del rap e della dance music compresi. Un vero gioiello.

Ecco. Torno a Pellè.

Io adoro il rock. Non solo come musica, anche se lo amo molto come musica, ma soprattutto come attitudine. Ho quarantasette anni, i capelli lunghi, indosso giacche solo a matrimoni e funerali, fatico a capire certe regole. Adoro il rock come attitudine. Quindi, quando ho visto Pellè fare lo sbruffone, manco fosse Billy Idol che fa il famoso ghigno nei suoi video, o un Noel Gallagher che sputa merda su tutto e tutti, mi sono detto: ecco, adesso questo entra dritto dritto nella storia. Cioè, i tuoi stessi compatrioti ti hanno sentito nominare la prima volta proprio durante l’Europeo, ridacchiando di quel cognome che richiama alla mente uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, paragone che ti sei guardato bene dal ravvivare nel campo, certo non un campione del gioco del calcio, hai giocato in Inghilterra, è vero, ma nel Southampton, non in una squadra particolarmente figa, e hai anche passato la stragrande maggioranza del tempo in panchina. Sei, in sostanza, un perfetto nessuno. Uno finito lì, all’Europeo, per motivi che sfuggono a una qualsiasi logica, perché nonostante i goal ti sei dimostrato un calciatore piuttosto modesto. Però hai l’occasione della vita, battere un rigore che potrebbe portare la nazionale più debole, almeno sulla carta, di sempre, alle semifinali. Stai per giocarti l’occasione della tua vita e decidi di farlo facendo il bulletto, lo sbruffone, l’arrogante. Prendi per il culo il portiere che hai di fronte, uno che è al momento campione del mondo in carica, che ha vinto svariati scudetti, una Champions e che, legittimamente, viene riconosciuto come un vero campione. Poi sbagli tutto. Sei entrato nel bar, hai sfidato il più grosso, tatuato e cattivo, e sei finito all’ospedale con le ossa rotte. La tua fidanzata, in tribuna, la bellissima Vicky Vargas, guardandoti, ha esclamato qualcosa che i più hanno interpretato, benedetto labiale, come “che coglione”, rubando le parole di bocca a tutta Italia, e non solo.

Ecco, Pellè, per un breve attimo hai rischiato di finire dritto dritto nella storia del rock, come certi gesti geniali e inutili di George Best, o di Paul Gascoigne. Come uno dei protagonisti di Vinyl.

Noel Gallagher, ci scommetto tutto, non avrebbe mai sbagliato quel rigore.

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