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sabato, Marzo 2, 2024

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Cogliere l’ottimo (o almeno il buono) che arriva dai Talent Show

di Stefano De Maco

Talent Show sono davvero la tomba della musica leggera? oppure solo un binario morto, o una scorciatoia?

Vivo come tutti in mezzo a una continua raffica di promesse di nuovi astri nascenti, che spesso assomigliano più a meteore, se non meteoriti. Vivo la desolazione quando vedo che la discografia ha rinunciato al suo compito di scouting (A&R) affidandosi ai sondaggi e ranking di popolarità televisiva, trascurando così la possibilità di cogliere gemme e semi che hanno bisogno di terreno e acqua per crescere. Tralascio la solita frasi che i Big di oggi, (Artisti, Produttori, Autori) erano i Pulcini di 30/40 anni fa…

La tentazione di dar voce al cinismo è sempre dietro l’angolo, perché spesso il cinismo è solo un automatismo del cervello che ci risparmia la fatica di analizzare ciò in cui ci imbattiamo. Tipico dei vecchi o, peggio, di chi è invecchiato anzitempo…

Un po’ per lavoro diretto e indiretto, come musicista e come coach, vivo questo fenomeno anche dal lato delle quinte, di chi cioè ha ambizioni e sogni, spesso accompagnati dal talento, ma non sempre, naturalmente.

Non voglio portare l’ennesimo arbusto per il Grande Falò della Vecchina, piuttosto vorrei riflettere.

Premesso che il Talent a mio avviso non è altro che uno dei tanti format che la televisione usa per raccogliere essenzialmente inserzioni pubblicitarie, di cui vive, che senso ha scagliarsi con veemenza contro chi si mette al centro dell’arena? Leggo spesso commenti sui social molto più acidi e impietosi di quelli dei giudici seduti dietro il bancone. E non posso fare a meno di notare l’ombra di una prevenzione malmostosa che impedisce un giudizio magari severo ma sereno.

Tempo fa mi è capitato di seguire un professionista impegnato in uno dei tanti show, e di leggere poi su Twitter commenti così livorosi sulla sua performance che andavano ben oltre il semplice “non mi piace”.

Perchè oltre a scagliare le frecce, le dobbiamo intingere prima nella cicuta?

A parte il fatto che “ignorare” rimane uno dei segnali di disapprovazione più forti che ci siano, e che altrettanto spesso ce ne dimentichiamo l’efficacia, sembra quasi che cogliamo l’occasione di queste performances o della semplice partecipazione per incensare indiscutibilmente o condannare senza appello.

E se provassimo invece a dare e darCi un altro orizzonte?

Se cominciassimo a pensare che magari dietro quella manciata di secondi in diretta, ci sono notti insonni, ci sono lacrime, c’è un lavorìo sotterraneo e tenace non solo dell’artista, ma anche di chi ci collabora?

Davvero ci è così difficile pensare e considerare che che anche tutte queste persone, al pari di noi, possano avere un sogno? Noi i nostri li abbiamo esauriti?

Non sto a fare il buonista da Baci Perugina, sia chiaro. Ma nemmeno lo Schwarzenegger Sparatutto. A me personalmente non tutto piace, anzi. Ma il giudizio critico è una cosa, la livorosità e la prevenzione un’altra.

Forse se davvero provassimo a cogliere l’ottimo, o almeno il buono che c’è, qualche volta il meglio potrebbe venire fuori alla grande.

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