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Ri-BELLI per amore – Mara Maionchi & Alberto Salerno e i loro 40 anni di matrimonio

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di Paola Pellai

Andare da Mara Maionchi e Alberto Salerno alla presentazione del loro libro “Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio” (ed. Baldini&Castoldi) è terapeutico. Capite che mandarsi “a cagare” un giorno sì e l’altro pure, affina l’arte della pazienza e cementa l’affetto, nel tempo e col tempo. “Ci si abitua a smussare gli angoli” sottolinea Mara. “Si impara a resistere. Io sono un partigiano del matrimonio” ironizza Alberto.  Quarant’anni di matrimonio, Mara più grande di 8 anni rispetto ad Alberto, un lavoro che li ha divisi (“La Nannini era una rapa che usava il microfono come una clava” afferma lui, “Non aveva un repertorio, ma le qualità sulle quali lavorare duro” ribatte lei) e uniti (per entrambi Mengoni è proprio bravo), qualche fuga ed altrettanti ritorni. Perché i poli opposti, si sa, alla fine si attraggono.

Mara e il Salerno (chiamarlo per nome alla Maionchi proprio non riesce) sono lo spirito bello dell’esistenza e, pure, dell’esistere. Chiacchierano e non si nascondono. S’infilano sorridenti alla libreria Ubik di Busto Arsizio (Va) e le prime attenzioni di Mara sono per quattro ragazzine che hanno appena concluso gli esami di terza media e ora sono lì di fronte a lei, senza riuscire a spiaccicarle una parola. Ci pensa Mara a restituire voce e animo alle loro corde vocali troppo emozionate e loro toccano la felicità in un selfie e in un abbraccio. Mara e Alberto giocano a pizzicarsi ma gli occhi sono quelli di una coppia serena. Serena perché non si è incatenata, concedendosi intelligentemente spazi e libertà.  “Abbiamo litigato moltissimo” ricorda Mara. E Alberto: “Dopo ogni sfuriata sfogliavo le Pagine Gialle per cercare un rifugio. Pescavo sempre quel residence, il Principessa Clotilde. Poi m’immaginavo solo a far colazione in pochi metri quadrati e con un piccolo televisore, mi pigliava lo sconforto e andavo di nuovo a cercare il mio tesoro per fare pace”.

Loro parlano e noi ridiamo, ma intuiamo che il bello della vita è proprio nella spontaneità del suo svolgersi. “Troppi matrimoni – dicono entrambi – si disfano per irruenza. A volte per orgoglio. Occorre la pazienza di sapersi tollerare che dovrebbe essere un fondamento quando ci sono figli di mezzo”. Mara e Alberto di figlie ne hanno avute due, Giulia e Camilla. Con il papà che aveva il compito “di fare il cerbero” su input della mamma che, di nascosto, leggeva i loro diari. “Non per rubare segreti – spiega Mara – ma semplicemente per capire. Talvolta basta un pizzico di attenzione per prevenire un pericolo. E occorre sempre una grande dose di fortuna”.

Il pubblico non perde una parola del loro mettersi a nudo, ricco di aneddoti. E così scopri che la mamma di Mara, soprannominata “Emilietta la sanguinaria”, non ha mai dato del tu al genero ed è campata fino a 99 anni “lucida come un cobra” e con il colesterolo che non ha mai bestemmiato per quella mezza spanna di burro per friggere la cotoletta. Riemerge pure quella volta che il Salerno finì in hotel con “una signorina e fu talmente pirla da venirci fuori facendosi rilasciare la fattura”. Ride ancora Mara: “Non sapeva più come farsi perdonare. Aveva piantato la tenda in salotto come il più remissivo dei boyscout”.

Due così si potevano solo trovare, altro che lasciare. E si trovarono quando Alberto aveva 16 anni e lei 25, poi le storie della vita ti ripescano quando il momento è quello giusto ed è pure un per sempre. Mara scherza: “Pensavo che mi avesse scelto per il mio fascino. Invece era preso dalla mia indipendenza ed autonomia mentale. Insomma aveva intuito che non sarei stata tanto in casa… Un po’ di libertà, credetemi, fa bene alla coppia”.

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Ad ascoltarli di coppie ce ne sono tante, giovani e meno giovani. Magari si sono seduti lì con il magone fresco dell’ultima litigata, ma sicuramente rientreranno a casa tenendosi per mano: hanno ascoltato che per amarsi occorre soprattutto pazienza, comprensione e l’obbligo di dirsi le cose in faccia. Mara sottolinea la bravura di Alberto nell’educazione delle figlie, quando era importante che i genitori, pur nelle loro diversità, tenessero la barra dritta e concorde sulle scelte importanti. E ancora Mara ricorda come nulla sia scontato e come abbiano imparato a fare i nonni dando peso alle parole del loro nipotino di 4 anni che a casa loro (“da quelle due persone”) non ci andava volentieri perché non lo facevano giocare come la tata. Da quel giorno Mara e Alberto hanno hanno imparato a giocare con lui.

Già, imparare e progettare. Non hanno mai smesso di farlo. “Sei hai esperienza e conoscenza non devi aver paura – sottolinea Alberto – di mettere una barca in mare per timore che non possa partire…” . Nella vita, ma anche nel lavoro. Mara è stata una con fiuto, ha riconosciuto i talenti ma li ha mandati “prima a bottega come aveva fatto Michelangelo”. Alberto da qualche mese ha dato vita all’Officina della Musica e delle Parole, dove otto professionisti danno consigli e aiutano i giovani che vogliono avvicinarsi a questo mondo. “Tutto gratuito – sottolinea – perché è giunto il momento di ridare qualcosa del tanto che abbiamo ricevuto. Ci sono tanti davvero bravi ma sottotraccia. Vogliamo ci sia una possibilità anche per loro. Ascoltare una loro canzone dal vivo non è come riceverla via mail. E’ cambiata la società in cui viviamo. E’ meno aggregante e fantasiosa. Prima c’era il valore assoluto di un cinema, magari d’estate sotto le stelle, o la sacralità di un disco in vinile. C’era la voglia di sperimentare e pure di rischiare. Manca il coraggio di tentare nuovi percorsi musicali. E non è un caso se De Andrè, De Gregori,  Battisti, Sting o Springsteen restano icone”.

L’altra sera – rimarca Mara – ad America’s Got Talent c’era un ragazzo che cantava Sinatra. I giudici si sono esaltati nel dire che era  meglio dell’originale. Per me quei giudici devono farsi curare, ma da uno bravo… Esternavano la necessità di miracoli, ma i miracoli, musicalmente parlando, sono davvero pochini”.  Manca proprio l’idea dell’Officina, come bottega. In troppi ormai considerano solo la via del talent show. Più facile e più appariscente. Ma poi resta attaccato poco. La parola lavoro, fatica ed esperienza stringe strette le vite di Alberto e Mara. Che poi tornano a dividersi in cucina: “Da quando ha intrapreso la strada salutista il Salerno prepara solo zuppe e minestre. Ecchecavoli…”, sbotta lei. E se incontrate Alberto che non vi venga in mente di chiamarlo “il signor Maionchi” perché gli fate davvero “girare i coglioncini”. Siete avvisati.

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