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L’insostenibile leggerezza del “tessere”

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di Stefano De Maco

L’artigiano non si fa troppe domande. Apre bottega, raccoglie i suoi strumenti consumati dall’esperienza e si mette a fare. Non segue le stagioni, non segue il trend. L’artigiano segue la passione.

Molte eccellenze del made in italy hanno iniziato così, sulla Singer della mamma, sul motorino regalato da papà, sulla chitarra dello zio. Tutti hanno iniziato con passi incerti, via via divenuti più saldi. Poi, magari, hanno raggiunto il “successo” fino a diventare icone. Ma è stata solo una conseguenza del primo passo, della passione e della costanza. Della curiosità infinita.

C’è molta musica che gira intorno, molta più di quella che troviamo in tv, che scatena dibattiti infuocati su vittorie più o meno meritate nelle kermesse da prima serata. C’è molta musica che gira anche sotto casa, nei club, nei pub, che cerca di uscire dai cassetti e dalle cantine. Non sempre sarà “capolavoro”, ovvio.

Ma non è questo il punto che vorrei sottolineare, piuttosto  la tenacia di chi non smette di crederci, di provarci, rinunciando al disfattismo, senza arrendersi ai muri burocratici. C’è una gioventù (non soltanto anagrafica) che tiene aperta la porta dell’anima, che sorride al vento dell’ispirazione. Una gioventù che magari non arriva davanti alle telecamere degli studi televisivi ma vive di video selfie da postare, che arranca nei chilometri per arrivare in un locale lontano, per suonare la propria musica e poi ritornare a notte fonda stravolta dalla fatica, ma con il fuoco dell’entusiasmo che ancora brucia negli occhi arrossati dal sonno.

Sono come artigiani che non si stancano di scrivere, suonare, limare la ciò che sgorga dal talento, dall’urgenza di prendere in mano un microfono o uno strumento. Che non si stancano di “sbattersi” promuovendo le serate (anche se adesso si chiamano “Eventi”) sui social, coinvolgendo amici che poi diventano fans, o fans che poi diventano amici. E locali che magari chiudono, per tanti motivi, le mode che passano, i conti che non tornano, la burocrazia che soffoca. O semplicemente perché gli anni passano. Altri locali resistono. Con la stessa tenacia e amore di chi sale sul palco. E trovi un sacco di cd autoprodotti, di profili su Facebook, Youtube, Soundcloud, pieni di post e brani originali o cover rivestite con la propria pelle.

È gente che non si arrende al cinismo della frustrazione, dei “no” ricevuti, delle telefonate che non arrivano. Gente che vive la propria dignità di sconosciuti sì, ma col certificato di Origine Controllata, senza nessun trofeo placcato.

Gente che vive l’insostenibile leggerezza del “tessere” la propria tela preziosa, unica, irripetibile. Sia che si vada on line, on air o sul palco. Autentica e sincera. Come fossero artigiani della vita.

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