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martedì, Ottobre 27, 2020

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Gli ØEN – ZeroEstensioniNeuronali escono con “La Porta Stretta”- INTERVISTA

Voto Autore

di Athos Enrile

Sembra strano che una band in pista più o meno da dieci anni arrivi solo ora alla realizzazione di un album. Basta leggere l’intervista  a seguire, o posare lo sguardo sulla biografia inserita nel sito di riferimento, per capire la consistenza e i riconoscimenti ricevuti, e non è un caso che di loro si sia accorto anche Guido Elmi, anche se poi è andata come è andata…

Mancanza di tempo? Ma è poi così importante l’album immediato?

Il progetto attuale riconduce al fondatore, Piero Ducros d’Andria (composizioni, arrangiamenti, bassi/chitarre) con la collaborazione di Simone Patrizi (voce).

Il nome del gruppo, difficile da scrivere ma ridotto a tre lettere nella pronuncia, racchiude in sé lo scopo e il percorso da seguire per raggiungerlo, un completo lasciarsi andare all’ascolto, lontano da pregiudizi ed etichette già costituite, un aprirsi completamente alla musica abbandonando la razionalità e lasciandosi guidare solo dall’istinto, dalla pancia e dal cuore.

Ciò che ne deriva è un disco che mi pare possa mettere tutti d’accordo, dove il rock sposa la logica cantautorale, dove la musica ricerca il pieno equilibrio con la lirica, dove tante influenze si raccolgono rimbalzando successivamente in tutte le direzioni. Ascoltando il disco tutto d’un fiato è forte la sensazione di cambiamento, di continua altalena sonora e ritmica – con sfoggio di tempi composti pregevoli – con l’idea di oltrepassare quella “porta stretta”, avendo il coraggio di trovarsi al cospetto dell’ignoto, azione spesso necessaria per ritrovare la giusta via.

Mi è nato in testa il concetto di iridescenza musicale, un blocco di emozioni che, colpite dalla luce, assumono diverse atmosfere e sfaccettature e rimbalzano in molteplici direzioni, tutte gradevoli, tutte diverse tra loro.

Se dovessi definire a quali “ere musicali” sono irrazionalmente piombato, citerei il passaggio tra gli anni ’70 e ’80, con quella particolare “variabilità atmosferica” tipica dei The Police, ma è solo per dire da dove viene il profumo…

In realtà gli ZEN, hanno fatto un grande lavoro di diversificazione – tra l’altro lunghissimo –  cercando di mantenersi sulla via del POP, ma applicando rigidamente regole che conducono all’estrema qualità, magari senza pianificare la spendibilità del loro lavoro, una situazione che spesso limita l’azione, ma avendo cura di tutti i particolari, compresi gli aspetti visual, come il filmato a seguire dimostra.

Un album da piena soddisfazione, e la chiacchierata con Piero Ducros D’Andria, ci aiuterà a capire di più.

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L’intervista a Piero Ducros D’Andria

Domanda d’obbligo… qual è la storia in pillole di ØEN – ZeroEstensioniNeuronali?

Il progetto nasce nel 2006 con la voglia di proporre e dimostrare che anche da noi, in Italia, fosse possibile ideare qualcosa che da un lato presentasse sonorità musicalmente elaborate (e quindi più “internazionali”), ma che dall’altro tenesse allo stesso tempo un’attenzione particolare alla “parola”, al messaggio e al testo, come la nostra storia nazionale insegna. Insomma un qualcosa che riunisse musica e testo posti su un piano assolutamente paritetico d’importanza. In più volevamo che tenesse conto di tutte quelle influenze musicali del nostro background che tanto ci hanno influenzato e divertito. Crediamo inoltre che la musica degli ultimissimi anni, a causa anche della crisi discografica, abbia subito un forte arresto di creatività e che proprio per questo bisognasse proseguire (riprendendolo da dove era sparito) quel discorso creativo e stilistico interrotto nella seconda metà degli anni Ottanta. “La Porta Stretta” – il nostro album – riparte concettualmente proprio da lì. Insomma brani suonati e parlati, speriamo in maniera intelligente. I messaggi sono importantissimi per dare valore a ciò che si fa.

Spesso la scelta del nome di una band è casuale: cosa ha motivato il vostro nome?

Nulla di casuale nel nostro caso, ma certamente di ironico, che potesse apparentemente suonare complicato per esteso, ma semplice come acronimo. Zero Estensioni Neuronali non sta altro che a indicare la voglia di spegnere i neuroni, un po’ come accade nella condizione di encefalogramma “piatto”, una situazione di puro abbandono emotivo durante l’esecuzione o l’ascolto. Un puro invito all’abbandono. Nulla dunque di religioso o filosofico… inoltre ØEN (da leggersi ZEN) semplifica di parecchio il concetto e anche la memoria. Un po’ come la PFM, sebbene le motivazioni siano decisamente differenti.

Non è mai bello catalogare le espressioni artistiche ma… come spieghereste la vostra proposta a chi ancora non vi conosce?

Non amiamo spiegare nulla, cerchiamo di fare ciò che ci piace con onestà proponendo i nostri canoni di bellezza artistica. Potremmo dire però che ØEN propone qualcosa che tenga conto della “canzone” del passato, ma che suoni certamente attuale se non futuribile in alcuni suoni. Insomma cerchiamo di essere “retrofuturisti” della nostra musica. C’è stata troppa bellezza per il mondo musicale per non tenerne conto. La situazione musicale odierna non la troviamo molto affascinante, salvo rarissime eccezioni. Di questi tempi la musica puzza un po’ di decadenza, esattamente come il periodo di stagnazione esistenziale che viviamo da almeno un ventennio.

Il vostro disco di esordio si chiama “La Porta Stretta”: me ne parli?

 “La Porta Stretta” è stato un disco davvero difficile da realizzare e pubblicare. Raccoglie materiale composto, vagliato, strutturato e poi destrutturato nel corso degli anni. Ne andiamo molto fieri, per essere un album d’esordio così come si è potuto realizzare. L’attenzione è stata massima, con un budget irrisorio rispetto alle idee di suono che avevamo in testa, ma è un ottimo compromesso. Ti ho premesso tutto questo per arrivare al titolo. “La porta stretta” è un simbolo, un archetipo, un’immagine fortemente evocativa. Rappresenta la difficoltà per giungere a una nascita o rinascita a seconda dei casi. E’ una porta da attraversare per la propria crescita d’esistenza e intellettuale. E’ la difficoltà di esistere, la rinascita quotidiana che viviamo passando ogni giorno per una difficoltà. Viste le premesse, per la nostra esistenza come progetto non poteva che intitolarsi così. Contiene dieci brani compatti a livello sonoro, ma stilisticamente molto diversi. Il concetto era quello di utilizzare il “POP”  e la “canzone” come contenitore per sfumature musicali e tematiche che si muovessero verso direzione diverse, pur tenendo sempre a mente la tematica “personale”. E’ la persona con le sue molteplici interiorità ad affascinarci enormemente.

 L’album ha ricevuto un premio importante, che colpisce nella sottolineatura “… per l’alto valore musicale e letterario”: come si proporziona il messaggio rispetto alla musica nella vostra proposta?

Il messaggio è fondamentale per condividersi pienamente. Testo e musica sono per noi fondamentali. Nulla deve togliere all’altro. I binari sono paralleli ma per noi inseparabili. Molti dei nostri cantautori hanno creato con la parola delle “tele” davvero meravigliose ma un po’ a scapito della musicalità. Noi vorremo fare la nostra parte sfidando la difficoltà e la ricchezza della nostra lingua. Un buon brano (che resti) deve avere ampio respiro e crediamo che lo si debba “vivere” mentre lo si ascolta, magari leggendo le parole. Per noi un brano è l’insieme della parola con il climax che la produce.

So di una vostra “incursione” musicale in ambiente cinematografico: che tipo di gratificazioni avete ricevuto?

Stai parlando di “Giusto o sbagliato”, brano composto e title track per il film “Come trovare l’uomo giusto nel modo sbagliato”. L’esperienza è stata del tutto particolare. Molti in passato ci avevano detto di trovare le musiche degli ØEN come adatte al cinema. Poi ci è capitata l’occasione di comporre un brano ad hoc, una cosa mai fatta. Non sapevamo nemmeno cosa e come si potesse fare. Leggendo poi la sceneggiatura è stato davvero interessante. Il film ha avuto problemi, non l’hanno visto in molti, ma le testimonianza per la canzone sono state gratificanti e numerose per l’esposizione commerciale che ci ha offerto. In futuro sarebbe meraviglioso comporre su immagini. Amiamo il cinema come esperienza emotiva.

Nella vostra storia esiste un capito importante, quello che riguarda la collaborazione con Guido Elmi: come è iniziata… come ha proseguito e come è finita?

Nel 2007 Guido Elmi (produttore di Vasco Rossi) ci mise sotto contratto con la sua etichetta (la NO POP) per poi chiuderla e salutare tutti… Contestualmente ci ha contattato Mick Glossop (è la prima volta che lo  diciamo pubblicamente) già produttore per mezza scena mondiale (tra cui Zappa, Van Morrison e Mike Oldfield) che si disse  interessato alla nostra produzione, attratto dal nostro lato più rock e psichedelico. Ci disse: “Se vi serve un produttore io ci sono”. Girammo immediatamente ad Elmi la mail senza avere neanche una risposta… come molte altre volte successivamente. Eravamo sotto contratto con Elmi e comunque non avremmo potuto sostenere l’esborso economico per un’operazione del genere. Come spesso accade in Italia, pure essendo considerati interessanti come progetto, tutto si è fermato per la poca voglia di darsi futuro e badare solo al presente. Oggi Elmi continua a seguire Vasco e non crediamo abbia voglia di far altro, viste le difficoltà del momento musicale attuale.

Che cosa succede nei live di ØEN?

L’unica cosa che accade e che cerchiamo di far accadere è conquistarci attenzione con la prepotenza e l’urgenza dei brani composti. Cerchiamo di essere onesti ed emozionarci per emozionare. Non si vedranno mai due live identici degli ØEN. Non ci interessa.

Qual è l’attuale formazione?

L’attuale line up è formata da chi risponde alle tue domande, cioè Piero Ducros D’Andria con la collaborazione vocale di Simone Patrizi. Il progetto al momento si muove attorno alle mie composizioni e alle mie energie in prevalenza. Per il futuro vedremo.

Possibile ipotizzare il futuro prossimo della band?

Non credo si possa ipotizzare nulla. Le ambizioni sono tante e tanta è la creatività, ma quello che si concretizza è l’unica via possibile per ipotizzare seriamente e professionalmente qualcosa. L’ambizione sarebbe di poter avere e farsi un proprio pubblico portando la nostra musica in giro e vivere di questo invece di essere sempre considerati “emergenti” anche in età “senile”. L’Italia è messa veramente malissimo. Non concede molta dignità ad artisti se non al cantante o al fenomeno televisivo di turno. In ogni caso noi siamo ancora qui, a tutelare la nostra necessità artistica. Vedremo.

 

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