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I TALENT “BRAVI”, MACCHINE DELLE ILLUSIONI – MICHELE BRAVI, ULTIMA VITTIMA DEL SISTEMA

di Mariafrancesca Mary Troisi

Questa mattina ho letto un articolo (fonte rockol) in cui Michele Bravi, ex vincitore di Xfactor nel 2013, spiegava crudamente e chiaramente perché dopo il successo iniziale era sparito dalle scene.

Bravi, che era stato sotto l’ala protettiva di Tiziano Ferro – produttore del primo album “A passi piccoli“, uscito nel 2014, insieme a Michele Canova – dopo un debutto convincente, e canzoni scritte per lui – ad esempio – da Giorgia e lo stesso Tiziano, era sparito misteriosamente nel nulla.

Personalmente mi sono chiesta che fine avesse fatto, più volte.

E ora ce lo spiega il cantante stesso, attraverso un video pubblicato sul suo canale YouTube ufficiale, aperto all’inizio del 2015, raccontando così il suo periodo di crisi personale e artistica.

Ho vinto uno dei talent più grossi, in Italia. All’inizio è stato tutto bellissimo: entrare in uno studio di registrazione e incontrare Giorgia, Tiziano Ferro, Mika, James Blunt, è stata una catapulta bellissima in un sogno incredibile. Poi ho fatto le mie cazzate. Ho sbagliato, perché mi sono affidato a delle persone che hanno preso le loro belle taniche di benzina e l’hanno sparsa in giro per la mia vita e poi hanno dato fuoco a tutto. Non voglio incolpare nessuno, è la prima volta che ne parlo in maniera diretta: quelle persone erano lì semplicemente a fare il loro lavoro. Probabilmente la colpa è mia, che le ho fatte entrare nella mia vita. Sono stato molto male. Un giorno andai a parlare con queste persone, io seduto da una parte della scrivania e loro dall’altra parte: c’è stato un momento in cui mi sono messo a piangere. Loro mi hanno guardato e mi hanno detto: ‘Michele, non piangere. Accetta che sei morto, che sei finito’. Vi assicuro che sentirsi dire che sei morto, a vent’anni, fa male. E fa male nel momento in cui sei così puro e impreparato anche a difenderti. E io ci ho creduto, ho creduto di essere davvero morto. Ho sentito di aver sbagliato tutto. Mi sono trasferito a Milano, sono andato in analisi. Mi sono detto: ‘Ma se è vero che ho perso tutto, è anche vero che non ho nulla da perdere. Devi rimetterti in gioco’. L’ho fatto spogliandomi completamente, raccontandomi in tutto e ho creato questo canale YouTube nel momento in cui non c’era più niente“.

Parole che per quanto possano essere dure, non mi meravigliano affatto.

Non so se ricordate il precedente articolo scritto sui talent, a quattro mani con Mela Giannini.

Lì spiegavamo chiaramente e ampiamente il nostro pensiero, seguendo la scia dell’intervento di Red Ronnie su Rai1, proprio riguardo le “vittime dei talent”.

Vittime, sì. In quali altri termini le vogliamo chiamare?

Come si fa a dire a un ragazzo di 20 anni che è finito? Spiegatemelo. E non è certo il primo caso. Scanu ha avuto la stessa sorte. I due – Scanu e Bravi – che piacciano o meno, hanno avuto le palle di dirlo, provando a risollevarsi da soli. Bravi – ad esempio – ha lanciato a ottobre l’EP “I hate music“, provando a risalire la china.

Perché parlo di vittime dei talent? E’presto detto. I talent sono delle macchine di illusioni, dove le uniche vittime sono i potenziali talenti che partecipano. Spesso non hanno alcuna gavetta alle spalle, e sono fagocitati dalla possibilità di trovarsi sull’onda del successo dall’oggi al domani, non avendo – chiaramente – nemmeno le spalle forti per affrontare i successi e gli insuccessi.

Ma anche se avessero esperienza sulle spalle, non possono gestire quello che segue, se vengono abbandonati a se stessi, presi e buttati nel calderone, e chi s’è visto s’è visto. Spremuti ben bene fino all’ultima goccia, e poi messi da parte, perché non funzionano più.

Perché chi “crea” l’artista, rendendolo popolare, è lo stesso che ha interesse a creare nuovi “idoli”, facendo finire quelli nati prima nel dimenticatoio.

E chi saranno mai quelli che creano l’artista? Un suggerimento? Talent/tv + case discografiche (quelle coinvolte chiaramente) + radio, che detengono – magari – anche le edizioni musicali.

E’arrivatoooo l’arrotino, con i pezzi di ricambio.

Quando inizia la nuova stagione televisiva dei vari talent, quelli che non hanno funzionato più di tanto sono già scomparsi o stanno scomparendo, riciclati dai nuovi venuti. Senza troppi complimenti e senza giri di parole, un ragazzo giovanissimo si sente dire che è finito. FINITO?

I talent poi – che non sono altro che programmi televisivi, duri a morire, ahimè – ricordiamoci che ricercano principalmente il personaggio.

La voce, la qualità delle canzoni, l’esperienza … non è che passa in secondo piano. Quasi scompare.

Certo, ci sono le dovute eccezioni; ci sono quelli che funzionano nel tempo. Marco Mengoni, che sta spopolando anche in Spagna, Alessandra Amoroso, o la giovanissima Francesca Michielin, che sul palco di Sanremo ci ha dimostrato che il talento ce l’ha. Altro che chiacchiere (e altri rari esempi che non sto qui ad elencare).

Ma tutti gli altri? Che fine hanno fatto? Quella di Bravi. Quanti ne hanno sfornato di probabili talenti in questi anni i vari talent disseminati per il palinsesto? Tanti. Troppi.

I talent che conservano – tra l’altro – i diritti sull’immagine dell’artista che ha partecipato, facendone l’uso che vogliono. I talent che come un moderno “mangiafuoco” mangiano a sbafo sulle possibilità e i sogni dei ragazzi che vi mettono piede.

E che poi non sapendo dove sbattere la testa, cominciano a fare il giro di tutti i talent del mondo, vedendosi – spesso – giudicati da incompetenti.

Ragazzi svegliamoci. E chiediamoci che cosa vogliamo fare. I personaggi o gli aspiranti artisti?

Perché per la prima soluzione, la strada la conoscete. Andate pure, fate i casting e fatevi fottere (scusate ma parlo chiaramente).

Se volete provare a farvi le ossa seriamente e dimostrare che volete qualcosa, non provate a fare la lotteria. Uno vince e un milione resta con il sedere per terra.

Perché per loro, se non funzionate, siete morti già a vent’anni.

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