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RED RONNIE SU RAI1: “I TALENT UCCIDONO LA MUSICA”- RIFLESSIONE SULLA MUSICA IN ITALIA

Red Ronnie, ospite su Rai 1, parla dei talent, indicando quest'ultimi come principale causa della morte della musica in Italia. L'intervento di Red, se ancora ce ne fosse bisogno, apre diverse riflessioni sull'attuale situazione della musica in italia, riflessioni che noi abbiamo cercato di sviscerare in questo articolo.

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di Mariafrancesca Mary Troisi e Mela Giannini

Sabato 10 ottobre, su Rai Uno, Red Ronnie è stato ospite del programma mattutino della rete ammiraglia, “Uno Mattina in Famiglia“.
Il suo intervento prevedeva il commentare l’addio di Alessio Bernabei ai Dear Jack. Il critico musicale ne ha invece approfittato per chiarire il suo pensiero sui talent, tra la “sorpresa” dei presenti.

Quando la conduttrice Ingrid Muccitelli gli ha chiesto, infatti, cosa ne pensasse del distacco di Bernabei dal gruppo, Red Ronnie ha risposto così:
Se non sbaglio anche gli Aram Quartet vinsero un talent, e immediatamente Davide Maggio se ne andò.
Il problema sono i talent. I talent distruggono la musica. I talent creano il karaoke, creano dei prodotti televisivi, ma distruggono la musica. Io sono rimasto sorpreso che anche Mogol mi abbia detto che oggi lui e Battisti non sarebbero usciti. Oggi gli sconosciuti Gino Paoli, Vasco Rossi, Jovanotti, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, non hanno spazio. Quindi noi stiamo facendo cambiare mestiere a possibili talenti incredibili del futuro, perché si è creata una bolla …

Tornando ai Dear Jack continua: ”Si formano nel 2012, e nel 2013 si trovano su palchi incredibili, luci strepitose, con ragazzine che urlano, fanno un disco che vende, e va bene per l’industria…
Qualsiasi cosa mettono dentro fanno 50-60mila copie, perché vengono da una grande popolarità. Ma poi? Quando si spengono le luci, immediatamente si crea un nuovo prodotto, che sono i The Kolors”.

Avanti un altro”, suggerisce Timperi, più per sviare il discorso (a noi è sembrato) che altro, e chiede ancora al critico, se secondo lui i Dear Jack riusciranno a ritrovare il successo.
Red risponde al conduttore dicendo che non si può parlare di fine di qualcosa di giovane  e che è appena nato, e interpretando il pensiero del giornalista si può dire che sono le case discografiche a “bruciare” i ragazzi, decidendone la sorte dopo averli usati, e ha portato ad esempio Valerio Scanu, a cui, a soli 20 anni, le case discografiche lo hanno ritenuto passato, finito, visti i nuovi “arrivi”  dai talent. Ed invece Scanu e il suo talento, non sono affatto finiti, come ha potuto constatare lo stesso Red, quando lo ha ospitato più di una volta a Roxy Bar.

Chi non condivide il pensiero del giornalista/conduttore, si appiglia stupidamente ad alcune sue imprecisioni, come il nome del cantante degli Aram Quartet, gruppo che ha vinto la prima edizione di XFactor, che non era Davide, bensì Antonio Maggio, precisando che i Dear Jack non hanno vinto Amici lo scorso anno (il talent è stato vinto, infatti, da Deborah Iurato), che le epoche sono cambiate, e bisogna stare al passo coi tempi, accettando il fatto che oggi i talent sono gli unici contesti a dare una reale possibilità a un emergente di farsi conoscere.

Gli unici? O i più “comodi”?

Red Ronnie ha ribadito, ancora una volta, tra le righe, e nemmeno tanto velatamente (non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!), che chi “crea” l’artista e lo fa conoscere al gran pubblico, è lo stesso che ha interesse a creare nuovi “idoli”, mandando così quelli “nati” prima, in una sorta di dimenticatoio.

Questo perché l’artista che esce da un talent diventa un prodotto più che altro televisivo, (tra le altre, per due anni, dopo l’uscita dal talent, “costretti” in un contratto che li lega alle PRODUZIONI TELEVISIVE DEI TALENT, che ne possono sfruttare l’immagine come e quando vogliono), e come su detto, creato e bruciato alla velocità della luce, spremuto ben bene, fino alla fine, fino al “ricambio” inevitabile.

E’ più facile ovviamente mettere sotto contratto un artista che esce da un talent, vista la sua grande popolarità, e quindi conseguente (quasi) sicuro riscontro di vendite, che un emergente che non ha goduto della popolarità della tv e che quindi non conosce nessuno.
Nella migliore delle ipotesi, per un emergente chi non ha fatto un talent, uno dei posti per farsi ascoltare resta proprio la stazione metro o quella dei treni, come ha affermato in una battuta infelice Timperi, sulla provocazione di Red Ronnie, che gli chiedeva dove il musicista che gli aveva lasciato il Cd potesse “avere voce”.

Attenzione però!
Red Ronnie non sostiene assolutamente che nel talent non si scovino veri talenti, anzi.
A dimostrazione di questo, sulla sua Tv web, Roxy Bar TV, ospita anche artisti che il talent l’hanno fatto eccome (vedi Scanu, come sopra detto).

Le radio cavalcano “ovviamente” l’onda “anomala” in cui è precipitata la musica italiana, e lo stesso Red Ronnie, imboccato sull’argomento da Timperi, specifica:
Ci sono le radio che hanno le edizioni musicali, è un mondo che si accoppia e vive di sé … abbiamo gli autori che sono gli stessi che passano da uno all’altro …” .
E il riferimento alla stessa etichetta dei Dear Jack era ovvio, la “Baraonda“, appartenente al padron di RTL 102.5, Suraci, stressa etichetta che fa parte, a sua volta, del potente “gruppo/editoria discografica” costituito sostanzialmente da network, la ULTRASUONI, di cui fanno parte, oltre alla Baraonda di Suraci (RTL 102.5), anche Mario Volanti, presidente di Radio Italia, e da Eduardo Montefusco, presidente di RDS, e il tutto amministrato dal solo Suraci.

Quindi, le radio che si ritrovano ANCHE a “produrre” gli artisti, a creare per loro un repertorio in quanto editori, per cui hanno ovviamente interesse a dare risalto ai LORO artista di scuderia.

Per rivedere l’intervento di Red Ronnie—>QUI
Video

C’è da aggiungere altro?
Si, noi vorremmo aggiungere molto altro, come ad esempio le sinergie mediatiche che si creano con le televisioni e l’editoria, con il mondo del giornalismo del settore (ambiente in cui purtroppo vige anche il clientelismo), con organizzatori di eventi e tour, con agenti e produttori ecc ecc…insomma sembrerebbe una sorta “MONOPOLIO”, figlio di un consociativismo nella cui “pancia” si muovono diversi interessi, fatti di complicati giri di cessione di edizioni, di diritti (compresi quelli di IMMAGINE, che, come detto, vengono ceduti per due anni, dopo l’uscita dal talent, alle produzioni televisive dei talent, che ne fanno l’uso che vogliono), di pacchetti musica-pubblicità (basti pensare alle sinergie radio-televisive), del business dei Tour, delle ospitate televisive o ad eventi importanti (sembrerebbe che basti avere, o ESSERE SCELTI, da agenzie e agenti che sembra abbiano le mani in pasta in ogni dove, e che soprattutto abbiano agganci, e non solo quelli, con i piani alti delle dirigenze televisive e radiofoniche…un esempio su tutti potrebbe essere l’agenzia la “Arcobaleno Tre” di Lucio Presta).

Tra le altre, questa situazione genera un grande appiattimento artistico (e parliamo soprattutto dei “repertori” dei ragazzi usciti dai talent), perchè, per essere in auge e vendere, non si fa altro che seguire la scia del momento.

E questo vale anche per buona parte di quegli artisti che, pur usciti da anni dai talent, pur essendo ancora popolari e avendo consolidato il proprio pubblico, propongono comunque cose simili agli “altri”, o meglio, le case discografiche fanno proporre loro cose molto simili tra loro, preconfezionate, magari realizzate con lo stesso produttore, stessi autori, stesso staff artistico, stessi studi di registrazione ecc ecc, per la maggior parte di essi. E così facendo non si permette una vera crescita artistica dei giovani, soprattutto di quelli che hanno davvero tanto talento e che hanno un potenziale simile ad una Ferrari, e che sembrano però ingabbiati  in un telaio di una utilitaria.

Ma in tutto questo, gli artisti che vivono lontano da tv e conseguente popolarità, che fine fanno?
Si devono accontentare della stazione dei treni? (Va detto che chi si esibisce alla stazione può riservare delle interessanti sorprese).

Proprio l’altro giorno Red Ronnie ha lanciato un appello alle radio NON nazionali, invitandole a non copiare le emittenti più potenti, come quelle su citate, di proporre playlist “diverse” e alternative, permettendo in qualche modo alla musica emergente di trovare il suo sacrosanto spazio.

Agli ascoltatori/fruitori andrebbe lanciato lo stesso appello.
Cercate gli emergenti, anche sul web, non vi fermate alla musica che passa in radio, non lasciatevi “anestetizzare” da prodotti che “altri” impongono a mò di lavaggio di cervello.

In radio certo, non tutta la musica è da buttare, c’è anche della buona musica, non vogliamo essere “catastrofici” a tutti i costi e demonizzare nessuno, soprattutto i giovani artisti, i ragazzi (loro non hanno colpe, loro, per certi versi sono anche vittime del “sistema”), ma non avete idea di tutta quella musica nascosta, che è altrettanto (a volte anche più) bella.

Cercatela su youtube, andatela ad ascoltare nel locali (a volte capita che si venga “addirittura” pagati dopo l’esibizione), lasciatevi sorprendere da un mondo vivo, ricco, che continua a crescere, nonostante si cerchi di tarpargli le ali, continuamente.

Non permettiamo alla musica emergente di morire,
perché la musica è arte, e va difesa, in ogni modo possibile, visto che non lo fanno i nostri legislatori, non sovvenzionando la musica (leggera) così come fanno per il cinema, non facendo leggi che introducano nelle radio nazionali quote obbligatorie di passaggi radiofonici per la musica italiana, e soprattutto per quella emergente e “indipendente”, non introducendo anche quote obbligatorie, per artisti  emergenti e “indipendenti”, per la visibilità nella televisione di stato, non mettendo a disposizione fondi di sostegno per aiutati i piccoli locali e teatri che potrebbero permettere ad artisti emergenti di avere posti in cui suonare live.

Tutto questo altrove esiste, e non parliamo dell’Inghilterra, che è un altro mondo con una cultura musicale molto diversa dalla nostra e molto più avanti di noi, pur avendo anche loro i talent. Parliamo di paesi Europei che da anni hanno messo in atto politiche come quelle su indicate, soprattutto la Francia: risultato è che dopo alcuni anni di “investimenti” sui giovani artisti, la Francia , dopo l’America e la Gran Bretagna, è il paese che più vende musica al mondo, pur in un momento di crisi discografica come quella che stiamo vivendo.

Solo se si fa fronte comune, prendendo coscienza di quello che succede nel nostro paese, forse si possono cominciare a cambiare le cose. Diversamente ci solo i viaggi all’estero per poter tentare di vivere di musica, o la morte della musica in Italia.

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