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Claudio Lolli, il Maestro del socialismo

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Ah, finisse la stoltezza del potere e degli infami: la loro impudenza che continua ad esplodere nelle orecchie degli idealisti. Finissero le bombe dei sussulti, senza coperchio, disseminate per non farci godere la libertà.

Ma anche sì, ci avete resi crudi e selvaggi; non serve avvisarci ancora, lo sappiamo che la vita è un tavolo da gioco, una vecchia miseria che abbiamo sulla pelle; per abituale perdita una battaglia, senza guerrieri di ritorno. Ma sapete dircelo quale stanchezza peggiore avremmo potuto portare?

Non avremmo avuto neanche i sogni se fossimo andati dietro alle vostre squadracce del disonore: quelle che tutt’oggi ci umiliano, ci conducono a mendicare.

Quanta disonestà e bassezza morale nel cuore degli umani: dovrebbero saltare le mani a chi scrive uno per uno i nostri nomi per il degrado; a chi vuole impoverire la nostra casa, renderla debole e incapace di felicità.

Ci vogliono meschini e sconfitti, se non morti nel sonno; vogliono creare con le loro leggi le gabbie del popolo. E ci riescono con le stilografiche, con i carri armati, con le stragi; con i focolai appiccicati per rianimare lo sdegno civile: emozionale cieco, che non sa distinguere le vittime dai sicari.

Ma è giusto si sappia, siamo tutti messi fuori dalla porta, con pericolosa dovizia inviati in una guerra civile in cui uno sarà l’assassino e l’altro il morto: ci trasciniamo al fondo come non avessimo altro cammino da seguire: accaniti come fosse nello strazio la vita.

Claudio Lolli, di tutti questi sputi che sopportiamo in faccia, ne ha fatto rivolta.

Uomo bruciante di onestà, non ha mai compromesso il suo ideale: ha compreso in anticipo che una generazione può bastare per modificare il destino. E non ha accomodato, da buon Poeta, la realtà, ma ne ha triturato la carcassa.

È stato utile sul serio: il suo canto, che si allarga sulle migliaia di bandiere che ancora ci costringono a portare.

Lui ha raccontato per amici e amori le scempiaggini sentimentali, per odori e suoni gli zingari nella gioia; ha raccontato la solitudine che abbiamo nell’animo e non ci lascia un solo minuto e ci insegue come fosse un cane ululante. Lui ha messo il piede sulla testa della borghesia, e ci ha indicato quanto fosse piccola. Ha chiesto del sangue nuovo alla società detta civile, immobilizzata nell’azione. Perché lui la voleva la rivoluzione. E ha tagliato strappato la pace, in ognuno di noi. E non ha mai deposto la falce del malcontento, in tutto e dappertutto ha lasciato, senza mai smettere di protestare, le regole sane delle antologie sociali.

Claudio Lolli, ha davvero insegnato il socialismo e, lui ateo, lo ha voluto spingere fino a Dio, come volesse fargli capire che ormai, purtroppo, era in ritardo per la salvezza dell’umanità.

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