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ALL YOU NEED IS LOVE – IL MURO DI LENNON

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di Paola Pellai

Immagina…tutta la gente che vive in pace. Niente per cui uccidere e morire. E nessuna religione. Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile da fare”.

John Lennon scrisse il progetto di pace universale nel 1971, ben 45 anni fa. Oggi quella canzone è vita autentica nelle nostre giornate che muoiono nella vigliaccheria, nell’indifferenza, nella superficialità. Nell’arrogarsi il diritto di negare o togliere diritti a chi non la pensa come noi. Le canzoni sono più sagge di tanti politicanti chiacchieroni. Sono più rivoluzionarie di tanti anarchici allo sbaraglio e sono più misericordiose di tanti ecclesiastici infernali. Le canzoni parlano e fanno paura. Svegliano le coscienze. E non hanno età. Perché la libertà e la pace non sono un premio a tempo ma una conquista giornaliera.

C’è un muro che racconta tutto questo. E’ emozione che parla se la sai ascoltare. E’ a Praga, nascosto a ridosso del Ponte Carlo. In origine era un semplice muro della città. Bianco, intonso, arido come tanti altri. Come quasi tutti gli altri. Poi, alla morte di John Lennon, a partire dagli inizi degli anni ’80, quel muro s’infiamma, si colora, prende il coraggio di contrastare il regime comunista allora al potere.

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Un muro, un semplice muro che usa le parole di John Lennon e frasi delle canzoni dei Beatles per farsi portavoce di un’altra storia. Di pace e amore. Di democrazia e fratellanza. I giovani su quel muro disegnano e spiegano la loro voglia di futuro. Dove non c’è una dittatura di pensiero ma un’idea democratica di condivisione. John Lennon un mondo migliore non solo lo aveva immaginato ma lo aveva promosso in prima persona.

Quel muro da subito diventò un passaparola e una meta per i giovani di tutto il mondo che qui facevano tappa per cantare, scrivere, sognare. Quel muro diventò un manifesto del buon vivere e come tale iniziò a dare fastidio, al punto che nel 1988 Gustav Husak, presidente della Repubblica Socialista Cecoslovacca (dal 1975 al 1989) e leader del Partito Comunista (dal 1969 al 1987), definì “lennoniani” i seguaci del movimento pacifista ceco ritenendoli violenti, alcolisti, psicopatici e paladini del capitalismo. Quel muro venne imbiancato più volte, ma inutilmente. Esso veniva prontamente ricoperto da nuove scritte e John Lennon sempre pronto a ricordarci peace and love, gli unici strumenti capaci di “ammazzare” ogni guerra. E’ successo anche nel novembre 2014. Una notte per imbiancarlo, un giorno per farlo rivivere con le parole e i colori della vita.

Oggi quel muro è più attuale che mai. Ci sono passata davanti qualche giorno fa. E’ un esperanto di graffiti e scritte. Una bandiera senza bandiere perché è il mondo che ci parla dentro. Con semplici spray e senza comizi.  E se siete fortunati, come lo sono stata io, ci trovate un giovane con la chitarra a cantare Lennon e i Beatles. Ed è spontaneo unirsi a lui. Orientali e occidentali. Giovani e meno giovani. Intonati e stonati. Magicamente insieme. Perché alla fine, davvero, all you need is love.

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Paola Pellai
Classe 1961, una laurea in Lettere Moderne e quasi 30 anni in varie redazioni ad imparare il mestiere più bello del mondo. Tanto Sport, una dose velenosa di Politica, gli Spettacoli come premio e un po' di tutto perché “curiosare” tra le pieghe (e le piaghe) del vivere quotidiano t'insegna a diventare una persona migliore. Caporedattore costretta a un pit stop forzato dalla crisi del mercato, non smetto di fare quello che facevo prima. Scrivere ed organizzare lavoro. Cosa mi manca rispetto a prima? Lo stipendio. Cosa ho in più? La libertà del tempo. Che solo svuotandosi si riempie di significato

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