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domenica, Novembre 28, 2021

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Del non morire

di Michele Monina

Sono in auto coi miei figli. Li sto portando a scuola e asilo, come tutte le mattine.

E come tutte le mattine ascoltiamo musica. Niente Gatti puzzoloni o Tagliatelle di nonna Pina. Sono convinto che la musica sia un medium infallibile, e che possa essere colta sin dai primi anni di vita.

Stiamo ascoltando Blackstar. Succede dalla fine dell’anno scorso, quando, per il mestiere che faccio, ho avuto modo di ascoltarlo. Per la precisione stiamo ascoltando, in loop, Lazarus.

Mio figlio Tommaso, dieci anni, dice: “Questa canzone mette un po’ paura“. “Perché?“, chiedo. “Perché mette malinconia“. Ha ragione, Tommaso. Questa canzone mette malinconia, e la malinconia, a un bambino di dieci anni può anche fare paura. “Parla della morte” gli dico. “Credo” aggiungo.

Nella tasca del giubbotto vibra il cellulare. È un messaggio sulla chat di Facebook. Me lo manda una persona che non conosco di persona, ma con la quale sono in contatto lì, sul social. “È morto David Bowie” dice. E basta.

Siamo arrivati davanti a scuola. Lazarus è allo special. Nel video, bellissimo, Bowie balla, invecchiato. Guardo al volo nella home di Facebook, e la prima cosa che mi compare è un link dell’articolo della BBC che annuncia la morte di Bowie.

Gli occhi mi si velano di lacrime. Scendo, asciugandoli con la mano. La malinconia mi avvolge. Lascio la radio accesa, Lazarus va in loop, anche se noi siamo scesi. “” dico, “è una canzone che parla della morte, e del non morire“.

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