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Dietro le quinte: La storia di George Martin

Voto Autore

di Alberto Salerno

Dopo aver pubblicato un post su FB, notando l’interesse ha suscitato, mi pregio di scrivere qualcosa in più riguardo a un grande musicista come George Martin.

Dopo aver studiato alla Guildhall School of Music and Drama, lavorò al dipartimento di musica classica della BBC per poi essere assunto con A&R alla Parlophone, etichetta del colosso EMI, che a quell’epoca si occupava prevalentemente di pubblicare dischi “umoristici” e colonne sonore di film leggeri.

L’incontro con i Beatles avvenne nel 1962, dopo che erano stati ignorati dalla Decca. L’incontro, visti poi i risultati, fu miracoloso. I Beatles non sapevano leggere la musica, ma George Martin intuì il loro talento, aiutandoli a raffinare e migliorare, durante le lunghe sedute in studio di registrazione, la loro tecnica.

Tanto per capirci, nel primo album non utilizzò neppure Ringo Starr alla batteria, non ritenendolo all’altezza. Poi, invece, Ringo suonò in tutti i dischi successivi: il rischio di perdere il posto doveva averlo spronato a dare il massimo e a rispettare la disciplina e il rigore di George Martin.

La sua formazione classica fu decisiva in tutte le registrazioni in cui i Beatles avevano bisogno di una grande orchestra, come nel caso dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e canzoni come “Eleanor Rigby” e “Yesterday”.

Dopo i Beatles George Martin continuò il suo lavoro di arrangiatore, collaborando con gli America e gli Ultravox.

La Grand Bretagna gli ha riconosciuto due importanti onorificenze: Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico e quello di Knight Bachelor (Nel post avevo erroneamente scritto il titolo di Lord).

Un aneddoto divertente riguarda proprio chi, alla Decca, si rifiutò di prendere i Beatles: Dick Rowe – questo era il nome del dirigente – ricevette di seguito, sulla scrivania del suo ufficio, ogni nuovo disco dei Beatles appena pubblicato. Rowe, comunque, si rifece ampiamente mettendo sotto contratto i Rolling Stones. Viceversa lo avrebbero di sicuro licenziato, quando l’anno successivo, il 1963, i Beatles divennero numeri uno in tutte le classifiche del mondo con il 45 giri con “Please Please me”.


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