Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Babbo Natale un cazz*

Babbo Natale un cazz*

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di Michele Monina

Amici, conoscenti, parenti, idolatri, genti tutte. Credo che iniziare uno scritto dicendo che sta per arrivare Natale non promette niente di buono.

E in effetti intenzione di chi scrive, per mimesi con l’oggetto del suo scritto, è proprio non promettere niente di buono, e, essendo uomo di parola, mantenere le promesse.

Il brano il cui video trovate qui in anteprima nazionale non è buono. Anzi, è cattivo. Verrebbe da dire cattivo a fin di bene, ma tutto questo, nella settimana di Natale sarebbe fraintendibile, volendo anche fuoriluogo.
Babbo Natale è una istant song di Jena, ex leader della punk band Blak Vomit. Una istant song nata dalla pancia e alla pancia diretta, possibilmente facendo un salto dalle parti della testa.

Quando mi è stata proposta in anteprima la canzone, lo confesso, ho aperto il file sovrappensiero, preso da tutto quello che questi giorni portano giocoforza con loro, specie se, come nel mio caso, in casa ci sono quattro bambini. Letto Babbo Natale nel titolo, nonostante il titolo fosse accompagnato dal nome di Jena, brutto ceffo del nostro punk ben conosciuto, mi aspettavo, vai a capire perché qualcosa di natalizio. Natalizio in senso stretto. Non dico Michael Bolton che reinterpreta Bianco Natal, ma una cosa del genere. Da noi usa poco, per fortuna, ma nei paesi anglosassoni il disco di Natale è un classico con cui, prima o poi, tutti fanno i conti, da Frank Sinatra a Kylie Minogue.

Jena, però, è Jena, il nome dice molto, forse proprio tutto. Per cui la sua istant song è tanto fastidiosa nel suo incedere, da avermi indotto a fermarmi per qualche minuto, fermarmi per ascoltarla. Voi capite, sì, cosa significhi fermarsi per qualche minuto questa settimana? Quando ci sono i regali da finire, le recite scolastiche da andare a vedere, le cene aziendali, le valige da fare, i lavori di fine anno da chiudere, le code in strada, i parcheggi introvabili, le cene da saltare, se no poi la pancia non si ferma. Insomma, il delirio. E Babbo Natale di Jena è il delirio. Lo è in maniera stonata, come di chi canta fuori dal coro. O meglio, canta col coro, ma canta una melodia per i fatti suoi, volutamente cacofonica.

Una canzone che dice cose importanti, e dicendole la canzone lungi da me anticiparvele qui, e lo dice con una musica disturbante, punk nelle intenzioni e nel risultato. Un punk natalizio, quindi, che potrebbe essere recitata a voce in uno dei tanti talk show politici, per azzittire chi ci guida e comanda. Jena è un artista di razza, ma la sua è una razza bastarda, di quelle che non diventano mai alla moda.

Fermatevi un attimo a ascoltarla, fatevi disturbare, provate fastidio, magari mandatelo anche a fancul* per avervi rovinato l’atmosfera natalizia. Sicuramente lui, Jena, sarà contento, perché questo voleva, prendere a calci le ipocrisie.

Ah, buon Natale a tutti. Vi amo di amore incondizionato e vi mando baci carichi di amore.

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