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mercoledì, Settembre 22, 2021
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Paolo Talanca, ovvero il buon raccontatore di Ivan Graziani

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di Michele Caccamo

…e si esce sulla strada, in una via sassosa: ed è freddo, senza pace; ed è tanto musicale il malessere. E si contano le battaglie, e i popoli ribelli fatti scattare con una sola distorsione di nota.

Non sarà stato certo facile in questa onda dissidente scorgere lo spirito, l’ubriacante estasi dell’ispirazione.
Sarebbe stato più semplice, per Paolo Talanca, cogliere l’aspetto biografico: nato vissuto morto.
Perché solitamente questa è la misurazione comune, il racconto solitario, lo sguardo muto di ogni libro: nato, vissuto, morto.

Quanta paura fa al narratore l’intima voragine, l’oceano ricco dell’anima. Quanta paura fanno le sette teste con le trombe che squillano, i picchiatori nascosti nel cuore.

Ci sarà voluta davvero della forza per comprendere quelle enormi grida, quelle pennellate date con potenza alla leggerezza della canzone italiana. Ma era indispensabile un’analisi profonda nella grandezza di Ivan Graziani che spazzasse il velo dell’oblio, per indicare ai fumosi improvvisati, e inutili canterini occasionali, un mondo d’avanguardia, un lampo rock anche per l’Italia.

Talanca, con questo suo libro, ci porta indietro le corde e le dita di Ivan Graziani, ma anche le sue parole sovversive, scandalose. Le stragi che lui sapeva fare di ogni comune moralità.
Non dunque nato vissuto morto, ma una frustata negli occhi di coniglio di una generazione che non ha saputo ricordare, il primo Cantautore Rock, oltre la celebrità del suo tempo.

Talanca mette, tra le pagine, piume comode e racconta come davvero si fosse in un sogno, in una credenza antica; come Ivan Graziani fosse un liberatore mai venuto, fosse una speranza di ognuno, una meraviglia poco terrestre e davvero lontana dal grigiore della musica, in quegli anni, contemporanea.

Lo racconta Talanca, di quanti spintoni Ivan Graziani sia riuscito a dare alla logica della canzone corretta, e anche a quella politica. E ce lo dice, che Graziani scavava come un ruspa, con tutta l’energia la passione, per denunciare i crimini sociali, le serrature alla coscienza libera.

Questo, di Talanca, non è un libro sulla vita di Graziani, né sulla sua nascita né sulla sua morte, ma un decreto che ha nella parola, nella musica nella verità, la gioia unica. È un’acqua piena di quell’elemento vitale e irrinunciabile che è la giustizia storica. Seppur minore, seppur musicale. Un libro che è un esperimento coraggioso.

Talanca ci ha voluto ricordare che, con uno scatto e poi un rientro e poi un’estensione in falsetto, Ivan Graziani ha riscritto le tristi regole del canto e della composizione.

Ivan Graziani non c’è più perché la vita lo ha messo troppo presto in una barca nera, ed è stato un lutto per la canzone d’autore italiana: la fine; ma ci fosse, e ce lo ricorda Talanca, si sarebbe divertito a rimischiare ancora le carte, a farci vedere, con rinnovate sonorità, i lati crudeli struggenti dissacranti ammorbati del nostro progresso.


Paolo Talanca: Ivan Graziani – Il primo Cantautore Rock
Crac edizioni

 

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