Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Musiche per un mondo steampunk

Musiche per un mondo steampunk

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di Michele Monina

Ci sono storie che meriterebbero di essere raccontate con tante parole. Come questa. Anche se spazio per tante parole, qui, non ce n’è.

E allora ci sono storie che possono venir evocate, lasciando poi spazio alla musica, perché la musica può dire molte più cose di quante non possa fare un articolo, un post o come diavolo volete chiamare questo scritto.

Il mio incontro con la musica dei Cirque des Rêves è avvenuto questa estate, su Facebook. Funziona spesso così, ultimamente. Ricevo un messaggio da parte di Lisa Starnini, che ne è voce, autrice e leader. Mi chiede se mi interesserebbe ascoltare il suo progetto musicale. E mi scrive alcune appassionate righe di presentazione. Mi parla di collaborazioni importanti, come quella col polistrumentista Maarti Allcock. Mi dice di come la discografia abbia chiuso loro le porte in faccia, troppo difficili da incasellare da qualche parte. Mi dice di come all’origine di questa inincasellabilità ci sia un eccesso di originalità. Parole che magari potrebbero suonare sfrontate, arroganti, ma che mi incuriosiscono e a cui, in effetti, non posso che credere una volta ascoltati i brani.

La musica, non scopro nulla, è un medium molto efficace. Le canzoni non mentono. Lo so, per questo, seppur con la fatica di chi si ritrova mediamente un centinaio di demo e album autoprodotti in casella di posta a settimana, ascolto il lavoro del Cirque, ed è una epifania. Musica d’altri tempi, o meglio, musica che potrebbe essere d’altri tempi se Lisa e Gianni Ilardo, che dei Cirque sono l’anima e la mente, avessero vissuto in altri tempi, o se gli altri tempi potessero essersi incrociati coi nostri.

Pensate al prog, pensate al rock, pensate al pop, insomma, pensate a bella musica d’autore, colta e popolare al tempo stesso, circense, come lascia intendere il nome del gruppo, e mirabilante, come lascia intendere il nome di questo primo lavoro. Un lavoro autoprodotto, perché una volta che le porte non vengono aperte, forse, conviene aprirsi un varco da soli.

Così Lisa e Gianni, insieme ai loro fidi soci, quattro altri musicisti, si fanno produrre da Maartin Allcock, uno che, per fare tre nomi, ha lavorato e suonato con Jethro Tull, Fairport Convention e l’ultimo Cat Stevens, non esattamente l’ultimo che passa. Si prendono i tempi e i modi che meglio credono, chiamano altri illustri ospiti, sempre del giro internazionale, da Paul Saunders a Sarah Smith, passando per Phil Cunningham.

Così dopo un primo EP è la volta di Mirabilia, un concept album in cui i nostri usano italiano e francese, e in cui, metaforicamente, raccontano la storia del circo, arrivato in città nella prima canzone dell’EP e che si trova a lasciare la città nell’ultima dell’album.

Storie d’altri tempi, ripeto. Musica senza tempo. Lisa è una forza della natura, un talento che non a caso al momento si trova a collaborare, stavolta lei come ospite, nel lavoro dello stesso Allcock. Anche Robert Plant, cui Maartin ha fatto ascoltare il lavoro fatto con la band napoletana (in realtà Lisa è toscana, ma Napoli è, per ora, la loro base d’appoggio), ne ha tessuto le lodi.

Se esiste un mondo steampunk, da qualche parte, i Cirque des Rêves sono la band che ha composto la colonna sonora del documentario che lo racconta. Alto e popolare, musica e parole, antico e moderno, andate a sentire il circo, non ve ne pentirete.

Venghino siori venghino, uno spettacolo d’arte varia.

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