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Perché il Grande Fratello si è concluso 15 anni fa

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di Alessandra M. Segneri

Il 14 Settembre del 2000 aveva inizio la rivoluzione del Grande Fratello, preceduta da una campagna pubblicitaria senza precedenti che ci incuriosiva da mesi.

Non c’erano pregiudizi, tutti eravamo curiosi di capire di cosa si trattasse e non si parlava ancora di tv trash. La serietà di quello che nasceva come esperimento sociologico, il garbo e la sincerità dell’operazione erano garantiti dalla conduzione di Daria Bignardi che conduceva il programma in uno studio spartano, con un pubblico poco numeroso composto soprattutto da parenti dei partecipanti, seduti a pochi passi da lei.

Sì, l’impressione era quella di essere in un’aula universitaria. I concorrenti sembravano dei bambini in un deserto magico, autentici nelle debolezze ed emozionanti nella naturale inclinazione alla riservatezza.

Ricordo che Roberta Beta entrò con un enorme sombrero per proteggersi dagli occhi degli operatori mentre faceva pipì (per questioni di sicurezza c’erano telecamere anche in bagno ma le riprese non venivano mandate in onda), si piangeva nei luoghi in cui si pensava di non essere inquadrati, ci si girava di scatto al sibilo di una telecamera, si studiavano monologhi nel buio delle camere da letto per poi recitarli a voce alta di giorno, allo scopo di inviare messaggi d’amore e nostalgia a casa.

Noi spettatori eravamo social anche in mancanza di facebook e twitter. Ricordo che dopo quattro giorni scattò il primo bacio tra Pietro e Cristina e che ci crediate o no, nessuno era preparato a tale evento! Dopo la messa in onda della striscia pomeridiana che conteneva le effusioni dei primi “fidanzati da reality” in Italia, mia sorella tornò a casa dal lavoro e mi annunciò “l’evento”, che le era stato riferito da qualche cliente: il social era la strada, la piazza, tutti ne parlavamo.

Le strategie erano di un’ ingenuità disarmante, li sentivi sussurrare “smettila di litigare con X, altrimenti passa da vittima e al televoto lo fanno restare!” e poi si guardavano con occhi spauriti quando, durante i collegamenti con lo studio, sentivano gli applausi di quello sparuto manipolo di spettatori. Si chiedevano con occhi pieni di speranza “ma secondo voi qualcuno lo guarda questo programma?” e giustamente non valutavano l’enorme impatto che questo nuovo modo di intrattenere stava avendo in Italia.

Per questo il GF avrebbe dovuto chiudere con quella prima, emozionante, irripetibile edizione. L’anno successivo già non c’era più sincerità ma pose studiate, amorazzi senza emozioni volti a far parlare di sé, parole misurate, facce da copertina e macchiette.

Il terzo anno fu evidente che ormai il GF era finito e al suo posto si stava girando una fiction con Barbara D’Urso, in uno studio scintillante di luce e i leggendari filtri anti-età, nulla a che fare con lo spartano stile della prima e unica vera edizione.

Con il Grande Fratello, noi spettatori, abbiamo perso la verginità televisiva e pian piano ci siamo abituati ad assistere ad ogni tipo di volgarità, prima fra tutte: l’artificio dell’uomo della strada che, in realtà, di spontaneo non ha nulla, neanche la stupidità.

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