Home Musica Recensioni Concerti TAKE THAT: IL III NON SEMPRE E’ UN NUMERO PERFETTO. SOLITA ROUTINE!

TAKE THAT: IL III NON SEMPRE E’ UN NUMERO PERFETTO. SOLITA ROUTINE!

Ciò che resta degli attuali Take That al Mediolanum di Assago, in un concerto da Broadway, con soggetto alla Disney, con luci, colori, balletti, costumi, e con la musica relegata a sottofondo dello spettacolo. Il tramonto del pop degli anni '90 passa attraverso dei Take That giunti al dessert!

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di Angela Paonessa

RECENSIONE del concerto dei Take That al Mediolanum Forum di Assago nella serata del 13 ottobre 2015.

I Take That ritornano in Italia per l’unica data, dopo essere stati salutati l’ultima volta nel 2011 a San Siro. Il pubblico è accorso numeroso, ma non abbastanza da riempire per intero il Forum, visto i molti posti a sedere vuoti e abbondante spazio disponibile nel parterre.

Ma, tornando al concerto (o presunto tale) i tre superstiti Howard Donald, Mark Owen e Gary Barlow, hanno regalato uno show ricco di colori, scenografie trasformanti, luci stroboscopiche, laser, pupazzi gonfiabili, teloni ascendenti e discendenti, ballerini, acrobati e per ordine di scaletta, musica.

In effetti sembra quasi si sia trattato più di un musical di Broadway che di un concerto vero e proprio. Molto barocco, esteticamente plausibile nella privazione di grandi contenuti.

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La sensazione è quella di un ultimo lavoro discografico steso per evidenza nella colonna sonora di uno spettacolo teatrale, imbastito apposta per reggere la pressione di un tour partito col piede sbagliato, arruolando la musica nel settore frame e non boss, l’esatto contrario di ciò che sarebbe dovuto accadere.

Ci si ricorderà sicuramente di una sfilza di colori ed esplosioni di coriandoli, ci si ricorderà del pubblico potenzialmente quarantenne in preda alla nostalgia “sonoristica” non rinvenuta. Parla da sola la scenografia con tanto di meduse giganti e cavallucci marini, esplicitamente memorabile come un’anteprima di un film Disney.

E loro? Passati in secondo piano, i tre esponenti orfani di Jason Orange e del più talentuoso Robbie Williams, non hanno rinunciato all’exploit della danza, in coreografie oramai mediocri, nell’espressa volontà di offrire un immagine rinnovata, che non li considera più padroni ma schiavi di una patetica insistenza.

Insomma, molti diranno di aver assistito ad un meraviglioso spettacolo, distante anni luce da un concerto valido, certamente messo in vendita per guadagnarci sù qualche quattrino, sistematico nella pomposità e nella distrazione offerta al pubblico, loro che, a livello di musica, hanno già detto tutto circa un ventennio fa.

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Il non sapersi reinventare nell’originalità espressa inadeguatamente nel campo visivo e acustico, dovrebbe catapultarli nella realtà attuale, lasciando alle spalle gli anni ’90, trascorsi già da un bel pezzo.

I Take That sono giunti al dessert!

Crediti Foto Angela Paonessa in esclusiva per FMDBlog

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