Home Parole e Poesia Do l’anima: ovvero il tratteggio universale di Alberto Fortis

Do l’anima: ovvero il tratteggio universale di Alberto Fortis

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di Michele Caccamo

Inizia la musica e si aprono le colombe, quelle stesse impazienti di toglierci le maschere: per poi prendere, dal petto di ognuno di noi, il cuore.
E senza perdersi in altre immagini ci portano in altro luogo, come è consuetudine nella speranza, quasi a volerci tranquillizzare: “non è quello che state vivendo il tratteggio universale, quella infinita infinità disegnata da Dio”.

Con Alberto ci risiamo, ancora una volta usa parole silenzi e musica non per scrivere canzoni ma Bellezze.

Si va ben oltre la composizione poetica e ben oltre quella musicale: oh sì un disco di gran classe, raro, e ad ascoltarlo non sembra possibile vi potrà essere dell’altro nel futuro di talmente bello.

Sembra davvero impossibile che l’Illuminazione a volte possa toccare all’umano: e ci si chiede anche come sia pensabile che questo capiti a un musicista e non a un filosofo: quest’ultimo preposto per mestiere allo scandaglio dei significati della vita.

E così si mescolano le convinzioni, e così ci si rimette in discussione cantando. E che Dio ci perdoni se spesso dividiamo l’anima che in due vene verticali, separate e parallele, che si concludono in sgradevoli macchie sulla nostra essenza.

Non ha mai smentito la sua spiritualità Alberto, sia che parli di amicizia che di amore che di fratellanza universale: la sua anima è la fiammella autentica che indica il nesso che noi ancora non comprendiamo con l’Illimitato.

Musicalmente è anche questo un lavoro evoluto: e nulla sorprende. Nel caso servissero garanzie, sulla grandezza del Musicista e del Poeta Fortis, andate a riascoltarvi “Tra demonio e santità” giusto per indicare un titolo: quell’opera è quanto di più sorprendente sia stato creato nel secolo. E non solo in campo musicale. È il lembo girato sulle nostre albe, fatto apposta per lasciare intravedere la triste geometria che abbiamo dato alla vita.

Oggi, con “Do l’anima”, ritrovo Alberto in tutta la sua sapienza, lo ritrovo sempre pronto a farmi vedere quale necessario percorso anche io dovrò intraprendere, per sanificare il mio cammino terreno.

Io, oggi, ascolto “Do L’anima” e ci piango, tanta è la gioia, tanta è la rivelazione neanche molto nascosta nei suoi versi. E io lo aspettavo, perché lui mi ricorda, cantando, ogni passaggio che devo alla mia esistenza.

Sì, una buona recensione musicale dovrebbe necessariamente parlare della struttura armonica così come della melodia. Ma Signori qui non si sta trattando di una operazione discografica, Alberto non l’ha mai compresa e neanche io: siamo esseri smaniosi di solidarietà sentimentale. Dunque per questa volta lasciatemi perdere. Sì li ascolto i violini la batteria la voce, ma più ancora intendo la rivoluzione che devo compiere. Lui con questo disco tratta anche della mia vita: la mette in luce a pane e sole, nel monte degli incanti. Io presto dimenticherò la mia pianura andata in rovina.

Ed è per supplica d’amore che, adesso, io gli scrivo:
ho avuto la fortuna di guardarti, Alberto, per come aprivi le braccia verso l’aria, simulando il volo degli uccelli; ho avuto la fortuna di guardarti, per come pregavi con il solo corpo, per come con un sorriso sapevi ignorare la notte. Ho avuto la fortuna di ascoltare nelle tue note il ritmo onesto della Pace, di conoscere l’immenso che custodisci nel cuore. Voglio alzarmi, ancora, anche io come te Alberto. Tienimi la mano. Lo hai fatto per oltre trenta anni. Lo so che non la lascerai, adesso, in questo momento. Perché io ne ho umanamente bisogno.

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