Home Le pillole di A. Salerno Mi ricordo di Diana…

Mi ricordo di Diana…

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di Alberto Salerno
La prima volta che ascoltai “Diana” di Paul Anka, la prima cosa che mi colpì fu la “intro” con quel suono di sax che la rendeva subito orecchiabile e originale.

Mio fratello era arrivato a casa con quel 45 giri targato RCA, e fin dal primo momento cominciammo entrambi e metterla sul giradischi in camera nostra ogni momento, tanto che nostro padre arrivò a minacciarci di spaccare il disco. Così fummo costretti ad abbassare notevolmente il volume e a non ascoltarla troppo frequentemente.

A quel tempo abitavamo in una grande casa in Via De Togni, a Milano naturalmente. Era una di quelle case un po’ gotiche, con i soffitti altissimi, un enorme soggiorno, un corridoio lungo e largo con i pavimenti di marmo colorato. Avevo soltanto nove anni, e “Diana”, con la voce di Paul Anka, mi fece tanta compagnia.

Poi mi domandai perché invece di chiamarla “Diana” non l’aveva chiamata “Daiana”, visto che lui la cantava “storpiando” il titolo. Nessuno si preoccupò di spiegarmi il motivo, e fino a quando il disco non fu completamente consumato, continuai a cantarla, davanti allo specchio dell’armadio, facendo finta di essere Paul Anka, con la erre “moscia” che avevo a quei tempi.

Molti anni dopo scoprii che in inglese si pronunciava proprio così “Daiana” e che Paul Anka l’aveva dedicata alla sua donna di servizio, che si chiamava con quel nome.

Anche noi avevamo una donna di servizio, ma si chiamava Rina, probabile diminutivo di Caterina, e anch’io fantasticai di dedicarle una canzone come Paul, solo che Raina non mi sembrava bello come Daiana. E poi non ne ero innamorato, anche perché quando la facevo arrabbiare mi tirava dietro una scarpa, e se mi sbucciavo un ginocchio giocando ai giardini, finiva sempre per darmi uno scappellotto invece di confortarmi.

Cara Raina… Ti ricorderò sempre, insieme a Daiana.

[youtube id=”ar-zZ21iW9w”]

Fonte Foto Copertina jpc.de

Commento su Faremusic.it

3 COMMENTS

  1. Ma che ne diresti di scrivere un libro? Lo so che è di moda, ma certi ricordi di vita vissuta hanno un valore e devono essere condivisi.

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