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Il palco come la vita

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di Alberto Salerno

Il compito di tutti i genitori dovrebbe essere quello di insegnare ai loro bambini, durante l’infanzia e l’adolescenza, come affrontare l’età in cui saranno adulti.

In che modo? Beh, prima di tutto mandandoli a scuola, quindi insegnando loro l’educazione, il rispetto degli altri, la gerarchia stessa nella famiglia,  poiché è la famiglia la prima vera palestra della vita.

E a proposito di palestre, prendiamo ad esempio un pugile. Quale pugile potrebbe salire su un ring per affrontare il suo primo incontro senza prepararsi per anni, rinforzando la sua muscolatura, imparando a combattere contro uno sparring partner, sotto la guida del suo direttore sportivo? Nessuno, è impossibile. Questo lo capiscono tutti.

Ora immaginiamo cosa sarebbe stato di Fiorello se lui non avesse fatto tanta esperienza come animatore in alcuni club vacanze, dove poi ha anche avuto la fortuna di conoscere Claudio Cecchetto? Come avrebbe potuto Fiorello acquisire tanta sicurezza, potendola poi esibire al momento opportuno, quando sarebbe salito su un palco vero?

Il discorso per il pugile vale quanto quello per Fiorello, e in sintesi significa che senza esperienza non puoi salire su un palco “vero”, perché senza questa importante componente non sarai in grado di “tenere il palco” e di esprimerti al meglio.

Stare su un palco, davanti a della gente vera, che ha pagato per venirti a sentire, non è come stare in televisione, davanti a una telecamera, e in uno studio televisivo. Ecco dove sta il vero inganno dei talent. Ecco il vero problema: voler costruire, o cercare di costruire, futuri cantanti senza dare loro la possibilità di fare la famosa e benedetta “gavetta”.

Mi raccontava il grande Claudio Cecchetto, durante una delle video interviste che mi ha gentilmente concesso, la storia della pianta. Tutti quelli che lui ha scoperto, e che sono passati da Radio Deejay, prima di tutto facevano le piante.

Ci sarebbe da ridere davanti a questa affermazione, eppure lui mi ha spiegato: “Prima di mandarti davanti al microfono, così allo sbaraglio, tu vieni qui tutti i santi giorni, e fai la pianta, devi solo guardare quello che ti succede intorno, ascoltare quello che dicono, e così farai fino a quando io non ti riterrò pronto per il tuo debutto radiofonico”.

Così, tutti quelli che sono stati scoperti da Claudio Cecchetto, hanno fatto le piante, hanno imparato cosa è prima di tutto una radio, ne hanno respirato l’atmosfera e hanno visto quelli più bravi e già pronti lavorare davanti a un microfono. Questa è gavetta.

Allora mi rivolgo a te, giovane ragazzo in cerca di successo: il palco viene prima di tutto. Sul palco ci devi vivere e sputare sangue. E’ sul palco che un artista diventa un vero artista, perché sul palco non c’è finzione, non puoi mentire. Non basta fare quattro, cinque, dieci concorsi, per poter dire “io ho l’esperienza sufficiente“. Questo magari ve lo fanno credere i vostri genitori, o i vostri famigliari, perfino i vostri amici.

No, ragazzo, il palco è un’altra cosa, il palco è come la vita.

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