La 70ma edizione dell’Eurovision Song Contest, che avrà luogo a Vienna dal 12 al 14 maggio, sarà proposta in una versione ridimensionata. Cinque Paesi (Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda) hanno già deciso di non partecipare alla manifestazione come forma di protesta contro la presenza di Israele, ma la questione rimane tutt’altro che conclusa. Oltre mille artisti, infatti, hanno sottoscritto una lettera aperta con la quale sollecitano il boicottaggio dell’ESC 2026.
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Attraverso tale lettera aperta, un gruppo di oltre mille artisti, non soltanto musicali, tra cui figurano Roger Waters, Massive Attack, Idles, Kneecap, Peter Gabriel, Brian Eno, Paul Weller, Primal Scream, Sigur Rós, Macklemore e Mogwai, richiede il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest fino all’esclusione di Israele dalla competizione. Questa iniziativa è promossa dall’organizzazione No Music for Genocide.
«Nel mese di maggio, milioni di spettatori assisteranno alla settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest. Per il terzo anno consecutivo, Israele verrà celebrato sul palco, nonostante il genocidio in corso a Gaza, mentre la Russia continua a essere esclusa a causa della sua invasione illegale dell’Ucraina. In qualità di musicisti e operatori culturali che operano nell’ambito dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), respingiamo categoricamente l’utilizzo dell’Eurovision quale strumento per occultare e normalizzare il genocidio, l’assedio e l’occupazione militare brutale da parte di Israele nei confronti dei palestinesi».
«Esprimiamo la nostra solidarietà alle richieste avanzate dal popolo palestinese rivolte alle emittenti pubbliche, agli artisti, agli organizzatori di eventi, alle troupe e ai fan affinché boicottino l’Eurovision finché l’EBU non escluderà l’emittente israeliana KAN, ritenuta complice. Accogliamo positivamente il ritiro da parte delle emittenti spagnola, irlandese, islandese, slovena e olandese, basato su principi rigorosi, così come l’impegno di numerosi finalisti delle selezioni nazionali a non prendere parte all’Eurovision. Analogamente a quanto accaduto durante l’opposizione all’apartheid in Sudafrica, oggi ci uniamo per contrastare ogni forma di oppressione. Il presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog – citato nella denuncia presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia per istigazione al genocidio – ha giocato un ruolo di primo piano nel fare pressione sulle emittenti radiotelevisive affinché Israele non fosse escluso dal concorso, l’evento musicale dal vivo più seguito a livello mondialeᄏ.
La lettera affronta altresì il tema del duplice standard applicato nei confronti di Russia e Israele: «Le risposte contraddittorie dell’EBU ai crimini perpetrati da Russia e Israele hanno definitivamente smascherato ogni illusione sulla presunta neutralità dell’Eurovision. Nel 2022, l’EBU aveva affermato che la partecipazione della Russia avrebbe “screditato la competizione”. Tuttavia, oltre trenta mesi di genocidio a Gaza – unitamente alla pulizia etnica e all’esproprio delle terre nella Cisgiordania assediata – non sono stati considerati motivi sufficienti per adottare una politica analoga nei confronti di Israeleᄏ.
«Come potrebbe un artista o un sostenitore dell’Eurovision, con piena coscienza, partecipare alla prossima edizione del concorso in Austria, in un contesto caratterizzato dai piani israelo-americani per la creazione di campi di concentramento altamente sorvegliati nella cosiddetta “Nuova Gaza”? Esistono circostanze in cui il silenzio passivo diventa inaccettabile. Noi rifiutiamo di restare in silenzio quando la violenza genocida di Israele funge da colonna sonora e annulla le vite dei palestinesi. Quando i minori incarcerati nelle prigioni israeliane subiscono percosse semplicemente per aver intonato una melodia. Quando quasi ogni palcoscenico, studio, libreria e università di Gaza non sono altro che cumuli di macerie, sotto le quali giacciono corpi martoriati in attesa di essere recuperati e degnamente sepolti».
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