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Sanremo 2026: “Ho scelto le canzoni, ovviamente” Parola di Carlo – Vince Sal Da Vinci

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“Ce l’abbiamo fatta!'”  ad arrivare in fondo al 76⁰ Festival di Sanremo con uno strano senso di liberazione.
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Ingessato, controllato, misurato, tanto qualunquista in certi passaggi da consacrare nel tempio del comico addirittura Laura Pausini con la sua “z” romagnola come cavallo di battaglia.

Spettatori di un vanoniano sorriso dentro al pianto, ci siamo imbattuti nel riascolto delle canzoni in gara.

Una gara fragile, non per questo facile o scontata.

Per le ultime trenta volte, il gingle prima di ogni canzone sembra l’attacco di Superquark, sfumato appena in tempo per non dare la sensazione che stesse per iniziare una divulgazione scientifica.

Forse, la canzone italiana può procedere per “prove ed errori”, proprio come la scienza, così che tutto possa cambiare: dall’assenza di canzoni forti ai cantanti non attrattivi, sia che si tratti di nomi storici o dei beniamini della generazione Alpha.

A questa edizione, è mancata la meraviglia, lo spiazzamento, la protesta, la riflessione ad eccezione dell’accenno alla brutalità dei nuovi bombardamenti all’Iran e alla paura per la possibile escalation.

La serata finale ha confermato lo stile asciutto e preciso dei presentatori, senza particolare mordente, ma con qualche novità: la giornalista del TG1 Giorgia Cardinaletti, comoda e disinvolta in un ruolo insolito; il felice ritorno di Nino Frassica; il super ospite Andrea Bocelli con tanto di entrata a cavallo; il premio per i 60 anni di carriera ai Pooh e il passaggio del testimone per la direzione artistica del Festival di Sanremo 2027 a Stefano De Martino.

Attenti a tutto quello che di politico non si deve dire, la virata è stata su quadretti da Mulino Bianco, svuotati di ogni tensione con il reale, conformi alla volontà della mamma Rai meloniana. Perché aspettare l’una di notte per parlare di femminicidio? Perché invitare sul palco a quell’ ora tarda Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa a 22 anni dal suo ex fidanzato nel novembre del 2023?

ANSA/ETTORE FERRARI

A un certo punto, però, contano le canzoni perché sono soltanto queste a restare nel tempo.

1 – Francesco Renga:  la bellezza della voce e della tecnica mal celano un testo che lascia a desiderare. Se capita che sorrida anche una lacrima, viste come vanno le cose, avremmo litri di risate sulla faccia.

2- Chiello :  quindi amarsi a cosa serve se finiamo con odiarci…stessa domanda per  questa canzone: “a cosa serve?” se non a ricordarci che chi la canta trasforma il ricordo di un amore in un’ossessione (“ti penso sempre”).

3-  Raf : la fa classica, con una voce più sicura rispetto alla puntata d’esordio. È riuscito a confezionare un pezzo che valga ora e per sempre? Allo streaming, l’ardua sentenza … tanto la musica non si compra più.

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4  – Bambole di pezza: pop rock di una band tutta al femminile che cerca di riparare alla polemica sulla esigua presenza delle quote rosa in gara. Notevole, l’estensione vocale di Martina “Cleo” Ungarelli  che, mentre canta ad occhi chiusi,  fa correre il pensiero a quella di Checco dei Modà. Il testo è un mantra (“resta con me”)  retorico, un po’ scontato nel messaggio di restanza.

5 – Leo Gassman: la bellezza naturale del cantante, che comincia a cantare con le braccia dietro la schiena, non corrisponde a quella del pezzo. Quei baci che sembravano schiaffi non convincono se la prospettiva è quella di fare pace dopo vent’anni. Le stonature non scalfiscono gli applausi di apprezzamento del pubblico in sala.

6 –  Malika Ayane: percussioni latinoamericane per un ritornello aperto, che le calza a pennello e sicuramente più centrato rispetto alle strofe. Pezzo radiofonico che guadagnerà punti con l’ascolto.

7- Tommaso Paradiso: per la prima volta a Sanremo, porta se stesso, uno degli ultimi romantici a guardare ancora il cielo. Tutto giusto, compresi i baci e gli abbracci, “vietati” da regolamento, all’amica Pausini.

8- J Ax: versione country di un ex rapper con voce da fumatore. Serve un po’ di pazienza e tanta forza per accettare che J Ax si è trasformato in Max Pezzali alla sagra del Pappapparappa, passando dalle canne alla canna del gas.

9 – LDA & Aka Seven : un incrocio tra gli Audio due e Gigi D’Alessio padre per un reggaeton, che strizza l’occhio al neomelodico, con la speranza di vendere più che di restare nel tempo.

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10- Serena Brancale:  è stato il suo Festival per tecnica vocale e virtuosismi. Esibizione meno pulita, rispetto alle serate precedenti, convince e commuove comunque. Applausi a scroscio.

11-  Patty Pravo: icona, nonostante qualche passaggio svociato. Testo filosofico con spunti esistenziali; proprio perché ha qualcosa da dire, andrà in sordina.

12 – Sal Da Vinci: accoglienza del pubblico da super ospite. Inamidato (come pochi altri in questa kermesse), sorriso a duemila denti bianchissimi, pezzo neomelodico da ballare in purezza napoletana. Non ce lo scrolleremo dalle orecchie per il resto dell’anno.

13 –  Elettra Lamborghini: barocca, più della Madonna della Macarena di Siviglia , ma bellissima e Voilà… La commercialata è servita, e udite, udite … Strizza l’occhio all’Eurovision …. Che la Carrà le faccia la grazia. Noi saremo pronti a gridare al miracolo! Altrimenti, speriamo almeno nella vittoria bilaterale del FantaSanremo.

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14- Ermal Meta: perché nell’attacco il pensiero corre a Mariposa della Mannoia? Testo degno di nota con sonorità che richiamano anche “Passione” di Neffa e sul finale la Canzone di Marinella di De Andrè. Certamente, il pezzo non durerà solo un giorno come la farfalla del resto.

15- Ditonellapiaga : Angelina Mango La cumbia della noia (tema festa).  Pensiero fisso… Quando finisce? Sono matto io a non cambiare canale o lei a mescolare 101 temi in uno stesso pezzo. Molto dance, troppo sense.

16 – Nayt : emozionante ed emozionato. Prima volta e un pezzo rap che ha buone carte per fare strada. Testo e musica a fuoco.

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17-  Arisa: l’amore, il tema portante della sua biografia in canto. Resta l’usignolo della canzone pop italiana su un pezzo della Disney.  Conferma da podio festivaliero, anche se certe volte Sanremo è una bella messa cantata.

18- Sayf : attacca con La Balalaika di Enrico Ruggeri ed è subito chiaro, efficace,  forse un tantino elementare il messaggio socio-economico di una Italia messa male e una dichiarazione d’amore che, in fondo, se ne infischia di tutto quello che va a rotoli. La canticchieremo come antidoto nei giorni “no”. Dolcezza infinita la mamma sul palco.

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ANSA/ETTORE FERRARI

19- Levante : si è fatta più intesa, consapevole, sincera. Bella lei, sofisticato il pezzo nella sua semplicità.

20- Fedez -Masini: registri vocali slegati a tal punto che un pensiero nasce spontaneo: è la serata dei duetti? Resta un fatto: la canzone è piaciuta molto alla Pausini… qualcosa vorrà pur dire.

21- Samurai Jay : no. Cioè, non so. Cioè, boh. L’unica cosa che mi viene da fare è skippare o iscrivermi a una scuola di salsa e merengue nella speranza di ballarla. E però, spaccherà tanto e per tanto tempo!

ANSA/ETTORE FERRARI

22- Michele Bravi: ci piaceva e anche tanto, ma stavolta non riusciamo a non pensare che il bicchiere del suo amore andato male è davvero mezzo vuoto nonostante la melodia e il testo dicano il contrario. Salviamo però lo stile teatrale del pezzo e dell’artista.

23- Fulminacci: convince, si farà cantare. Una boccata d’ossigeno giovane e con personalità. Ascoltarlo è stata una stupida fortuna.

24 -Luchè: senza dubbio, sarà sul palco perché avrà meriti artistici e un seguito, noi proveremo a non scordarlo, ma ci riusciremo veramente? Quanto ci vuole per dimenticarsi di questa canzone? Probabilmente, poco… davvero poco.

25 – Tredici Pietro:  un figlio d’arte con un bel pezzo pop – rap convincente. Di sicuro, piacerà a più generazioni e lo sentiremo per po’.

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26- Mara Sattei:  La prima citazione di Roma capitale col suo Trastevere. Probabilmente voluta la dizione della prima strofa che risente di un certo meridionalismo. Nel ritornello, il pezzo si apre ai desideri del pubblico più tradizionale del Festival. A parte, le stecche, qualche sbavatura sulle parti alte e nel falsetto , a parte,  saprà curare il nostro disordine interiore?

27- Dargen D’Amico:  se l’è scritta, cantata e ballata…. Ma …. il mal di pancia non è particolarmente caro al Festival… Suonerà bene nei lidi estivi , se resta in classifica fino all’estate. In fondo, ce lo dice lo stesso Dargen “Ama ciò che non ti piace”. Proveremo a seguire il consiglio. Ahi ahi … Me lo dirai .

28- Enrico Nigiotti: forse non è ancora tempo per il podio, ma come non ammettere che il pezzo è una carezza delicata, anche quando si arrabbia?

29-  Maria Antonietta & Colombre : perché qualcosa ci ricorda i Coma Cose? Funzionerà tanto nello streaming, ma c’è poco altro da aggiungere… e pensare che erano tra i favoriti prima che iniziasse il Festival.

30 – Eddie Brock : canta su tonalità piuttosto alte,  a tratti così poco sostenute. In sostanza, urla… e se ne va. Come alla fine di un  colloquio di lavoro, rinnoviamo un ambizioso “Le faremo sapere”.

Poco dopo le 2 ,  il 76⁰ Festival di Sanremo chiude i battenti con la vittoria di Sal Da Vinci.

Sayf arriva al secondo posto,  Ditonellapiaga terza , poi Arisa e Fedez-Masimi.

 

I premi della critica a Fulminacci il premio della critica “Mia Martini”, a Serena Brancale il premio Sala Stampa “Lucio Dalla”. Premio “Sergio Bardotti” come miglior testo al brano “Male necessario” di Fedez & Masini. Premio miglior componimento musicale “Giancarlo Bigazzi” a Ditonellapiaga. Premio Tim a Serena Brancale.

Ecco, la musica è finita  Gli amici se ne vanno Che inutile serata ” canterebbe Ornella, facendo sintesi perfetta di una kermesse che chiede rinnovamento e nuovi orizzonti.

 

 

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