Adesso che si fa? Su cosa puntiamo i nostri dardi censori dal nostro divano? È stato un Festival di Sanremo – come al solito – fatto di emozioni, perplessità, sbadigli.
Emozioni
Mettersi a nudo
Polemiche giornalistiche a parte, i temi della fragilità emotiva, degli effetti alienanti di patologie legate all’invecchiamento, oltre ai consueti addii amorosi, hanno avuto grande spazio tra le penne e le ugole dei partecipanti. Per me è un segnale evidente: questi temi sono sempre più presenti e non riescono più a stare nella sfera del privato. Se poi *l’uso* che ne è stato fatto è discutibile, parliamone, ma intanto il sasso è fuori dal cassetto ed è sul tavolo.
New Entry
Bello rivedere presenti e vivaci l’armata dei cantautori, dopo anni di interpreti e basta. Segno di vitalità artistica, con punte che lasciano assolutamente ben sperare (Lucio Corsi, in primis). Di melodie particolarmente struggenti non ne ho sentite, di quelle che parlano da sole intendo.
Bello risentire Crêuza de mä e Il Pescatore di Fabrizio De André da giovani artisti in gara (Bresh, alias Andrea Brasi e Olly, alias Federico Olivieri), con la suggestiva voce di De Andrè figlio nel caso di Bresh. Rincuorante.
Vittoria meritata di Olly? E chi lo sa; possibile che dopo tanti anni non abbiamo ancora imparato a non affidarci solo al televoto? Le canzoni si imprimono nella mente e nell’anima più dei trofei col passare del tempo. Vedremo fra pochi giorni cosa ci diranno le statistiche delle piattaforme e delle radio. Già ora presentano una realtà un po’ diversa.
La grande Orchestra di Sanremo 2025
L’orchestra, come sempre in ombra, è sempre fantastica. Emozionante con la sua professionalità e versatilità. Un fiore all’occhiello delle produzioni sanremesi a livello internazionale.
In questi giorni tra l’altro è venuto a mancare un musicista che per decenni ne è stato colonna portante. Sto parlando di Giorgio Cocilovo, grandissimo chitarrista che ha collaborato con moltissimi, ma davvero moltissimi artisti, come Mia Martini, Berté, Mina, Jannacci, Ramazzotti, Renato Zero. Una carriera davvero ampia, nella quale ha sempre portato la raffinata sensibilità musicale e umana. Grazie Giorgio!
Perplessità
Vediamo cosa invece mi ha convinto meno, le perplessità che forse sono maggiori delle emozioni, lo ammetto. A volte con argomenti condivii con le Emozioni.
Perchè la Mamma è la Mamma
Parlare di *mamme* tende sempre ad aggirare le difese della logica critica, dagli anni ’50 in poi la letteratura musicale ne è strapiena, più che degli amori infiniti, finiti o struggenti. Anche quest’anno il soggetto ritorna, con l’aggiunta di una malattia (mai nominata) che coinvolge malato e chi se ne prende cura. E qui partono tutti i risvolti e richiami personali, una collana lunghissima di racconti ed esperienze eterogenee eppure simili. Poesia o ruffianeria? Ricordiamoci che si parla di canzoni, non di trattati scientifici, la verità oggettiva è l’ultima delle mete in questo campo. La soggettività del cuore è imprescindibile. Le parole agitano i nostri animi come mestoli, portando a galla ciò che sta sul fondo. Con quale diritto scocchiamo giudizi? Liebriamo il pensiero, ma non siamo al premio Strega.
La manager vincente
Secondo illustri giornalisti, Marta Donà è stata (o è tuttora) la manager dei vincitori del festival 4 volte negli ultimi 5 anni. Forse nell’immaginario collettivo (termine antico) l’artista arriva al festival tutto da solo, senza consierare tutto il ragguardevole impegno di persone e talenti tra le quinte e in preparazione. Il manager è appunto una di quelle figure. Certo non è una notizia da prima pagina, tutti vogliono sapere quanti peli nel naso avrà il novello vincitore piuttosto. . Però fa pensare, almeno a me. Semplice coincidenza? Può essere.
Autori in superlavoro
Nonostante la presenza di cantautori, c’è una nutrita schiera di brani a firma di un ristretto numero di autori:
- Federica Abbate: 7 brani
- Davide Simonetta: 5 brani
- Davide Petrella: 4 brani
- Jacopo Ettorre: 4 brani
- Blanco e Michelangelo: 3 brani
Praticamente gli stessi 11 autori hanno scritto il 66,6% dei brani in gara [link]. In media, questi autori hanno scritto per circa 4 o 5 diversi artisti al Festival di Sanremo 2025. Notevole, vero?
Negli anni precedenti, la percentuale non è mai stata così cospicua. Analizziamo i dati e prendiamo ad esempio l’edizione del 1990, quella dove esordì Masini e vinsero i Pooh, per intenderci. All’epoca c’erano molti più autori per ogni artista rispetto al 2025.
Sanremo 1990: Circa 166,67% (circa 1,67 autori per artista)
Sanremo 2025: Circa 121,21% (circa 1,21 autori per artista)
A Sanremo, la musica è un lavoro creativo di squadra oppure un semplice cartello?
Le Clip Corrette
Che sorpresa notare che le performance dal vivo erano in un modo, e quelle nelle clip messe online sulla piattaforma RaiPlay invece erano perfette…. Gli errori del live erano spariti, le imprecisioni, gli affanni.
Autotune in post-produzione sì e dal vivo no? Ah beh.
Sbadigli
Gli Ospiti
Personalmente, molti interventi di figure di rilievo tra una canzone e l’altra mi hanno suscitato sbadigli (ad eccezione di Frassica e Cucciari, splendidi). Non basta uno strascico di 50 metri o un paio di Oscar a casa, per citare i casi più eclatanti, per rivitalizzare una scaletta, per altro di difficile gestione. Un problema annoso, da quando il festival della canzone e musia italiana è diventato uno show televisivo a tutti gli effetti.
Monsieur le Présentateur
La simpatia forzata del presentatore, le battute prevedibili, la cerimoniosa abitudine di usare iperboli e superlativi (non ci siamo ancora stancati?) hanno invogliato a guardare le singole clip sulla piattaforma Rai. La quale, manco a dirlo, ha avuto un boom di utilizzo e visualizzazioni.
L’enfant terrible
Il tanto temuto Rapper Romano che alla fine, non solo si è ripulito l’outfit, ma pure il brano, un ibrido tra Luca Barbarossa e Califano annacquato. Si è parlato più dei suoi gioielli che delle sue strofe (o barre?)
Quindi?
La noia, in fondo, non è un difetto, ma una cornice che valorizza i momenti più intensi. In un evento così lungo, qualche calo di tensione è inevitabile. Guardando indietro, questo Festival è stato nella norma, con alti e bassi, ma meno monotono di altre edizioni passate. Tirando le somme, un Sanremo come tanti, verrebbe da dire. Ma forse è proprio in questa normalità, in questo ripetersi di schemi e dinamiche, che si cela il segreto del suo successo. Perché in fondo un po’ di noia, di prevedibilità, di “già visto” ci rassicura, ci fa sentire a casa. E poi, diciamoci la verità, chi di noi non si è lasciato andare almeno una volta a un commento sarcastico, a una critica pungente, a un “ma che cavolata!” davanti alla televisione?
Sanremo è questo: un rito collettivo, un appuntamento irrinunciabile con il trash, con la musica, con le polemiche, con le emozioni. E noi, in fondo, non lo cambieremmo per niente al mondo. Esattamente come il nostro comodo divano.
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