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Fuori Israele dall’Eurovision Song Contest 2024: Crescono gli appelli  per chiedere di escludere il paese in guerra dalla gara canora

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Più di 1.400 tra artisti, musicisti e lavoratori del settore musicale di Finlandia e Islanda chiedono l’esclusione di Israele dalla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, principale competizione musicale europea, nonché uno dei più seguiti eventi televisivi – non sportivi – che si tengono ogni anno.
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La prossima edizione dell’ESC si svolgerà a Malmö, in Svezia, tra il 7 e l’11 maggio. Ogni edizione è ospitata dal paese vincitore dell’anno precedente e nel 2023 la gara era stata vinta dalla cantante svedese Loreen.

Tra i primi firmatari della petizione, gli artisti finlandesi Olavi Uusivirta, Paleface e Axel Ehnström, che hanno rappresentato il loro Paese nel concorso del 2011. Gli artisti accusano Yle – l’emittente che gestisce Eurovision per la Finlandia – di doppiopesismo, affermando che è stata tra le prime a chiedere l’esclusione della Russia dal concorso del 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina “…quindi ci aspettiamo, anche adesso, la stessa attiva difesa dei valori”.

Infatti, il giorno successivo all’offensiva russa, il rappresentante di Yle, Ville Vilén, aveva affermato che l’attacco di Mosca era “contrario a tutti i valori che Yle e altre emittenti europee rappresentano”. Condividendone l’opinione, l’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione) organizzazione internazionale che si occupa di organizzare l’Eurovision Song Contest, ha immediatamente bandito la Russia dall’evento.

Agli artisti finlandesi si sono aggiunti i musicisti islandesi. Circolano, infatti, due petizioni in cui si sostiene lo stesso principio: Israele dovrebbe essere esclusa a causa della guerra che sta conducendo nella Striscia di Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Nel corso dell’invasione della Striscia l’esercito israeliano ha ucciso, fino ad oggi, più di 20 mila persone, soprattutto bambini.

Proprio a causa delle uccisioni dei civili palestinesi, il Sudafrica ha accusato Israele di genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia, il più importante tribunale delle Nazioni Unite, un’accusa che Israele nega fermamente anche se su questo caso sono iniziate le prime valutazioni alla Corte dell’Aia che, al momento, non ha imposto lo stop alla guerra, ma ha ordinato a Israele di prevenire ogni atto di genocidio, di assicurare che non ne vengano commessi dai militari israeliani, di prevenire e punire ogni episodio di istigazione al genocidio e di fornire con urgenza assistenza umanitaria alle popolazioni di Gaza.

Nelle petizioni si chiede quindi all’Unione europea di radiodiffusione di escludere Israele, così com’è stato fatto con la Russia nelle edizioni del 2022, del 2023 e nel 2024. Nella petizione finlandese si dice che “non è in conformità con i nostri valori che un paese che commette crimini di guerra e continua un’occupazione militare abbia un palcoscenico pubblico per ripulirsi l’immagine in nome della musica” e si chiede alla tv pubblica finlandese, la Yle, di boicottare il concorso, auto eliminandosi dalla gara nel caso in cui la partecipazione di Israele venisse confermata. Se Israele non sarà esclusa, anche l’Islanda, attraverso l’emittente Rùv, chiederà di ritirare la partecipazione alla competizione.

Le proteste si sono allargate anche alla Norvegia, dove secondo la stampa locale i manifestanti del gruppo Aksjonsgruppa for Palestine si sono radunati davanti alla sede della tv NRK per chiedere di sostenere il boicottaggio; e all’Irlanda dove ad avanzare pubblicamente la richiesta è stato un parlamentare laburista. Chiamato in causa, il premier Leo Varadkar s’è scrollato di dosso la questione dicendo che se ne deve occupare l’Ebu.

L’Ebu, a sua volta, ha sostenuto che “Eurovision Song Contest è una competizione per i broadcaster pubblici di Europa e Medio Oriente – non per i governi – Ribadendo come il festival canoro – resti un evento non-politico che unisce il pubblico di tutto il mondo attraverso la musica e che l’emittente pubblica israeliana Kan soddisfa tutte le regole della competizione”.

Ma se la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina è stata esclusa dall’EuroVision (e dallo sport), non è chiaro il motivo per cui Israele possa presentarsi sulla ribalta europea. In molti, inoltre, sostengono che finché Israele sarà in guerra contro i palestinesi dovrebbe essere allontanata anche dal mondo dello sport, compresa l’Olimpiade di Parigi del 2024.

Sui social è inoltre attiva una raccolta di firme, aperta a tutti, per l’esclusione di Israele dal contest musicale. A lanciarla è stata Beatrice “Benny” Quinn, 25 anni, attivista queer di Filadelfia (Usa) sostenendo che “Il genocidio non deve aver posto all’Eurovision e che uno Stato apartheid che ha ucciso migliaia di persone non ha diritto di partecipare”.

israele

Benny, sulla sua pagina Instagram @bennyisconfused, ha lanciato l’hashtag #BanIsraelFromEsc.

Il contest canoro, nasce nel 1956 per simboleggiare l’unità dell’Europa nel mondo della canzone. Nel 1973, nello spirito di fratellanza, fu estesa la partecipazione anche a paesi extraeuropei. E fu proprio Israele il primo paese a essere invitato. Dalla sua ammissione Israele ha partecipato 47 volte vincendo in quattro occasioni: 1978 con Izhar Cohen and the Alphabeta, 1979 con Milk and Honey, 1998 con i Dana International, 2018 con Netta. Per tre volte Israele ha ospitato l’Eurovision: nel 1979, nel 1999, nel 2009.

QUI LA PETIZIONE DA FIRMARE: PETIZIONE

 

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