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CINEMA: DO UT DES e la consapevolezza del “Kinbaku” – RECENSIONE

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Dalla locandina di un film, a volte, può trapelare uno sguardo freddo, sfumato da corde verticali, quasi fosse una prigione dalla quale far espiare colpe. Non saremo noi a dirvi cosa “DO UT DES” sta suscitando nei cinema, e di certo non ci possiamo sottrarre da quello che rappresenta, una rivincita cinematografia tutta italiana.
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Dal latino “io do affinché tu dia”, uno scambio di qualcosa, un dare e ricevere secondo i canoni del cerchio perfetto.

Di certo la pellicola di Dario Germani e Monica Carpanese rappresenta un rispettoso omaggio all’erotismo d’autore di “Emanuelle & Françoise – Le sorelline”, diretto da Aristide Massaccesi con il “nome di penna”, per la prima volta nella sua carriera, di Joe D’Amato in data 1975. Un tema già fertile ai tempi del film greco “Kafti ekdikisis” rinominato “The Wild Pussycat” del regista Dimis Dadiras datato 1969 (mai arrivato in Italia), un gioiello di crudeltà, sesso e sangue dal quale sarebbe impossibile non trarre ispirazione.

Qui, come per la produzione erotica sulla famosa poltrona di vimini dove avevamo la firma di Franco Gaudenzi, oggi leggiamo il nome del figlio Marco. Niente succede a caso.

Come per la scelta del fotogramma nel manifesto. Il viso è di Beatrice Schiaffino che ci regala un personaggio che esprime tutto il suo pieno controllo ed esercita un arte antichissima che per il Giappone classico è chiamata Shibari, un’antica schiavitù giapponese in corda dove le curve lisce del corpo diventano una tela erotica “dipinta” con intricati motivi che intersecano corde e nodi (rigger), scivolando in uno stato di trance in cui i sentimenti di euforia e adrenalina si accumulano fino a quando entrambi diventano “ubriachi di corda”.

Magari si…

Chissà se sarà questo il caso. Ma c’e da precisare che lo Shibari (o shibaru) è un termine generico in giapponese che significa “legare”.

Kinbaku e’ invece la parola esatta, una parola più specifica che implica l’intrecciare nodi intricati per legare e sospendere le persone a fini erotici e a volte (soprattutto) artistici.

Kin (緊) significa “stretto” e baku (縛) è il kanji usato per dire “bloccare”. Il termine shibari è diventato molto più comune a livello internazionale in quanto la pratica si è diffusa e adattata per il pubblico e gli appassionati non giapponesi.

Se si dice “shibari” in Giappone la gente probabilmente saprà di cosa si sta parlando, ma “kinbaku” è decisamente preferito tra i locali.

Shibari nasce nel 1400 come un modo per i Samurai giapponesi di mostrare i prigionieri catturati mentre la pratica si è evoluta solo in seguito come schiavitù erotica Kinbaku.

Grazie ad essa, viene sviluppato un livello profondo di comunicazione, fiducia e consapevolezza di sé, mentre gli artisti mettono in mostra sensualità, vulnerabilità e forza attraverso una fusione tradizionale ma moderna di arte, dove a volte adagiano e incastrano addirittura dei fiori.

Ma sarà questa la comunicazione che vuole Leonardo? Interpretato da un fascinoso ed egoico Gianni Rosati, perfetto attore in ambito “Revenge Movie”, un imprenditore di successo che in un primo momento intraprende una storia con la modella Francesca (Ilaria Loriga) e dopo un anno incontra la scrittrice Emanuelle (l’attrice Beatrice Schiaffino) che ci regala la performance più convincente del film, sopratutto grazie agli sguardi, alle sfumature, alle sue mosse, alle manipolazioni che la trama incorda in base a una data prospettiva psicologica.

Non sveliamo altro, ma di certo la costruzione sperimentale di Emanuelle è metodica, guidata e consapevole verso una precisa direzione che darà la svolta necessaria affinché DO UT DES possa risultare l’inizio di un nuovo filone cinematografico che ci regala messaggi importanti nella notturna decadenza tra una Milano e una Bucarest scenograficamente perfette.

Un plauso va anche alla scelta dei brani, quasi tutti legati alle composizioni di David O’Brien ma con un’attenzione particolare che dedicherei a “Errore” di Bianca Marcelli, che tra testo e musica chiude perfettamente la storia di Emanuelle & Francoise in chiave moderna e con qualche lacrima.

Non fatevelo sfuggire, sono perle rare.

 

 

 

 

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