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Beyoncé a Dubai censura le canzoni pro-Lgbt e si fa coprire d’oro dagli emiri

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Beyoncé nella bufera per un concerto che lo scorso 21 gennaio ha avuto luogo a Dubai in occasione dell’inaugurazione del resort Atlantis The Royal davanti ad una platea 1500 persone che, a quanto riportano i presenti, sono stati invitati a non fare riprese e a sigillare i loro smartphone in buste chiuse. 

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L’artista texana, lontana dalle scene live da cinque anni, è tornata ad esibirsi dopo una lunga pausa per la cifra astronomica di 24 milioni di dollari per un evento privato ed esclusivo di un’ora. Privato ed esclusivo, perché, consentitemi il gioco di parole, il suo repertorio è stato “privato” di tutte le canzoni considerate inclusive e inno della comunità LGBT+, a partire da quelle contenute nell’ultimo album Renaissance, un continuo omaggio ai pionieri afroamericani e queer della disco music.

Beyoncé, che è considerata una paladina nella difesa dei diritti civili e della libertà di identità di genere, ha tradito milioni di fan (la sua pagina Facebook è seguita da 57 milioni di follower, il suo profilo Instagram da 293 milioni di follower) che hanno protestato per la scelta incoerente dell’artista che si è esibita in un paese in cui vige una legge che prevede la pena di morte per le persone omosessuali. Il suo ultimo live risale al 2018, questo ritorno alle scene fa infuriare i fan che attendono da anni che lei torni in tour con l’aggravante di aver tradito il ruolo di paladina dei diritti che si è ritagliata negli anni.

Queste le parole di Peter Tatchell, noto attivista LGBT+:

«Beyoncé si è esibita nella dittatura omofoba di Dubai abbandonando i suoi valori progressisti, ha messo il suo compenso prima dei diritti umani».

Duro l’attacco anche di Pierluigi Battista dalle colonne dell’Huffpost:

«Eh no, gentile signora Beyoncé, così non si fa, è troppo ridicolo farsi paladina delle belle cause qui, dove tutto è permesso perché nelle democrazie liberali non si viene perseguitati perché si è dissidenti o omosessuali, e poi andare a inchinarsi ai potenti che i diritti li schiacciano sotto gli stivali. Ma come, signora Beyoncé, qui canta i diritti dei gay e del mondo Lgbt+ e poi va a Dubai, in un Paese dove l’omosessualità è punibile con la morte, si fa pagare 24 milioni di dollari e taglia dal suo repertorio tutti i brani dedicati ai gay?».

Più o meno dello stesso avviso è Linus che dalle frequenze di Radio Deejay dichiara:

«Diciamo che siamo gente volubile, il mondo è fatto di persone che non sempre sono coerenti. Secondo me la cosa scandalosa, in questo caso, sono più i 24 milioni di dollari. Ci si può interrogare su questo, non il fatto che lei per una volta non abbia cantato canzoni “a favore di”. Di mestiere Beyoncé fa la cantante, non è di certo Martin Luther King. Se una volta fa soltanto la cantante, secondo me è libera di farlo. La cosa più amorale in questa vicenda è che un cantante venga pagato 22 milioni di euro. D’accordo che a Dubai avete i soldi da buttare, ma buttateli da un’altra parte. È una cosa schifosa. Io al suo posto non sarei andato non tanto perché non posso cantare certe canzoni, quanto perché trovo troppo vergognoso e irrispettoso che al mondo ci siano queste disparità. Poi ognuno la pensa come vuole, basta che poi faccia un video su TikTok e va tutto bene».

Beyoncé non è l’unica artista che si è fatta beccare col malloppo a discapito della sua coerenza e credibilità nei confronti dei suoi fan. Nel 2021 Justin Bieber si è esibito al Gran Premio dell’Arabia Saudita ricevendo molte critiche da parte degli attivisti della comunità LGBT+. Poi ci sono anche Bob Dylan, Paul McCartney, gli U2, i Metallica, Pearl Jam, Drake, Jennifer Lopez, Alicia Keys, i Red Hot Chili Peppers, Lenny Kravitz, Elton John, gli Aerosmith, Andrea Bocelli, Ricky Martin che negli anni hanno partecipato ad eventi privati organizzati da multinazionali e che hanno fatto storcere il naso ai loro fan. Di contro ci sono artisti come Dua Lipa che ha rifiutato di partecipare ai recenti Mondiali 2022 che si sono svolti in Qatar, l’artista in quell’occasione ha dichiarato «ci andrò quando rispetteranno i diritti umani»… e in molti dovrebbero prendere esempio da lei.

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