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mercoledì, Febbraio 8, 2023

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Tiziano Ferro e “Il mondo è nostro”: tante idee, tanto entusiasmo, ma tante indecisioni – RECENSIONE

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Tiziano Ferro torna con il nuovo album “IL MONDO È NOSTROcomposto da 13 brani prodotti dallo stesso Tiziano e da Marco Sonzini. Ogni traccia racconta a suo modo e attraverso le sue sonorità un nuovo capitolo della vita dell’artista che ha all’attivo 20 anni di carriera, oltre 20 milioni di dischi venduti nel mondo.

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Nuovo lavoro per Tiziano Ferro, eroico esponente della tradizionale visione della canzone pop, ovvero un bravo cantante che interpreta (scrive e produce anche, in questo caso) delle canzoni.

Si avverte che da parte sua ci sia evidentemente la percezione dell’incalzare dell’altra fazione, quella dei beceri giochini sul computer, messi in atto preferibilmente da non musicisti ed infatti non cantati da non cantanti.

Tiziano ha dalla sua una timbrica affascinante, delle buone capacità interpretative, un’immagine positiva, sulla carta avrebbe tutte le possibilità per potersi permettere un prodotto al di sopra del marasma, mentre invece l’impressione è che si sia cercato il dialogo con esso.

tiziano ferro

Apertura con “Il paradiso dei bugiardi”: efficace ma un po’ plasticato, non concepito da un punto di vista veramente strumentistico. Ci sono buone idee di colori.

Segue “Il mondo è nostro”: I, IIIm, relativa minore e IV grado, uno dei soliti giri di accordi, una maledizione. In questo caso forse c’è stato il tentativo di riprodurre in modo più melodico-cantautorale gli stilemi della attuale moda “compositiva”, ovvero un testo in qualche modo evocativo declamato su armonie elementari ossessivamente ripetute.

Il gioco al ribasso ripaga raramente.

La vita splendida” in confronto è Bacharach, melodia, sviluppi musicali, armonie, una buona canzone.

I giustificatori compulsivi della zozzeria imperante avranno un coccolone a sentirla, pubblicare una cosa così di questi tempi è una responsabilità…

Anche “Addio mio amore” è un brano interessante, che avrebbe forse meritato qualche accordino più sfizioso; in questi casi ci si chiede sempre se si tratta di scelte commerciali, di gusto personale o di semplice poca conoscenza.

La prima festa del papà” è una buona ballad, in cui spicca anche il testo, uno di quei brani in cui Tiziano sta come un orso sul miele: personale, intenso ed espressivo.

Sul brano successivo è preferibile soprassedere, è tuttavia possibile che risulterà quello più apprezzato.

Va bene così, ma si tratta di un’altra materia.

Segue “Mi rimani tu”, altro lentone ben costruito in cui il nostro è in buona evidenza; si ha comunque l’impressione che gli arrangiamenti siano sempre qualitativamente sottodimensionati rispetto a quanto avrebbe meritato il suo spessore interpretativo, è tutto un po’ “low profile”.

Sarebbe interessante sapere se si sia pensato, così facendo, di mettere più in evidenza il cantante, boh.

A parlare da zero” è un divertissement voce e chitarra acustica, carino e niente di più, mentre invece il brano “L’Angelo Degli Altri E Di Se Stesso”, con Caparezza, provvede a fare giustizia di tutte le scempiaggini che giustificano colpevolmente la attuale deriva qualitativa del pop italico: quando ci sono intelligenza, talento ed onestà artistica il pop è materia degna, non immondizia pura.

Sfugge il senso della presenza del brano successivo “Ambra/Tiziano” ma ci si tiene l’interrogativo, non pare il caso di indagare. In compenso segue “I Miti”, con Vecchioni, che oltre a non evidenziare anch’essa nessun motivo per la sua esistenza in questo CD, sfoggia una odiosa ritmica finto swing che è una celebrazione della sensazione di guidare l’automobile avendo dimenticato il freno a mano tirato.

La storia della musica commerciale italiana è piena di produzioni occhieggianti al jazzy, in cui però si è preferito non suonare in maniera credibile; questo controsenso ricorda quelli che nelle trattorie romane chiedono di non mettere il pepe nella “cacio e pepe”, e l’espressione basita dei camerieri è assolutamente lecita.

Grande curiosità per l’ultimo pezzo, con Sting, preceduto dal non memorabile “Quando io ho perso te”:

For Her Love” è caratterizzata da un arpeggio di chitarra che riecheggia moltissimo altre celebri hit dell’ex Police, da un arrangiamento di classe, che usa l’elettronica in modo musicale e con groove (sì, si può fare…), da una scrittura che si dipana e sviluppa in modo compiuto, con una bella apertura sia melodica che armonica.

Giustamente si è pensato di inserire la voce di Tiziano Ferro nell’arrangiamento originale, e si è fatto benissimo: il nostro fa una bella figura e soprattutto si dimostra interamente a proprio agio in questo mondo, il brano si fa riascoltare più volte e sempre con nuovo piacere.

Il confronto con tutto il resto del CD è veramente improponibile e l’ascolto si chiude con un dilemma:

le doti di Tiziano Ferro ci sono, perchè non provare almeno a ispirarsi ad un’estetica produttiva simile a questa?


Tracklist completa de “IL MONDO È NOSTRO”:

01 Il Paradiso Dei Bugiardi 

02 Il Mondo È Nostro 

03 La Vita Splendida 

04 Addio Mio Amore 

05 La Prima Festa Del Papà

06 r()t()nda                                                    con thasup

07 Mi Rimani Tu 

08 A Parlare Da Zero 

09 L’Angelo Degli Altri E Di Se Stesso           con Caparezza

10 Ambra/Tiziano                                          con Ambra Angiolini

11 I Miti                                                          con Roberto Vecchioni

12 Quando Io Ho Perso Te

13 For Her Love (Sempre Amata)                 con Sting

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