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FESTIVAL DI SANREMO 2022: TUTTO QUELLO CHE È SUCCESSO NELLA TERZA SERATA

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La terza puntata della 72° edizione di Sanremo andata in onda giovedì 3 Febbraio 2022 su Rai 1 ha visto esibirsi tutti e venticinque gli artisti in gara, con una scaletta che ha sfiorato le cinque ore di messa in onda.

 .
Amadeus apre la serata salutando e ringraziando il nostro rinnovato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che poche ore prima ha prestato giuramento rientrando al Quirinale.

Mattarella ha infatti speso parole di speranza nei confronti della filiera dello spettacolo, ricordando l’importanza della cultura artistica rappresentata da teatro, cinema, musica e belle arti. Viene omaggiato dall’orchestra con un brano di Mina, la quale fece la sua ultima apparizione pubblica nel lontano 1978 ove il nostro Presidente aveva fortuitamente presenziato.

Fiorello, assente per tutta la puntata, cede il ruolo di spalla a colei che si dimostrerà fin dalla prima battuta un gigante dello spettacolo italiano: l’attrice, cantante e star del web Drusilla Foer, che diverrà icona assoluta grazie al suo modo inaspettatamente chic di dominare un palco importante come quello dell’Ariston attraverso l’uso di un’ironia sottile e molto, molto tagliente. Parola di Iva Zanicchi!

Foto Matteo Rasero/LaPresse

La prima cantante ad esibirsi è Giusy Ferreri con “Miele”, un pezzo dal sapore retrò che ricorda l’attesa di un grande amore andato via, una musica affidata al vento che fa ritorno tra i pensieri semplici della domenica come una dolcissima lama. La Ferreri ha sfoggiato un completo nero di Philipp Plein con cut laterali e un’acconciatura vintage che ben si abbina allo stile del suo brano diretto dal Maestro Enrico Melozzi.

La seconda esibizione vede il duo Hughsnob e Hu in “Abbi cura di te”, una formula moderna di Trap melodico che esorcizza il dolore contrastante di un addio con l’augurio di buona vita. L’orchestra è diretta ancora dal Maestro Enrico Melozzi.

È il momento della prima ospite della serata: la campionessa mondiale di ciclismo Elisa Balsamo, la quale dopo un breve intervento offre in dono ad Amadeus la maglia della sua vittoria più importante.

 La terza canzone in gara è “Sei tu” di Fabrizio Moro e ci conferma che è l’amore a fare da padrone in questa ultima edizione sanremese.
Moro sente l’esigenza di ringraziare una persona speciale che lo ha salvato da un momento buio, lo fa con una ballad romantica e gioca con le ottave come gli up & down della vita ricalcando l’importanza della presenza in un bisogno spesso ignaro e taciuto.
Carlo Junior Bielli dirige questo momento magico che si conclude con un forte applauso del pubblico in sala.

 AKA 7even è il quarto artista a salire sul palco con “Perfetta così” diretta dal Maestro Carmelo Patti: un autentico inno all’amor proprio, argomento cardine di questo Sanremo 2022. La sua è una ballad rock nata da un semplice giro di chitarra e scritta di getto dentro una giornata in studio, che racconta quanto sia importante accettarsi sempre e comunque nonostante i difetti e le diversità. La parte corale richiama lo stile dei Coldplay.

Tocca a Drusilla, la tanto attesa e discussa co-conduttrice ha fatto rizzare i “capelli” del Senatore Pillon che per settimane ha sfornato Tweet e affermazioni degne del più becero patriarcato ancora sfortunatamente in vita.

La Foer non lascia niente al caso e sottolinea l’importanza della cultura, facendo chiaro riferimento alla svilente posizione di valletta che le donne hanno spesso ricoperto al fianco degli uomini nello spettacolo, tra spacchi e tatuaggi inguinali in vista.

Non si perde in chiacchiere, è la volta dell’inconfondibile voce di Massimo Ranieri che ci porta in un viaggio di rinascita verso l’ambita America con “Lettera dilà dal mare” diretta dal Maestro Adriano Pennino.
Un fischio dal sapore western, sono attimi di introspezione e paura del domani ma soprattutto di forte speranza.

 Dargen D’amico è il sesto cantante in gara con “Dove si balla” diretto dal Maestro Enzo Campagnoli. La somiglianza con lo stile de Lo stato sociale è lampante ma in fin dei conti piacevole in questo momento storico fatto di limitazioni e solitudine, perciò indossiamo gli occhiali da sole più luccicosi che abbiamo perché si balla!

Alla settima esibizione arriva Irama con il suo look inconfondibile sempre ispirato alla lontana India. Anche lui decide di dedicare la sua canzone ad una persona molto speciale, le parla di una verità primitiva ed ancestrale arrivata nella notte, in un momento di forte connessione con il cielo e la terra attorno a lui. È Giulio Nenna a dirigere questo brano di attesa, amore e speranza raccontati dalla voce unica di questo giovane artista.

sanremo

Il palco dell’Ariston si prepara ad accogliere il super ospite della serata, il più atteso: Cesare Cremonini.

La sua prima volta a Sanremo ci mostra quanto quel palco riesca a mettere in difficoltà qualsiasi artista, complice dichiarato della sua emozione anche lo stop di tre anni degli spettacoli causa pandemia, ma in pochissimo tempo Cesare conquista il pubblico e ci regala uno spettacolo immenso con un medley dei suoi pezzi più famosi, partendo da “Nessuno vuole essere Robin” e chiudendo con “Poetica” dentro una pioggia di stelle luccicanti. La standing ovation è quasi scontata.

 L’ottava esibizione è del duo Rettore – DitoNellaPiaga con il loro brano esplosivo “Chimica” diretto da Fabio Gurian. La strofa rievoca Donna Summer, l’inciso è un invito a spogliarsi di ogni inibizione e la Rettore non perde tempo nel mostrarsi in tutta la sua eccentricità artistica nonostante il palco condiviso con la sua compagna di viaggio altrettanto complice di questa energia.

A volte il silenzio brucia come una ferita
Il cuore perde un colpo
Non respira sotto il peso della vita”

Sono alcuni versi tratti da “Inverno dei fiori”, il nono brano in gara interpretato da un incredibilmente intimo Michele Bravi e regalato a tutto il pubblico italiano, ma non prima di essersi congratulato con Drusilla, ringraziandola per la sua presenza al Festival che “racconta la meritocrazia“.

 Decimo cantante Rkomi con “Insuperabile”, anche lui centrale sul tema dell’amore adrenalinico che corre a 180mila giri e si ferma all’ultima curva insuperabile, i fianchi della sua amata.

 Undicesima canzone, la più sentita su Spotify, si intitola “Brividi” e mantiene la promessa.
Due ragazzi che amano con lo stesso trasporto, condividono gli stessi timori e la paura di sentirsi inadeguati e incapaci di trasmettere un sentimento puro e totalizzante.
Sono Mahmood e Blanco che con la direzione del Maestro Carmelo Patti ci regalano un’esibizione memorabile.

sanremo

Dursilla non si smentisce, ritorna sul palco travestita da Zorro e ironizza sulla normalità del poter essere ciò che si vuole, quando si vuole. Tolta la maschera presenta una canzone che richiama alla speranza, un inno alla vita con ritmo incalzante che ci invita a riprendere possesso del quotidiano allontanandoci da questo tempo grigio.

Gianni Morandi è il dodicesimo artista con “Apri tutte le porte”, il titolo è già un programma.

 Inizia il Cesare Cremonini bis con un suo inedito, “La ragazza del futuro”, poi stupisce tutti con una rievocata 50 Special ballata e cantata da tutto il pubblico in sala, Amadeus in prima linea, il che ci fa pensare che sia stata una sua richiesta personale.

 Esibizione numero 13: Tananai in “Sesso occasionale”.
Titolo volutamente provocatorio per una canzone che parla di amore monogamo con un Pop elettronico.

Crediti Getty Images

Al numero 14 arriva finalmente Elisa con “Forse sei tu”.
Il gesto scaramantico del “tutto rigorosamente bianco” come nella vittoria di “Luce” non viene compreso, e non potendole recriminare assolutamente nulla delle sue performance da qui all’eternità ci si appella all’unico elemento giudicabile: l’abito.
È dolce ed elegante, anche lei si concede al tema dell’amore ma lo fa con grande coerenza e totalità: Andrea, suo marito è sul palco proprio lì accanto a lei con la chitarra.

Saviano entra in scena e fa un monologo sulla memoria, ricordando Falcone e Borsellino scomparsi trent’anni fa insieme a tutti i coinvolti della strage Capaci nel 1992.

La parola chiave diventa spunto di riflessione, ne sottolinea la traduzione per derivazione latina, recordari: riportare al cuore e in vita. Ricordiamocene.

 Si ritorna in gara.

“Ciao Ciao”, La rappresentante di lista, 15° esibizione e outfit davvero discutibili.
C’è poco da dire su questo brano volutamente “sui generis” rispetto alle aspettative musicali del Festival, quindi obiettivo raggiunto e buona permanenza in radio!

Drusilla, che ad alcuni fa tornare in mente la mitica Anna Marchesini e già solo per questo dovremmo ringraziarla, presenta il 16° cantante in gara: Iva Zanicchi.
La cantante si avvicina alla co-conduttrice e ne sottolinea l’altezza, il resto è già storia.
Iva dichiara amore puro e devoto per il suo uomo, “Voglio amarti”, una ballad romantica che ci teletrasporta in un attimo negli anni 60.

È il tanto discusso Achille Lauro il 17° concorrente della kermesse sanremese accompagnato dall’Harlem Gospel Choir nella sua “Domenica”.
Performance che delude ogni aspettativa, canzone troppo simile alla precedente “Rolls royce” e un Lauro quasi intimorito dal pubblico in sala che lo osserva mentre cerca di compiere l’ennesimo atto ribelle: una mano appena accennata dentro le mutande.
Non è chiaro se sia riuscito a trovare ciò che cercava, di sicuro però ha perso un’occasione per farsi ricordare come l’ospite rivoluzionario per eccellenza.

 Arriva Anna Valle in abito rosso di raso con un grande fiocco sul seno. Bellissima come sempre e ci presenta la diciottesima canzone in gara, è virale, no davvero si chiama proprio così.

Una ballad moderna del Tiktoker Matteo Romano, firmata da Dario Faini e diretta da Valeriano Chiaravalle. Nomi di prestigio per un giovanissimo che parla d’amore ma ha ancora tanta strada da fare.

 Esibizione n°19, Ana Mena. Il punto di domanda di questa edizione. La nostalgia per Elettra Lamborghini. Un mix male assortito tra il sapore latino della sua terra madre, il look scopiazzato ad Ariana Grande, il canto melodrammatico alla Gigi D’Alessio e il ritmo della Sagra di paese. Ad alcuni ha ricordato persino “Amandoti” della Nannini in chiave neomelodica, ad altri un più semplice fastidio auricolare.

Drusilla fa l’ennesimo cambio d’abito e presenta il ventesimo concorrente: Sangiovanni. Dentro il suo largo completo rosa rigorosamente abbinato allo smalto e agli in-ear accende il Teatro Ariston con la sua inconfondibile energia pulita.
Carmelo Patti dirige l’orchestra e l’amore volteggia in aria come le “Farfalle” sullo stomaco di Sangio e la sua amata Giulia.

Amadeus raccoglie il silenzio parlando di due donne, una Carabiniera e la donna che lei salvò dal suicidio su un ponte di ottanta metri di altezza.
Martina Pigliapoco ricorda l’accaduto e spiega con una freddezza malcelata quei momenti di grande tensione e l’empatia che ha dovuto mettere in campo per salvare una donna disperata nonostante la sua natura militare.

 Insieme presentano Emma, artista sempre in prima linea sui temi delle donne e non per caso la sua canzone parla proprio di questo, perché “Ogni volta è così” e al maschilismo non ci si può più arrendere. Direttore d’orchestra rigorosamente donna, l’unica di quest’anno: Francesca Michielin.

 Yuman è il 22° artista in gara, è il vincitore di Sanremo Giovani e porta in scena un tema importante: saper chiedere aiuto. “Ora e qui” è infatti una frase ricorrente che aiuta a ripristinare il contatto con la realtà durante un momento difficile, in questo caso l’amore da riconquistare è quello per se stessi.

 Le Vibrazioni con “Tantissimo” riaccendono il palco ma la performance del frontman non è delle migliori nonostante il tema trattato, lo stesso di Yuman. Non è facile parlare di eccessi, di occasioni perse, di cicatrici. Non è facile trasformare queste emozioni in rock e l’amor proprio non sempre sa compiere questo miracolo.

Giovanni Truppi in “Tuo padre, mia madre, Lucia”. Penultimo cantante in gara. Concretezza, verità, potenza pura. Il corpo cantautorale della musica che ancora sopravvive in mezzo alle apparenze… la sua canottiera come garanzia.

Venticinquesima una splendida Noemi che ancora litiga col fonico, quindi: volume voce principale su, volume cori un po’ meno, volume sinth nell’inciso decisamente da dimezzare!
La sua bellissima canzone “Ti amo non lo so dire” parla della paura di prendere una posizione dentro un rapporto di coppia, perché ci vuole un gran coraggio per esprimere un sentimento grande come l’amore, quello vero, quello maturo.
Dietro la direzione di Andrea Rodini ci regala una ultima esibizione carica di energia.

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Drusilla chiude la terza serata con il suo monologo, un po’ tardi per concederle lo spazio che meriterebbe, ma le sue parole si appoggiano scomode sulla nostra coscienza e speriamo che si trattengano per molto tempo:

 “Forse dovrei parlare di integrazione o diversità ma è una parola che non mi piace, è qualcosa di comparativo, esprime una distanza che non mi convince. Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento, che penso. Trovo che le parole siano come gli amanti, quando non funzionano più sono da sostituire. Ho trovato un termine per sostituirlo, molto convincente. Unicità. Mi piace, piace a tutti. Tutti noi siamo capaci di trovare l’unicità dell’altro e tutti pensiamo di essere unici. Per niente. Per comprendere la propria unicità è necessario capire di che cosa è fatta. Capire di che cosa siamo fatti noi. Certamente cose belle: valori, convinzioni, amori, i talenti. Ma i talenti vanno allenati, seguiti. Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze, bisogna avere cura. Immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati, le fragilità che vanno accudite. Non è facile entrare in contatto con la propria unicità. Come si fa a tenere insieme tutte queste cose? Io un modo ce lo avrei: si prendono per mano tutte le cose che ci abitano, quelle belle e quelle che pensiamo siano brutte e si portano in alto. Si sollevano insieme a noi, alla luce del sole, in un grande abbraccio innamorato. E gridiamo: che bellezza! Tutte queste cose sono io. Sarà una figata pazzesca. Sarà bellissimo, abbracciare la nostra unicità. E a quel punto io credo che sarà anche più probabile aprirsi all’unicità dell’altro e uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Io sono già una persona molto fortunata a essere qui, ma vi chiederei un altro regalo: date un senso alla mia presenza su questo palco: l’ascolto degli altri, delle loro unicità. Promettetemi che ci doneremo agli altri, che accogliamo il dubbio anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni. Facciamo scorrere i pensieri in libertà e senza pregiudizio e senza vergogna. Facciamo scorrere i sentimenti con libertà e liberiamoci dalla prigionia dell’immobilità. Immaginate se il mondo non ruotasse e fisso stesse, se tutto il buio fosse nero pesto“.

Chiusura con la classifica generale che vede Mahmood e Blanco al primo posto, Elisa slitta al secondo e Gianni Morandi conquista il podio nella terza posizione.

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