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mercoledì, Agosto 4, 2021

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L’imboscato Chris DeVille nel letto dei Maneskin

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Dopo grandi elogi e vendite anche negli States, e dopo che il New York Times ha parlato dei Maneskin in moto entusiasmante, arrivano ora, proprio da oltreoceano, pesanti critiche rivolte alla giovane band romana.

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Il celebre motto di Carmelo Bene è più vivo che mai: “ Il critico è colui che cerca un letto in un domicilio altrui”. Dovrebbe conoscerlo anche un certo Chris DeVille sconosciuto critico musicale del magazine americano Stereogun, ora conosciuto in Italia grazie alla sua stroncatura ai Maneskin, in particolare alla loro cover di “Beggin”. L’inferocito critico, dopo essersi adagiato nel letto dei Maneskin, ha sporcato le  lenzuola scrivendo:

“La cover di Beggin è semplicemente atroce e brutta da risultare offensiva. Prego che la loro comparsa sia un incidente isolato perché se questa roba è ciò che sta prendendo piede, è meglio che il rock sia morto”.

Dopo aver vomitato nel giaciglio dei Maneskin il signor DeVille è uscito di casa sbattendo la porta, ma qualche giorno dopo ha constatato di essere uscito anche dall’anonimato perché la sua critica è stata riportata da vari siti italiani e statunitensi, e tutto questo grazie al successo pazzesco dei Maneskin…

Non è il primo caso né l’ultimo in cui un critico musicale cerca di affossare un successo altrui guadagnandosi una certa visibilità. Si comincia con una recensione- stroncatura, poi qualche articolo dello stesso tenore e infine si pubblica una biografia non autorizzata, come nel caso del famigerato Bob Woodward che scrisse : “Chi tocca muore” la biografia spazzatura di John Belushi, in cui si parla più di cocaina che del suo talento, con una proporzione del 90 % contro 10.

Anche in Italia abbiamo avuto casi del genere. Già negli anni settanta critici musicali come Gaime Pintor e Riccardo Bertoncelli massacravano senza remore gli Area e Fabrizio De Andrè. Un sera al Titan di Roma vidi Eugenio Finardi dare un ceffone al giornalista Massimo Bassoli con conseguente rissa. Certo, quelli erano gli anni di contestazione integralista che favorì anche pessimi eventi come “il processo politico ai cantautori sul palco” come avvenne a Francesco De Gregori al Palalido di Milano.

Oggi invece, dove si contesta esclusivamente con il bla bla del web con il sedere avvitato alla sedia, bisogna approfittare dell’occasione giusta. Ed ecco che Il successo travolgente dei Maneskin è stato il pane perfetto per il denti Di DeVille. Ignoro a quale generazione appartenga questo imboscato di turno. Da quanto scrive sembra essere uno della generazione rock anni settanta, di quelli che probabilmente credono che il rock debba rientrare nel clichè conformista della tradizione. Non lo so e non mi interessa più di tanto saperlo, ma mi chiedo perché il successo di questi 4 ragazzi debba causare fastidio a gente che negli ultimi anni ha ascoltato supinamente una marea di schifezze planetarie senza alcuna reazione.

Ora non starò qui a difendere i Maneskin che perlomeno suonano strumenti veri e non campionati, perché non ne hanno alcun bisogno, visto che hanno già battuto un record, quello della band italiana più nota all’estero. Neanche la PFM era giunta a tanto, anzi negli Stati Uniti fu addirittura contestata dalla discografia, dato che incartocciarono la bandiera a stelle e strisce in una stecca di cioccolato come proposta di copertina di un loro album. E non vorrei nemmeno criticare l’intera categoria della critica musicale, generalizzando un tanto al chilo, ma è indubbio che anche questo settore giornalistico stia subendo un notevole abbassamento di qualità, come del resto in tanti altri settori, dove la competenza sembra ormai un optional. Non parliamo poi dell’approfondimento, questo illustre sconosciuto.

Bollare come offensivo il successo spontaneo dei Maneskin in mezzo mondo, ora dopo l’Europa e gli States pare spopolino anche in Russia, è come minimo puerile. Ci sarà pure una valida ragione del loro exploit , dato che sono partiti da un Paese fermo al melodramma popolato dai protagonisti della lacrima canora ? Non è per caso che in un mondo dominato dal pop e dalla trap in cui nessuno imbraccia più una chitarra elettrica e dove non si vede più un batterista neanche con il binocolo , chi invece al contrario  fa un sano rock con una certa determinazione, ha il merito di rivitalizzare il rock, dato da alcuni anni è dato morto e sepolto  dalla stessa critica?

Ma caro critico musicale DeVille non ti sei accorto che il brano sigla degli U2 degli Europei di calcio sembrava una cover dei Coldplay? Perlomeno i Maneskin le cover le dichiarano e magari le rovesciano pure come un calzino come nel caso di “Beggin”. Se proprio devi sparare alza il mirino sui vecchi mostri del rock che oggi non sanno più comunicare alle nuove generazioni perché sono tristemente invecchiati e un po’ rancorosi. Perché prendersela tanto con 4 bravi ragazzi stranieri? La risposta è una sola, per pura visibilità. O genuflettersi o sparare contro, basta muoversi dove tira il vento, perché è lì che si pesca in rete, non è vero mister DeVille?

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