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lunedì, Aprile 12, 2021

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ROCK RIVOLUZIONARIO IN ITALIA? MA DE CHE?

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Con la vittoria dei Maneskin al 71° Festival di Sanremo, da me ribattezzato Festival di Pandemo, qualcuno come l’amico Ernesto Assante ha parlato di rivoluzione. Nel contesto di Pandemo ci può stare dato che uno come Vasco Rossi arrivò ultimo con Vita Spericolata. Però questa storia che il rock è rivoluzionario a tutti i costi ha sinceramente stufato e oltretutto non è nemmeno vera. Potrei fare una lunga lista di musicisti rock reazionari, fascistelli e persino nazi.

Kid Rock si è sempre schierato con la destra repubblicana, così come Gene Simmons dei Kiss che è sempre stato un fanatico fan di Trump come ogni miliardario che si rispetti. Il pedofilo Gary Glitter poi non ne parliamo. Non dimentichiamoci i vari satanisti come Varg Vickernes alias Burzum che in galera ha scritto saggi celebrativi su Hitler e sul nazismo e su cui potrei scriverci un libro.

Aggiungiamoci poi la foltissima schiera dei qualunquisti rock che del sociale, dell’ambiente o di problematiche politiche rivoluzionarie se ne sono sempre sbattuti gli zebedei. Gente chiusa nelle loro gabbie d’oro tra champagne, cocaina purissima e yatch milionari e che magari partecipavano al Live Aid giusto per farsi pubblicità ma che dell’Africa non gliene ne è mai fregato uno sputo. Artisti rock che magari si esibivano nelle feste o nei matrimoni dei reali di mezzo mondo.

Poi vogliamo parlare dei Rolling Stones che sono diventati una multinazionale al pari della Coca Cola. e che investono nelle finanziarie che mettono miliardi nell’ industria delle armi?

Certo ci sono stati i vari Jimi Hendrix, Jim Morrison, Neil Young tutti molto schierati contro la guerra in Vietnam, contro il nucleare, contro i poteri forti in genere, ma sono un’eccezione e appartengono a un’epoca che fu. Oggi il rock nelle sue varie scuole e tendenze è un genere mainstream come il pop. Lo stesso dicasi per i rocker nostrani. Il massimo della “rivoluzione rock” in Italia l’ha fatto Piero Pelù quando ha sputtanato Matteo Renzi allora sindaco di Firenze e i beneamati Skiantos che perlomeno dedicavano i loro concerti urlando “Siete un pubblico di Merda “. Magari qualcuno come i CCCP fedeli alla linea sono nati con precisi orientamenti anti sistema, peccato poi che il maestro Giovanni Lindo Ferretti si sia schierato a destra facendosi i selfie con Giorgia Meloni.

Se in Italia qualcuno si è schierato come anarchico e comunista sono stati i cantautori niente affatto rock, come Fabrizio De Andrè, Claudio Lolli, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e tanti altri, tutti artisti molto coerenti con le loro idee e stili di vita, ma non venitemi a dire che in Italia abbiamo avuto un rock rivoluzionario.

Dall’Equipe 84 ai Maneskin, se non per rarissime eccezioni – vedi gli Area che poi facevano musica totale non certo rock – nessuno lo è stato. Se poi per rivoluzionario intendiamo una chitarra distorta e alzare un dito medio al cielo allora lo siamo stati tutti. Quella casomai dicasi trasgressione ma fino a un certo punto, dato che poi arriva persino sul palco dell’Ariston, svuotandosi del suo significato originario.

Ma questo è un Paese la cui memoria storica dura quanto quella di un pesce rosso, per cui parlare oggi di rock rivoluzionario è persino risibile. Tutt’al più possiamo dire che il rock consente una certa libertà espressiva e artistica fuori dai lacci del pop melodico tradizionale, ma si ferma lì. Magari avesse qualcosa di rivoluzionario dato i tempi che stiamo vivendo, tempi in cui siamo tappati in casa come profughi, senza lavoro e con i concerti rimandati ad anno da destinarsi. Ma purtroppo non lo è neanche se sotto ci scrivi Indie con il sangue finto di Achille Lauro.

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