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mercoledì, Agosto 4, 2021

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Michele Monina parla della nuova edizione del “Festivalino di Anatomia Femminile” – INTERVISTA

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Torna anche quest’anno, per la sua quinta edizione, il “Festivalino di Anatomia Femminile”, l’evento musicale tutto al femminile ideato dal critico musicale Michele Monina. FareMusic lo ha intervistato.
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È un giorno di inizio estate, le vacanze non sono ancora cominciate, per me si sono appena conclusi gli esami con la mia splendida 3ªC, insegno alle scuole medie, quest’anno si chiude un ciclo meraviglioso con alunni “allegri, oh oh, curiosi, oh oh oh oh”, come ho modo di cantare e incidere con alcuni colleghi spumeggianti del consiglio di classe.

Con Mela Giannini (direttore di FareMusic, nda), tornando alla questione principale per cui sto scrivendo quest’articolo, decidiamo di fare un’intervista all’istrionico critico musicale Michele Monina. L’occasione è data dal “Festivalino al femminile” che Monina organizza d’estate, ormai giunto alla quinta edizione, che vede in cartellone nomi emergenti del cantautorato femminile italiano: «sono passate più di quattrocento artiste e abbiamo avuto quasi due milioni di contatti», mi racconta durante l’intervista. Ci sentiamo, concordiamo l’intervista, aspettiamo che la figlia sostenga l’esame di maturità, la telefonata è fissata per il giorno successivo. Lo chiamo, non risponde. Trenta secondi dopo squilla il cellulare, sullo schermo c’è scritto: Michele Monina.

monina

Ciao Michele, sono Antonino Muscaglione.

Sì, ciao, eccomi, scusa, non ho fatto in tempo a risponderti.

Intanto com’è andato l’esame di tua figlia, tutto apposto?

Bene, bene, tutto apposto, ci siamo tolti un dente.

Io abito vicino ad una scuola superiore, c’è clima di esami di maturità, ogni tanto sento degli applausi, voci, gente che acclama fuori dall’aula.

Quando si esce è così, poi questi due anni, anche per gli studenti, sono stati abbastanza pesanti.

Io ti chiamo con un obiettivo ben preciso: quest’intervista vuole essere un antidoto alla brutta musica che c’è in giro, ti seguo, leggo i tuoi articoli, vorrei parlare del tuo “Festivalino di Anatomia Femminile” giunto alla quinta edizione. Mi chiedo perché artiste come Cristina Donà o Cassandra Raffaele non hanno lo stesso spazio nella scena musicale come altre, che non nomino. Cassandra, ad esempio, sta facendo un lavoro straordinario, ma mi chiedo: avrà il seguito che si merita?

No, assolutamente. E non ce l’avrà perché, attenzione, non lo avrà in termini di numeri, perché ovviamente non è dentro quel sistema lì. Io credo che – ed è il motivo per cui da cinque anni faccio questa cosa del Festivalino – esiste un circuito, ne esistono più di uno, parallelo al sistema principale, che mette in circolo una musica, più o meno, di alto valore.

Ci vuole anche il tempo per ascoltare e comprendere un testo complesso e profondo di Cassandra.

Esatto, ed è per questo che io mi ostino a fare una manifestazione di quel tipo, mi piace specificare che non lo faccio per guadagnarci qualcosa, anzi è la parte del mio lavoro che “mi serve meno”, da un punto di vista remunerativo. Vengo seguito prevalentemente quando mi occupo del sistema principale, che sia stroncare o anche recensire pubblicamente i “big” e raccontare come funziona la macchina vista da dentro. Quando scrivo di artisti indipendenti, come spesso faccio di cantautrici, i miei lettori diminuiscono, perché è un argomento che interessa una porzione più piccola, rispetto ad articoli che interessano una platea più ampia. Ti faccio l’esempio dell’articolo scritto sul twitter di Madame che sta, anche troppo, spopolando. Dico “anche troppo” perché sono due giorni che continuo a ricevere insulti e bloccare contatti.

Il tuo ragionamento l’ho letto, per certi versi condivisibile. Devo ammettere che ho letto il parere di un padre.

Ma sì, Madame ha un anno in meno di mia figlia, e ha fatto l’esame in contemporanea, sinceramente attaccare una diciannovenne fa abbastanza mestizie di suo, perché è una ragazzina, io a diciannove anni non avrei retto ad un attacco del genere, è vero che non facevo il cantante, però in quella roba lì mi sembra abbastanza agghiacciante il tutto, però ti ripeto, quell’articolo lì ha avuto seicento condivisioni, continuo a bloccare gente che mi insulta e se faccio un articolo su Cassandra Raffaele avrò certamente meno lettori. Ma li faccio perché credo che per potere educare, sono convinto che la critica musicale a questo serva, bisogna far conoscere al pubblico tutto ciò che offre il mercato, il gusto delle persone è educabile. Nell’articolo ho parlato dell’umiltà di un’artista: Madonna, Prince o Bob Dylan, per dire Dylan non rispondeva all’accademia che doveva consegnargli il Nobel. Tutti mi dicono “ma lei non è un’artista”! A prescindere che è valido ma relativamente, perché se non è un’artista che cosa te ne frega di cosa fa. Secondo me è un’artista, lo è secondo il sistema musica.

Su questa cosa ho difficoltà a comprenderla, ho visto te e Mara (Maionchi, nda) in una puntata che avete fatto sul Festival di Sanremo, sto cercando di capire perché voi, che stimo professionalmente, pensiate una cosa del genere.

Al di fuori che uno possa pensare che è un’artista di valore o non di valore, il punto non era dire, magari l’ho detto e lo penso anche, che è una brava artista, ma non puoi dire che se sei bravo devi essere umile, se non lo sei vuol dire che non sei bravo, sarebbe bizzarro. Secondo me un’artista non deve stare nei canoni della morale, l’arte non si giudica secondo i canoni della morale, per cui posso dire che il disco nuovo di Marilyn Manson, quando mai uscirà, è un disco bellissimo anche se lui nel frattempo sarà finito in galera per violenze o altro. In non giudico l’uomo, giudico l’opera. Io penso che il critico musicale debba avere lo scopo di educare il gusto, poi c’è il gusto personale che è un’altra roba. Anche a me piacciono canzoni che da un punto di vista oggettivo fanno cagare, ma mi piacciono perché magari le ho sentite quando avevo quindici anni in un’estate particolarmente divertente, se sento certe canzoni degli anni ottanta, mi piacciono per quello che mi ricordano, il gusto come lo educhi facendo ascoltare musica di qualità. Io continuo a proporre musica che è fuori dal sistema, ma che ritengo sia valida. Tu pensi che esistano solo Takagi e Ketra? È ovvio che il loro sia un lavoro ben fatto, nessuno può dire che abbiano fatto il lavoro in quattro minuti, è ben fatto, ma è brutto, rientra nei canoni del brutto. Il brutto è oggettivo, non è soggettivo. Io provo a fare questa cosa. Poi nei fatti il mio è anche un lavoro ideologico. Non ho creato un festival virtuale di musica indipendente, ma un festival di cantautrici, che statisticamente sono tagliate fuori dal sistema molto più degli uomini. Non fanno parte dei festival e spesso anche del festival (di Sanremo, nda), non hanno ruoli di potere, non sono rappresentate nei live, su spotify hanno percentuali ridicole, quindi io ho scelto di schierarmi.

Questa è una scelta coraggiosa che in questo periodo storico apprezzo, proprio in un momento in cui parlare di genere è come camminare su un campo minato.

Considera che io lo faccio da anni e sinceramente potrei quasi spacciarlo per qualcosa che va di moda: perché il genderismo va di moda! Io lo faccio semplicemente perché ho constatato questa cosa, l’esempio che faccio sempre è: in settantuno anni del festival di Sanremo non c’è mai stato un  direttore artistico donna. Oggi non c’è un capo di una qualsiasi casa discografica che sia donna, questi due elementi mi sembrano abbastanza significativi. Neanche a capo dei promoter c’è una donna. Le donne che vengono identificate con la discografia sono la Caselli e Mara, sono donne che hanno delle caratteristiche molto maschili, cioè hanno dovuto assumere, o forse le avevano già in partenza, pose molto dure, molto virili, quindi sicuramente c’è un problema ed io ho risposto in quel modo lì. La mia scelta è di dare spazio a più artiste possibili, non ho fatto una selezione radicale, ho fatto una selezione ma ho tenuto le maglie abbastanza larghe, non ho scelto dieci artiste, cosa che farei se facessi un festival fisico con un palco vero. Ho scelto di puntare anche sulla quantità, perché chi ci arriva si accorge che esiste un mondo, pensa che in cinque anni ho ospitato circa quattrocento artiste, considera che da me sono passate, quando ancora nessuno sapeva chi fossero La Rappresentante di Lista e i Coma Cose, che sono le uniche due realtà, in parte femminile, che quest’anno erano presenti al festival.

Mi hai bruciato una domanda, ti volevo chiedere quali delle artiste fossero passate dal tuo festival prima di passare ad una platea più grande.

In tutti questi anni sono passate tante cantautrici tipo Mesa, pensa che io su Facebook ho circa venti mila followers, ma il festival ha raggiunto, nei primi quattro anni, circa due milioni di contatti. Che sono tantissimi se immagini che il luogo in cui questa cosa va “in onda” è una pagina che non ha neanche venti mila followers. È considerato uno dei festival femminili italiani al pari del Bianca D’Aponte, al punto che io sto dentro al D’Aponte come giurato e sono finito sullo speciale del Tg1 della Fiorato (Cinzia Fiorato, giornalista del Tg1, nda) dedicato al femminile, io ero una delle voci narranti e i festival di cui si parlava erano questi tre, quindi è diventato, pur rimanendo una roba virtuale che va su Facebook da luglio a settembre, è diventato un appuntamento. E sono dell’idea, nonostante non mi porti soldi, anzi mi ruba molto tempo, vale la pena farlo. Io non credo che far vedere il video di Cassandra Raffaele intacchi Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti. Sono dell’avviso che, prima di costruire qualcosa, se c’è un ecomostro, prima bisogna abbatterlo. Provo ad abbattere il mostro da anni, a stanare il sistema.

Quello che stai facendo è un lavoro che richiede anche un’aspettativa a lungo raggio.

Sai cos’è, io sono diventato critico musicale alla fine degli anni novanta in quanto scrittore. All’epoca prima Panorama, poi Tutto Musica, mi hanno chiesto se volevo scrivere di musica sapendo che ero un ex musicista, in quanto scrittore.

Ti faccio una domanda volutamente pungente, quindi questa tua critica che a volte è così tosta, acuta, tagliente, sicuramente intellettualmente stimolante, viene da una frustrazione per non avere sfondato nel mondo della musica?

No, no, ne ho anche scritto più volte, io ho studiato musica da piccolo e ho abbandonato la musica classica proprio perché ero troppo piccolo. I miei mi hanno scritto al conservatorio quando avevo sei anni, ho frequentato il conservatorio quando facevo le elementari e le medie, è ovvio che questa cosa mi abbia un po’ segnato. Non mi sono diplomato al conservatorio, ho fatto chitarra e pianoforte, ho imparato a suonare diversi strumenti, ho smesso coscientemente perché ho scoperto col passare del tempo che il mio talento non era la musica, ma la scrittura, la mia è stata una scelta serenissima. Al punto che non ho iniziato a scrivere musica, ma letteratura, ho iniziato scrivendo romanzi, racconti, poi sono passato dall’altra parte e ho continuato a scrivere, campo prevalentemente scrivendo libri che scrivendo articoli.

Ho letto dalla tua biografia che hai tantissime pubblicazioni.

Sì, io, come direbbe Jovanotti: sono un ragazzo fortunato! Libri ne ho cannati pochi, per cui continuano ad arrivarmi proposte, quelle che mi interessano le porto a casa. Poi, se ci pensi, scrivo pezzi lunghissimi, non parlo mai dell’oggetto.

Scrivi per paradossi, metafore.

Quella roba lì la vivo come un esercizio di scrittura.

Devo ammettere che cerco di “copiarti”, o almeno ci sto provando…

Scrivo, sono uno scrittore, quando scrivo di musica continuo ad essere prevalentemente uno scrittore. Quindi, in realtà, il mio guardare lontano, deriva dal fatto che credo che il mio ruolo da intellettuale sia quello, non posso pensare che il tutto sia scrivere recensioni e andare ai concerti. Quello c’è, ho anche creato un mio avatar, che non corrisponde esattamente a me stesso, mi diverto a stare con gli occhiali e coi codini, mi diverto e nel divertirmi provo a costruire qualcosa. Io credo che nella musica indipendente tagliata fuori dal mercato, ci sia talmente tanta libertà, chi ha talento, ha modo di metterlo a frutto perché non ha dei paletti rigidi, come chi invece deve passare su Spotify o in radio. Quest’anno il Festivalino parte il primo luglio, ci sono nomi nuovi, ho deciso di spostare la luce su gente che non era mai passata, c’è Gaia Gentile che ha pubblicato un album interessante che si intitola “Sono fuori”, c’è Cristallo, con la quale parto, una delle cantautrici nuove migliori che c’è in circolazione, sono tante, sono una sessantina, adesso non riuscirei a nominarle tutte.

Penso che se ci fosse stato un festival del genere trenta anni fa, non si sarebbero perse per strada cantautrici come Gerardina Trovato.

Esatto, assolutamente. Andremo avanti fino a settembre, questi sono dieci anni dell’antologia “Anatomia femminile”, quest’anno avrei voluto fare un evento fisico, spero che prima o poi la situazione sia tale da poterlo rendere possibile.

In quale luogo lo faresti, nella tua Ancona?

No, nella mia Ancona non faccio mai niente, aveva ragione chi diceva che nessuno è profeta in patria, nella mia Ancona non faccio mai niente da sempre. Io pensavo a Milano, è la città che ho scelto per vivere, però magari potrebbe essere Roma, poi non lo so, pensiamo ad un’altra situazione.

Il luogo della manifestazione potrebbe essere in Sicilia, immagina in Sicilia, nella Valle dei Templi ad Agrigento, c’è una scenografia meravigliosa, sono siciliano, spingo verso la valorizzazione del mio patrimonio.

Io con la mia terra ho un rapporto abbastanza irrisolto, poi sia chiaro, uno dei miei libri si intitola “Seppellito il mio cuore sul monte Conero”, diciamo che ho un rapporto risolto coi luoghi, meno con le persone. Poi, sia chiaro, non vedo l’ora di tornare giù a luglio, dopo un anno che non vedo i miei, loro abitano là, poi le istituzioni di Ancona non sono sensibilissime rispetto a chi se ne è andato e quindi lo farò da un’altra parte.

Mi piace che tu parli di sensibilità e che mi rappresenti in questo modo la questione, posso dire di aver tirato fuori il lato diplomatico di Michele Monina.

Esatto, solo in questo caso! Sono spesso critico, anche in maniera abbastanza esplicita, mia moglie, anche lei anconetana, mi spinge sempre a lasciar perdere, visto che viviamo da un’altra parte, abbiamo scelto Milano che è diventata la nostra città.

Grazie mille Michele.

Grazie a te Antonino, grazie della chiacchierata, spero che farai presto ritorno nella Valle dei Templi.

Sono di Palermo, ma andrò giù in vacanza, comincerò ad immaginare dei luoghi dove realizzare il palco che abbia come scenografia i Templi della Valle.

Noi, uso il plurale perché per questa cosa del Festival di Anatomia Femminile dovrò per forza chiamare dei collaboratori, questa cosa qui, appena diventa fattibile organizzare una cosa senza correre il rischio che all’ultimo chiudano tutto.

No, dai, non succederà più.

Io sono ottimista, avendo quattro figli devo esserlo per forza.

Grazie Michele, un abbraccio.

Grazie a te, un abbraccio di cuore.

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