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Alex Uhlmann, “Paris or Rome” è il debutto solista

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Paris or Rome è il singolo che segna il debutto solista di Alex Uhlmann, già voce dei Planet Funk e direttore musicale del talent The Voice. Anche se può sembrare insolito recensire un singolo, tuttavia Alex è tutto tranne che un debuttante. Scoprite perché.

Alex Uhlmann by John Cruel

La vita di un Artista spesso paga il prezzo di non avere un punto fisso. Si vive di stanze, si cambiano indirizzi, seguendo il flusso della propria creatività. Alex Uhlmann, cantautore nato in Lussemburgo, ma cittadino europeo per spirito, è cresciuto musicalmente tra Londra, Parigi, Berlino, Milano. Paris or Rome è un pretesto letterario, ovviamente, per indicare una geografia del cuore ancora da scoprire.

Già frontman dei Planet Funk, direttore musicale dell’edizione italiana del Talent “The Voice of Italy”, Alex Uhlmann è un nomade curioso che ama le contaminazioni, come fosse uno chef. Non a caso tra le sue attività, c’è anche un’avviata esperienza in ambito Food, una avviatissima pizzeria chiamata “Futura come la canzone di Lucio Dalla”, riconosciuta tra le cinque migliori d’Europa , che nel 2020 ha ottenuto anche i Tre Spicchi Gambero Rosso.

Paris or Rome (I need a home)

Il singolo precede l’ EP “Home” in uscita il prossimo maggio ed è prodotto da Steve Lyon (Depeche Mode, The Cure, Paul McCartney, Laura Pausini), il che è già un biglietto da visita che invita all’ascolto. Le sonorità, come parlerò oltre, sono essenziali, asciutte ma molto definite e corpose.

È un brano molto personale– ha commentato l’artista – scritto mentre cercavo di nuovo un posto in cui vivere, la prossima città dove potermi sentire finalmente a casa. Ma alla fine questo viaggio costante si è trasformato in una scoperta personale. Sono arrivato alla conclusione che non importa dove vivi o da dove vieni, ma cosa fai per essere felice

Un debutto da solista dopo una lunga carriera

La carriera di Alex Uhlmann non è iniziata coi Planet Funk, né è esplosa con The Voice. Piuttosto, questi sono stati punti prestigiosi di arrivo, frutto di una carriera che lo vede attivo da più decadi. Dai pub londinesi, dove sperimentare era l’unico modo per distinguersi e sviluppare la il proprio peso specifico, alla discografia, alle collaborazioni con artisti come David Morales, al Djing, dove mescolare è la chiave che tanto fa inorridire i puristi dei generi musicali. A questo punto del suo viaggio, Alex si domanda se Paris or Rome, luoghi simbolici, possono essere il posto dove fermarsi

Ci sono turisti e ci sono esploratori. I primi scattano migliaia di fotografie per poi tornare alla propria quotidianità, i secondi invece non hanno una chiara meta spesso, ma osservano, assorbono, rielaborano.

E’ questo il senso profondo del viaggio, più che raggiungere un meta stabilita. É sicuramente una metafora inflazionata e magari anche abusata. Ma non importa, perché c’è un sempre un viaggio che inizia, per un esploratore curioso.

Credit ©John Cruel

Tale dovrebbe essere un musicista. Più che un dattilografo delle note o degli stili in voga in un momento. Spesso il viaggio diventa interiore, riserva sorprese. E il resoconto di questa esperienza si trasforma in liriche, in note, in melodie, arrangiamenti, per condividere l’emozione della scoperta o della nostalgia. La domanda vera, come ha specificato lo stesso Alex, non riguarda il dove cerchiamo un centro di gravità permanente, ma cosa facciamo per viverlo ed essere felici. E potrebbe essere anche nella stessa geografia dove siamo, non è per forza altrove.

Il video di “Paris or Rome”

Il videoclip del brano, prodotto da Bengala Films con la regia di John Cruel, è stato girato nella vecchia casa di Alex a Milano, ormai vuota in cui ripercorre il suo passato attraverso una serie di flashback malinconici che rappresentano al meglio l’anima e l’esigenza del testo. Numerosi inserti personali della vita e della carriera dell’Artista, backstage dei primi concerti a londra e successivamente dei tour coi Planet Funk, scorrono veloci in una patina grunge, con un montaggio dinamico che contribuisce a sostenere la ritmica del brano, e dell’urgenza del testo. Potete vedere il video a questo link.

Lo stile di Alex Uhlmann

Il brano iniziacon pochi indugi, con voce calda che richiama le migliori ballad di stampo anglosassone, ma con una prosodia larga e serrata al tempo stesso, misurata, che non indugia nel lamento.

Una voce che se si presenta intima nella strofa, sfocia poi in uno spazio aperto nel Chorus, supportato da riverberi e fill di batteria che ricordano il miglior spirito di The Joshua Tree e le produzioni di Daniel Lanois.

I colori del video, coerenti con l’atmosfera narrata nel testo, esprimono il momento in cui si lascia la casa vecchia, per aprirsi al nuovo, le malinconie che si fondono con le speranze., il momento in cui tutto si sospende in attesa dello slancio vitale.

Si tratta di rock nella sua essenza e nella buona tradizione europea. Pochi fronzoli (magari tipici dalle nostre parti), molta energia e pathos. La cura dei suoni pone questa produzione ad un livello di certo superiore alla media, proprio perché non rincorre fuochi d’artificio, quanto la pulizia dell’essenzialità e del bilanciamento sonoro. La mano di Steve Lyon si sente, e non è di passaggio.

Conclusioni

Difficile da un singolo fare previsioni sull’album che potrà seguire, in generale. Ma se queste di Paris or Rome sono le premesse, non posso che aspettare con fiducia e curiosità l’uscita di Home. Di sicuro sarebbe altrettanto auspicabile poter sentire Alex dal vivo, cosa cui ormai ci stiamo disabituando per la scia di una pandemia infinita.

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