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martedì, Novembre 24, 2020

MAX PEZZALI: uscito il nuovo album “Qualcosa di nuovo”

E' uscito “Qualcosa di nuovo”, il nuovo album di Max Pezzali. Questa sera l'artista terrà un evento speciale per presentare l'album

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Bob Dylan, l’ultimo dei migliori in “Rough And Rowdy Ways” – RECENSIONE

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Partiamo dall’oggettività: “Rough And Rowdy Ways”, uscito il 19 giugno scorso, è il 39° album in studio di Bob Dylan, un musicista “nobile” che nella sua vita ha venduto oltre 125 milioni di dischi in tutto il mondo. Un poeta, un artista, un Premio Nobel!

Negli ultimi 23 anni ha realizzato sette album in studio, un lasso di tempo che include anche la registrazione, nel 2001, di “Things Have Changed”, realizzata per il film Wonder Boys e vincitrice di un Oscar e di un Golden Globe. E ancora… l’autobiografia divenuta best seller internazionale, “Chronicles Vol. 1”, che ha trascorso 19 settimane nella lista dei migliori book del New York Times e che recentemente è stata definita da Rolling Stone come la più grande autobiografia rock di sempre. Tanto per non farsi mancare niente, Dylan ha anche ricevuto l’Officier de la Legion d’honneur, il Sweden’s Polar Music Award nel 2000, un Dottorato dall’Università di St. Andrews in Scozia e numerose altre onorificenze.

Questa cristallizzazione della realtà ha un significato preciso che, mi auguro, emergerà nelle righe a seguire.

Il nuovo album della leggenda Dylan ripercorre la sua vita, e suona come qualcosa di mai realizzato prima. Non un evento epocale – come accadde in occasione della “svolta elettrica” al Free Trade Hall di Manchester, il 17 maggio 1966, quando qualcuno tra il pubblico lo apostrofò con l’epiteto di “Giuda”! -, ma a 79 anni penso ci si possa accontentare di realizzare – e ascoltare – un buon album!

Parliamo della sua prima collezione di inediti dal 2012, un tempo decisamente lungo, ma negli otto anni di apparente rallentamento Dylan ha diversificato gli impegni, gestendo cinque dischi ispirati a Frank Sinatra, organizzando l’uscita delle sue “Bootleg Series”, lanciando la linea di whisky “Heaven’s Door”, esponendo i suoi dipinti/ disegni/ sculture, essendo oggetto di un documentario di Martin Scorsese che racconta il tour del 1975 – Rolling Thunder -, suonando in più di 500 concerti nel suo continuo “Never-Ending Tour” e… facendo tappa a Stoccolma per raccogliere un premio Nobel per la letteratura. Insomma, il materiale di discussione e approfondimento per i fan non è mai venuto a mancare.

Difficile quindi considerare “Rough And Rowdy Ways” come un ritorno sulla scena musicale, meglio sottolineare come il disco profumi di riflessione su di un mondo a cui Bob ha dato contenuti e innovazione, plasmando al contempo la sua esistenza e quella di molti seguaci. Ma l’album, nonostante rivolga pesantemente lo sguardo al passato, suona come il desiderio di aprire un nuovo sentiero.

Il disco è stato anticipato nel mese di marzo dal video di “Murder Most Foul”, una meditazione di diciassette minuti – pressoché un parlato – focalizzata sull’assassinio di J.F. Kennedy, imbottita di dettagli sull’evento, con la sottolineatura di una lunga lista di titoli di canzoni: ciò che ne deriva è la sensazione che sia stata la musica a trascinare la nazione dopo la tragedia che ha segnato un’epoca, e che sarà la musica che alla fine racconterà la storia americana.

Da molti fan considerato inizialmente brano “noioso”, superato l’impatto è diventato irrinunciabile per gli stessi dubbiosi.

A seguire altre due canzoni, la dolce e contemplativa “I Contain Multitudes” e l’astuto blues “False Prophet”: queste due tracce aprono l’album, mentre il già citato “Murder Most Foul” lo chiude.

I lavori musicali di Dylan del XXI secolo hanno seguito un progetto preciso iniziato con “Love and Theft” – uscito l’11 settembre del 2001 -, oscillando tra blues, country, rockabilly e pop.  Dopo essere entrato nel territorio di Sinatra ci si poteva aspettare una contaminazione e un successivo approccio più conciso e classico, ma ciò che è successo è esattamente l’opposto: le canzoni di “Rough e Rowdy Ways” attingono a più tradizioni musicali contemporaneamente, si prendono uno spazio metrico lontano dalla normale forma canzone e cambiano spesso marcia e tono. Alcune tracce non hanno alcun ritornello distinguibile o regolare, e tre sono prive di parte ritmica.

La maestosa “Mother of Muses”, ad esempio, si percepisce come una ballad di altri tempi, mentre la lamentosa e ondeggiante “I Made Up My Mind to Give Myself to You”, è una delle canzoni d’amore più semplici e dolci del suo repertorio. “My Own Version of You” è qualcosa di completamente diverso, una riflessione sul significato della vita: “Puoi dirmi cosa significa essere o non essere?“.

Sicuramente un modus poco convenzionale per Dylan, con una forte alternanza di significati e forme.

Un paesaggio da sogno di nove minuti e mezzo è quello presentato in “Key West”, con Dylan che propone una fisarmonica ipnotica e una lirica tutta da scoprire.

La canzone “Black Rider” si spinge in territorio quasi metafisico – “Lascia che tutti i tuoi pensieri terreni si trasformino in una preghiera” – controbilanciato da una chiosa sardonica e minacciosa: “La dimensione del tuo cazzo non ti porterà da nessuna parte“.

Anche le canzoni blues sono tutt’altro che semplici esercizi di genere. “Goodbye Jimmy Reed” prende in prestito uno swing spavaldo che riporta alla leggenda del mito da cui il brano prende il nome, e la greve “Crossing the Rubicon” colpisce per il ritmo a cadenza variabile in cui Dylan pare trovarsi a meraviglia.

Quello che emerge da “Rough and Rowdy Ways” – titolo che ricalca quello di una canzone del 1929 del pioniere della musica country Jimmie Rodgers – è il senso della ricerca ardente dello scopo finale, la messa a fuoco del momento conclusivo.

Troviamo umorismo, rabbia e dolore, in ogni parola e in ogni lato espressivo; non ci sono riempitivi forzati, e nemmeno frasi incompiute, e sarebbe plausibile pensare che Dylan abbia voluto creare un compendio della sua vita, da lasciare in eredità al nuovo che arriva:

Sono tre miglia a sud del purgatorio/Un passo dal Grande Aldilà“.

La morte è sempre stata vicina al lavoro di Dylan: il suo omonimo debutto, registrato nel 1961 quando aveva solo venti anni, includeva “In My Time of Dyin'”, “Fixin’ to Die” e chiudeva con “See That My Grave Is Kept Clean”. Il fatalismo è sempre stato parte della sua storia musicale e del suo lessico, elementi basici da cui normalmente ha attinto.

Dylan ci ha spesso consigliato di non cercare il significato letterale del suo lavoro. In una recente intervista al New York Times, ha descritto alcune di queste nuove canzoni come cadute dallo spazio, aggiungendo: “Sono disorientato come chiunque altro sul perché le abbia scritte”, e ancora: “Non ci si può aspettare di capire tutto in ogni canzone”.

In qualche modo l’effetto di “Rough and Rowdy Ways” è qualcosa di più elegiaco e, in ultima analisi, ottimistico. Mentre anela vendetta contro coloro che lo hanno tradito, i riferimenti alla storia, alla letteratura e alla musica – da Giulio Cesare ai Mott the Hoople, William Blake e Anne Frank, Harry Truman e Bo Diddley – rimbalzano attraverso l’album, culminando nella vertiginosa litania di “Murder Most Foul”. E in questi echi, in queste composizioni dal magico profumo, si possono catturare le esperienze e le lezioni ricevute nel tempo dall’ex menestrello del Greenwich Village, che pare voglia spiegare che è con l’arte che creiamo l’immortalità.

Questo stato mentale è ciò che mantiene Dylan “on the road” dopo tutti questi anni, e lo spinge ancora a cercare e a lottare attraverso la sua scrittura, un artista che, dopo aver ispirato più generazioni, è ancora alla ricerca di nuovi territori, non pago di una carriera incomparabile: “Sono l’ultimo dei migliori, puoi seppellire il resto“, canta su “False Prophet”.

Rob Stringer, CEO di Sony Music, ha affermato: “Queste canzoni non hanno precedenti, né nel repertorio di Bob né in quello di nessun altro”.

Dopo un attento ascolto non sarà difficile essere d’accordo con lui!

bob dylan
Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic – FMD Copyright

Tracklist “Rough and Rowdy Ways” – Bob Dylan

I Contain Multitudes
False Prophet
My Own Version of You
I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You
Black Rider
Goodbye Jimmy Reed
Mother of Muses
Crossing the Rubicon
Key West (Philosopher Pirate)
Murder Most Foul

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