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mercoledì, Giugno 3, 2020

Cosa prevede il decreto governativo per ripartire con i concerti dal 15 giugno

Nell'ultimo Decreto della Presidenza dei Ministri in cui, nell'allegato 9, vengono fissate le condizioni con le quali potranno riprendere i concerti

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“Niente sarà come prima” Il nuovo film da vivere – Proposta di concerti virtuali e streaming

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Diciamolo chiaro, il Coronavirus ci insegna molte cose, ma una su tutti: cambiare il nostro modo di pensare e di agire, quindi di vivere. Niente sarà come prima.

Non si tratta di uno spavento passeggero. Non stiamo vivendo un dramma, un fenomeno sociologico, un cataclisma economico per niente, come se fosse un risveglio da un brutto sogno. Se pensiamo che tutto tornerà di colpo come un tempo, tra qualche settimana o mese, siamo davvero sprovveduti.

Gli effetti sono e saranno devastanti. Lo sono già dal punto di vista politico e culturale, dato che qualche leader idiota blatera di “immunità del gregge”. Quello che possiamo fare nel frattempo non è leggere l’Apocalisse, ma la Genesi, perché comunque dovremo reagire e ripartire in qualche modo.

Fatta questa premessa, che sembra il soggetto di un film di fantascienza ma che invece è la fotografia della realtà, possiamo cominciare a individuare qualche possibile soluzione del problema.

Concentriamoci almeno su uno, ad esempio sulla musica e soprattutto sul mondo del lavoro che ruota attorno ad essa. Ieri consumavamo la musica attraverso il territorio, i concerti di piccola, media e grande affluenza. Quello era il nostro mondo privilegiato aldilà dei download e del mercato digitale. Il live è la massima rappresentazione della celebrazione della musica. Un rito storico partito dalla notte dei tempi, che oggi e soprattutto domani subisce e subirà una inevitabile trasformazione, se non totale, almeno parziale.

Allo stato attuale tutti i tour nazionali e internazionali sono stati sospesi e non abbiamo alcuna certezza del quando e come potranno ripartire. Un dato è certo, il comparto dello spettacolo sta subendo una crisi pazzesca, mai avvenuta prima d’ora. Se pensiamo che una sola rappresentazione operistica vale oltre 50mila euro a data, sappiamo benissimo che l’annullamento di una stagione in un teatro equivale a un buco di milioni non risanabile. Quindi il problema è uno solo. Evitare il fallimento di interi teatri e auditorium. Come, sinceramente non lo sa nessuno.

Qualche sociologo che si vanta di averle viste e azzeccate tutte, presume di avvisarci che alla fine di questa lunga emergenza, la gente avrà voglia di tornare alla socialità di un tempo, per cui lo spettacolo e la musica dal vivo godranno di una rinascita incredibile. Da un punto di vista psicologico la previsione può essere credibile, ma non lo è dal punto di vista economico, perché nel frattempo, grazie al Coronavirus, ci saranno milioni di precari e poveri in più. Per cui un domani, anche chi farebbe follie per andare a un concerto di una star, non potrà andarci.

Allora sarà chiaro a tutti, promoter e artisti compresi che fanno finta di non saperlo, che già da oggi dovremmo tutti abituarci a usufruire della musica in modo diverso. Un conto è non fare nulla, un altro è fare con modalità diverse, che magari non ci piaceranno ma che sono comunque necessarie per sopravvivere o rimettere in moto il mercato, ripartendo da zero.

La tecnologia può essere una soluzione, almeno parziale.

Faccio un esempio pratico. Il Concertone del 1 maggio (che piaccia o meno al lettore, è ininfluente) è stato cancellato. Gli organizzatori hanno scelto il “non fare” come dato di fatto, visto che non è possibile garantire una forte affluenza di pubblico fisico in un luogo fisico per l’emergenza Coronavirus, e stiamo parlando di un evento a più di sessanta giorni.

Rispettiamo tutti la scelta responsabile degli organizzatori ma mi chiedo… perché non prendere in esame una modalità diversa?

Ok, fermo restando che l’ipotesi della piazza fisica è da scartare, perché non prendere in considerazione l’ipotesi di una piazza digitale? Se come spettatore e artista non posso essere presente fisicamente in Piazza San Giovanni, potrei comunque esserlo altrove in diretta streaming. Del resto la tv e la radio funzionano così, quindi perché non applicare la stessa modalità a un concerto live?

Ovviamente non sto parlando di una diretta facebook da casa con la chitarrina in cucina… quello esiste già purtroppo e non serve a nulla se non a soddisfare il proprio ego e narcisismo personale.

No, sto parlando di radunare una serie di artisti in una location indoor, su un palco normale, rispettando ovviamente tutte le norme di sicurezza e sanitarie, magari non tutti insieme ma a distanza di qualche minuto… e mandare tutto il concerto in diretta streaming su una speciale piattaforma in cui ogni utente può collegarsi pagando un’iscrizione a costi minimi.

Se l’ emissione televisiva non dovesse essere compatibile per la diversa tempistica, nessun problema… niente tv. Ma ci sono milioni di cellulari, tablet e pc a disposizione, quindi il televisore può anche essere spento per un giorno.

Così il messaggio ricevuto a tutti è che la musica continuerebbe a esistere, ad aggregare e a comunicare, assolvendo la sua funzione culturale e sociale. Non è un messaggio da poco, anzi direi fondamentale.

O preferiamo il silenzio o i flashmob sui balconi? (di cui peraltro nutro una forte simpatia come reazione al disagio, ma non di più).

La scelta è quindi tecnologica, l’alternativa è il silenzio tombale e il rimpianto di un’epoca passata. In questi giorni di “arresti domiciliari” sto cercando di parlarne con vari promoter, ma tutti fanno finta di credere che questo fenomeno da virus sia passeggero.

La realtà è che culturalmente e imprenditorialmente gli addetti ai lavori sono tristemente tradizionali e nostalgici. Hanno una miope visione del presente e del futuro. Pensano sempre ai mega show con strutture imponenti e giganteschi leadwall (costosissimi peraltro sia in termini economici che di forza lavoro per trasportarli, montarli e smontarli). Non sanno, o fanno finta di non sapere, che in alternativa esiste la tecnologia olografica che costa molto meno in strutture e personale, e garantisce molta più spettacolarità della tradizionale proiezione su megaschermi.

Tecnologia che consente in tempo reale con la telepresenza olografica, di poter produrre persino duetti a distanza tra diversi artisti e in diretta. Una rete olografica e un proiettore con i software sono trasportabili in un comune furgone, non serve un bilico, e si montano in meno di un’ora con soli due tecnici.

Veniamo al comparto economico, ai numeri o ai possibili proventi dei promoter. Su questo ho le mie idee e progetti che non posso certo svelare qui a chiunque, ma vi garantisco che a fronte dei grossi risparmi di produzione, di promozione, di prevendita biglietti, di noleggi delle locations, della security, di Siae, etc, etc… una diretta online da una sola location costerebbe meno di un terzo.

Il promoter dirà, ok, ma non vendo biglietti, cosa incasso? Gli utili arriverebbero sempre dal pubblico e dagli sponsor ma ovviamente proporzionati al minor investimento. Si tratta solo di decidere se la musica dal vivo va fermata o riproposta con costi incompatibili (come del resto risultavano prima del Coronavirus grazie al secondary ticketing) o se si possono utilizzare modelli di fruizione e di mercato e di economie alternative.

Il primo che lo capisce saprà se chiudere bottega o aprirla trasformata.

Stesso discorso vale per gli artisti. Finitela con i grandi circhi, le mega scenografie e carrozzoni, è bastato un virus per chiuderli definitivamente. E anche se li riaprirete nessuno potrà pagare per venire a vederli. A buon intenditor……………………….

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