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Tosca e tutto il suo mondo in “Morabeza”, perla di equilibrio, contenuti e onestà artistica- RECENSIONE

Nuovo lavoro per Tosca dal titolo “Morabeza” (leggi nostro articolo precedente), parola creola di significato esteso, come tutti i termini che indicano qualcosa di spirituale, ma riconducibile ad un mix tra "saudade e alegria".

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Nuovo lavoro per Tosca dal titolo “Morabeza” (leggi nostro articolo precedente), parola creola di significato esteso, come tutti i termini che indicano qualcosa di spirituale, ma riconducibile ad un mix tra saudade e alegria.

Questo album è contemporaneamente portatore di positività, di contenuti, poesia, musica, integrazione, nostalgia, ma anche di una brutta notizia per tanti, troppi: la musica di qualità è ancora esclusiva. Impietosamente molto esclusiva.

Il fatto che si sia approfittato per tanti anni in modo barbaro delle sue potenzialità commerciali sta presentando il conto, ormai da lustri si parla di crisi ma in realtà questa è solo economica: non ci sono più o quasi i grandi introiti del passato, molto spesso peraltro assolutamente immeritati rispetto alla pochezza di valore dei beneficiari, ma la buona musica non è per niente in crisi. Gode di ottima salute, e ci mancherebbe altro: c’è, per chi la sa fare e per chi la sa apprezzare, come è giusto che sia per qualsiasi forma d’arte.

Tema di queste ultime settimane, ma in realtà di questi ultimi anni, è la palese inadeguatezza dei nuovi fenomeni delle visualizzazioni (e niente, fa già ridere così…) qualora sottoposti a doversi cimentare dal vivo con l’ABC del mestiere, ovvero cantare una bella canzone in modo corretto tecnicamente, non rovinandola e anzi, se possibile, valorizzandola in modo da fornire una qualche giustificazione al fatto di essere stati chiamati a questo compito.

I risultati sono inevitabilmente disastrosi e tali da stressare in maniera significativa gli arrampicatori da iceberg della scusante ad ogni costo. Si parla inevitabilmente di “emozione”, di “non nelle sue corde”, di “altre valenze”, di “interpretazione avanti” e tante altre delizie, ma il problema è uno solo: i riscontri di pubblico (tra l’altro molto effimeri negli ultimi anni) non significano qualità.

Crediti Foto Riccardo Ghilardi

Massimo rispetto per i nuovi personaggetti, ma per favore non offendiamo chi nella musica ci ha investito passione e studio per anni: la vostra proposta è travestita da musica ma con essa ha ben poca parentela.

Tosca ha investito passione e studio nella musica, ci ha investito la vita, ed è da tempo la miglior cantante italiana: non in senso geografico o di stupida graduatoria, ma di italianità nell’anima.

Lei non imita nessuno, non ne ha bisogno.

Lei è una cantante italiana che ha sentito, apprezzato e studiato la musica di ispirazione popolare, il sudamerica, il jazz, e che canta quello che le piace subendo tutte queste influenze in modo naturale, integrandole con la propria italianità senza nessuna forzatura.

Con lei non c’è nessun iceberg da scalare, c’è solo da rimandare indietrol’album più, e più volte, per apprezzare sempre più a fondo la classe nell’interpretazione, fatta di intonazione, timbrica, tempo, rispetto per il testo e per l’arrangiamento, di interazione con i musicisti e con gli strumenti.

Già il primo brano, “Giuramento” (vedi video sopra), chiarisce questi concetti: il primo dei tanti ospiti è Gabriele Mirabassi, clarinettista umbro di livello mondiale, che si inserisce in modo elegante in un’esecuzione tanto essenziale quanto deliziosa. Chitarra classica di pronuncia sudamericana su un danzante tempo ternario, i voicing degli accordi sono semplicemente perfetti, mai casuali, il clarinetto ha suono, dinamiche, tempo, gusto, e Tosca canta benissimo.

A proposito di ospiti, questo lavoro ne annovera tanti tutti illustri e tutti artisticamente perfetti per la bisogna. Mentre i “featuring”, molto spesso forzati, servono in genere per motivazioni commerciali, in questa occasione se ne riscopre la funzione originaria: il fare musica insieme ad un artista che si stima e con cui si ha piacere di condividere un’esecuzione che sia nelle corde di entrambi.

L’ospite principale non figura come tale ma come arrangiatore ed è Joe Barbieri; in realtà egli è talmente presente nell’anima musicale di questo album che è molto riduttivo limitare il suo ruolo a quello indicato nei credits.

Joe è un grande musicista, arrangiatore e produttore, con Tosca c’è un’intesa assoluta, come era inevitabile che fosse, e si sente.

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Joe Barbieri e Tosca

Il secondo brano, “La bocca sul cuore”, amplia prepotentemente la spazialità dell’insieme: intervengono delle percussioni con molta aria, c’è un’apertura sia timbrica che armonica, un basso di tessitura chiarissima, passaggi armonici raffinati e nessuna fuffa. Il brano funziona per quello che è, per melodia e armonie, non c’è nessun bisogno di confezionare niente nella spasmodica ricerca di suoni e suonetti paraculi, che peraltro tra qualche tempo saranno vecchi.

Con una elegante modulazione si inserisce Lenine, classe e mestiere, mentre c’è anche una chitarra elettrica di timbrica jazz che si inserisce efficacemente nel preesistente perfetto incastro sia ritmico che armonico tra chitarra classica e basso.
Relax.

Questo album ripristina la granitica regola che per far suonare bene gli accordi bisogna avere la consapevolezza della loro funzione tonale, di dove arrivano le note, di come interagiscono tra di loro e con la melodia, di dove devono andare a parare: non essendoci questa consapevolezza la sensazione sarà sempre quella del casuale o del trovato andando per tentativi.

A proposito delle timbriche, serve ricordare il concetto di “classico”: i suoni di chitarre classiche, acustiche ed elettriche, i piani elettrici e i vari sint, il basso fretless, i sax, la batteria e le percussioni, tutte queste timbriche sono assurte al rango di “classico”, decenni di musica parlano anzi suonano per loro, al pari degli archi, dei fiati e del pianoforte dei tradizionali organici orchestrali. Chi è che ne vieta l’uso?

I suoni ci sono, bisogna usarli e usare i buoni musicisti. Sono le orecchie che vanno educate, o meglio purtroppo rieducate.

Crediti Foto Riccardo Ghilardi

La successiva traccia “Mio canarino”, fornisce l’occasione per parlare dei testi di questo album, tutti logici e ben costruiti ma comunque musicali e tutti con dei contenuti mai banali.

In questo brano specifico Tosca dimostra che si può cantare una canzone leggera con eleganza e classe, senza scadere nel doppiaggio da cartone animato e nei birignao simpatichetti.

Inoltre c’è una novità, esiste ancora il flauto traverso e può lottare insieme a noi: Nicola Stilo è un altro musicista italiano di livello mondiale, e non solo per i suoi trascorsi con Chet Baker.

Segue “Normalmente”, ovvero quando il brano è bello funziona benissimo con chitarra e voce e ancora di più con degli archi ben scritti.

L’ospite è Ivan Lins, a proposito di un “classico” vero, mondiale, alla faccia del “giro editoriale” italiano degli ultimi anni, ovvero di quei tre o quattro autori che costruiscono i brani in serie e catena di montaggio con il righello, il compasso ed il bilancino per cercare di renderli digeribili a un pubblico completamente digiuno dei fondamentali della buona musica, e di conseguenza renderli appetibili per un qualsiasi eroe del “mercato” attuale.

Che brutta notizia per alcuni, mannaggia: la buona musica pop-cantautorale esiste ancora, non vende, non sta sui media, ma esiste.

A proposito, “cantautore” è una definizione opera di Ennio Melis o di Micocci padre, è questione dibattuta, ma è una crasi delle parole cantante e autore, non ha nessun fondamento il successivo sviluppo “canzone d’autore”, soprattutto nell’accezione di canzone di qualità: Mattone e Maurizio Fabrizio non hanno mai cantato ma non per questo le loro canzoni non sono ascrivibili nel novero delle canzoni d’autore.

In compenso la canzone d’autore vera come quella contenuta in questo album se ne importa della crisi economica, ha dei costi di produzione irrisori rispetto a quelli della mediocrità imperante, non avendo esigenze di roboanti e costose promozioni e di chissà quale tecnologia: basta avere delle belle canzoni e pagare dei musicisti veri, uno studio vero e un fonico capace.

Certo non è facile registrare e missare gli archi, il clarinetto, la chitarra classica, il flauto traverso, una voce raffinata come quella di Tosca. Si tratta di un lavoro molto diverso rispetto a quello di gestire solamente i parametri digitali e i plug-in.

Lavoro esclusivo, come la musica di qualità.

Proseguendo nell’ascolto è evidente che i brani sono uno più bello dell’altro, ognuno con delle valenze particolari: “Serenata de paradiso” è in realtà una splendida canzone romana di Romolo Balzani che sfoggia archetti in gran spolvero, contrappunti corretti, respiro, dimostrazione che la canzone di ispirazione popolare non subisce i confini di stato o le diversità geografiche.

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Crediti Foto Riccardo Ghilardi

La ben nota “Il terzo fuochista”, adattata in francese, è basata su una splendida interazione tra chitarra classica e contrabbasso ed è cantata meravigliosamente.

Anche tutti i successivi brani sono una perla di equilibrio e di contenuti, in sintesi: di onestà artistica.

Simpatica” è un delizioso swing che non cade mai nel ruffiano: timing, rispetto per il testo, piacevolezza raffinata. “Per ogni oggi che verrà” è una canzone talmente bella da costituire un banco di prova terribile, superato alla grande; continuiamo ad aspettare che anche in Italia qualcuno si presenti con qualcosa del genere…

L’approccio ad un difficile brano come “Ahwak”, ospite Lotfi Bouchnack, è da manuale: tutti i pezzi, ma questo soprattutto, non sono solo esecuzioni, sono veri e propri omaggi alle culture di riferimento.

Le voci di Tosca e Luisa Sobral su “Un giorno in più” hanno qualcosa di ipnotico, mentre gli archi e la chitarra forniscono loro una raffinatissima ambientazione. Segue “Voodoo Rendez-Vous”, divertente mix tra manouche, gitano e jungla style, gradevolissimo.

Il disco si chiude con “João”, ospite Arnaldo Antunes, e la pelle d’oca all’ingresso di Tiziana sui deliziosi sviluppi della linea melodica e delle armonie di una canzone veramente stupenda.

In sunto, uno dei dischi più belli degli ultimi anni, non solo da ascoltare e riascoltare ma da studiare.

Tosca è una donna che non affetta simpatia, non smania per “fare promozione” (argh!), non ha mai avuto bisogno di riciclarsi con look o grandi eventi, semplicemente non ha mai avuto bisogno di dimostrare niente a nessuno perché, per chi fosse interessato ed in grado di capirlo, è tutto già chiaro da tempo: parla la sua musica… e per un’artista VERA, tanto basta davvero!

TRACKLIST “Morabeza” – Tosca

Giuramento feat. Gabriele Mirabassi
La bocca sul cuore feat. Lenine
Mio canarino feat. Nicola Stilo
Normalmente feat. Ivan Lins
Simpatica
Serenade de Paradis feat. Awa Ly & Vincent Ségal
Le Troisieme Artificier feat. Cyrille Aimée
Per ogni oggi che verrà
Ahwak feat. Lotfi Bouchnak
Un giorno in più feat. Luisa Sobral
Voodoo Rendez-Vous
João feat. Arnaldo Antunes

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Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

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