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Chrissie Hynde: una voce senza banalità in “Valve Bone Woe” – RECENSIONE

Chrissie Hynde, leader dei Pretenders, cambia genere in occasione della sua ultima uscita, un album di cover dal titolo “Valve Bone Woe”

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Chrissie Hynde
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Chrissie Hynde, cantante inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2005, cambia genere in occasione della sua ultima uscita e, proponendo l’album di cover “Valve Bone Woe”, si immerge in uno dei suoi primi amori dichiarati, il Jazz.

La selezione dei brani è di prima qualità, e permette alla Hynde di mettere in evidenza le sue caratteristiche vocali, ma appare evidente la voglia di sperimentare e percorrere lidi diversificati.

La leader dei Pretenders sembra del tutto a proprio agio in questo nuovo progetto basato sul conosciuto e confortevole rock – da lei reinterpretato nell’occasione – dando sfogo ad uno dei sui primi amori, il jazz.

Vediamo qualche esempio partendo dalla canzone “Caroline, No“, dei The Beach Boys, una rielaborazione che mantiene il profumo dell’originale con l’aggiunta della trama flautistica e un’estensione interpretativa che porta a raddoppiare il tempo di esecuzione originale, mentre la voce dinamica della Hynde non può lasciare indifferenti.

La suggestiva “Riverman” di Nick Drake perde forse un po’ di intimità attraverso un rallentamento del ritmo e l’uso del tono drammatico, ma acquisisce una portata quasi cinematografica, a tratti solenne.

Chrissie Hynde propone anche “No Return” dei The Kinks – un mix tra passato e avanguardia – calandosi perfettamente nella composizione di Ray Davies (con cui ha avuto un figlio nei primi anni ’80): la sua versione è assolutamente da ascoltare, per alcuni aspetti migliore dell’originale.

La tensione della canzone “I’m A Fool to Want You”, di Frank Sinatra, si sviluppa nella descrizione di un’atmosfera solitaria, a tarda notte e, come la maggior parte dei brani, raggiunge alti livelli evocativi, attraverso linee di pianoforte coinvolgenti.

Questo umore è un po’ il fil rouge del disco, e la Hynde e i suoi sodali musicali producono gli stessi effetti in ogni traccia, tra cui si segnala la sensuale “Once I Loved” e la ballata d’amore “You Don’t Know What Love Is”, scritta da Don Raye e Gene De Paul.

Alcuni degli altri standard proposti trovano una voce in ottima forma, come si evince dall’ascolto della creazione di Hoagy Carmichael, “I Get Along Without You Very Well”, e “Hello, Young Lovers”, di Rodgers & Hammerstein, ma è con “Meditation on a Pair of Wire Cutters”, di Charles Mingus, che l’ensemble mostra il suo stile sperimentale, condensando una melodia di venticinque minuti in poco più di tre, mentre la voce di Hynde si trasforma in strumento aggiuntivo.

In tutto l’album la Hynde naviga acque per lei confortevoli, con uno strumento naturale – la voce – che faciliterebbe qualsiasi tipo di produzione discografica.

Si potrà discutere a lungo su quanto siano necessari questi tributi, a chi giovino realmente, ma occorre dire che Chrissie Hynde si distacca nettamente dalla banalità che spesso accompagna l’interpretazione delle cover, e al contrario fornisce vero valore aggiunto; e mentre “Valve Bone Woe” si presenta come probabile “lavoro una tantum”, le credenziali jazz della vocalist trovano sicuro consolidamento.

Tutto questo in attesa di una nuova uscita dei Pretenders, per rientrare nell’ortodossia!

Chrissie Hynde

Tracklist “Valve Bone Woe” – Chrissie Hynde

  1. How Glad I Am (Jimmy Williams, Larry Harrison)
  2. Caroline, No (Brian Wilson, Tony Asher)
  3. I’m a Fool to Want You (Frank Sinatra, Joel Herron, Jack Wolf)
  4. I Get Along Without You Very Well (Except Sometimes) (Hoagy Carmichael)
  5. Meditation on a Pair of Wire Cutters (Charles Mingus)
  6. Once I Loved (Norman Gimbel, Vinicius De Moraes, Antonio Jobim)
  7. Wild Is the Wind (Ned Washington, Dimitri Tiomkin)
  8. You Don’t Know What Love Is (Don Raye, Gene De Paul)
  9. River Man (Nick Drake)
  10. Absent Minded Me (Jule Styne, Bob Merrill)
  11. Naima (John Coltrane)
  12. Hello, Young Lovers (Richard Rogers, Oscar Hammerstein II)
  13. No Return (Ray Davies)
  14. Que Reste-T-il De Nos Amours (Charles Trenet)

 

Chrissie Hynde

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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