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Banco del Mutuo Soccorso: “La musica dovrebbe offrire sempre una visione etica” – INTERVISTA

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I “ragazzi” del Banco del Mutuo Soccorso sono nati nell’anno della rivoluzione studentesca e, dopo 25 anni senza un disco (l’ultimo, “13”, risale al 1994), si rimettono in gioco perchè questa società gli sta stretta.

Così la prima cosa che ti viene in mente riguardo al Banco e all’uscita del loro concept album “Transiberiana” (con 11 brani inediti) è che sono coraggiosi. E lo sono ancora di più perché non si adeguano al nulla contemporaneo, ma restano ancorati alle origini che ha fatto di questa band l’esempio più rappresentativo di rock progressivo italiano nel mondo.

Tutto partì con Vittorio Nocenzi (storico fondatore nonché pianista del gruppo) e tutto continua con lui, ancora oggi.

Abbiamo voluto dimostrare – ci racconta – che in una società in ginocchio è ancora possibile portare avanti i valori della coerenza e della verità. La musica, così come ogni espressione artistica, dovrebbe offrire sempre una visione ed una tensione etica”.

Ci pare di capire che non è così.

Io mi addormento triste e mi alzo triste. Basta guardare cosa ha espresso il concertone del 1° maggio, abbiamo sbandierato il nulla. Il Banco non riesce a ritrovarsi in quel nulla. L’errore che ha portato a tutto ciò è scambiare l’informazione per conoscenza. Vai su Wikipedia e diventi un tuttologo. E così anche l’idraulico può affermare che lui sui vaccini ne sa di più di chi li ha studiati per una vita. Sono i rischi della globalizazzione e dell’accettare di essere marionette di chi ti tira la giacchetta per prendere consensi. Oggi viaggiamo con una paccottaglia di falsi sentimenti e un solo obiettivo: fare più soldi possibili. Soldi, soldi, soldi…

“Transiberiana” è dunque un viaggio coraggioso…

E’ il viaggio della vita in un momento di disorientamento, cinismo e materialismo. E per farlo abbiamo voluto spingerci in una terra che non è altro che l’estremismo del vivere, con località che raggiungono i -71 gradi di giorno e un miscuglio di 250 etnie. Quando ci siamo messi a lavorare al progetto non volevamo fare il verso a noi stessi, ma semplicemente realizzare un disco vero, ispirato, credibile. Dopo 50 anni di musica non dovevamo dimostrare nulla a nessuno e neppure adeguarci imitando altri. Noi siamo stati un riferimento esistenziale per il nostro pubblico, cosa che la musica non è più in grado di fare. Abbiamo perso la voglia di conoscere, dimenticandoci che è il miglior strumento per essere liberi.

Di questi tempi le band si disfano alla velocità della luce, la vostra ha festeggiato  le nozze d’oro.

Noi siamo una squadra e una famiglia. Siamo ottimi musicisti ma con un pedigree umano. E’ quello il collante nel tempo. Io ho una formidabile modalità di selezione dei componenti della band. L’ultima volta l’ho messa in pratica con il batterista. Ero al sesto provino, arrivò Fabio Moresco e gli dissi: Che sei bravo lo so, altrimenti non saresti qui. Ma ti piace l’amatriciana? Quando mi rispose che la sapeva pure cucinare da paura è stato subito dei nostri. Ovvio che dietro l’amatriciana si nasconde un’idea più complessa…

Quale?

Se non ti piace l’amatriciana è perché forse sei un integralista vegano. A me non piacciono gli integralisti, sono ad un passo dal fanatismo e io finirei per esserci in conflitto. Se devi stare con qualcuno e lavorarci insieme devi avere il feeling indispensabile per condividere le stesse emozioni. Sono i presupposti che creano le conseguenze.

“Transiberiana” è un viaggio che ha vinto anche il dolore.

Questo disco è un atto d’amore dovuto al nostro pubblico che non ci ha mai lasciato soli, dovevamo restituirgli qualcosa. Ma è anche un modo per continuare a far vivere e far viaggiare con noi Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese che il destino ci ha strappato. Loro ci sono sempre, alla fine di ogni concerto li presento come se fossero realmente al loro posto. Il padreterno ci ha provato anche con me a mandarmi fuori gioco con un’emoraggia cerebrale. Ma sono stato tignoso e gli ho detto che doveva aspettare ancora prima di avermi. E’ il senso del brano “L’assalto dei lupi”, quando devi essere bravo a trasformare il negativo in positivo per riprenderti l’esistenza.

C’è anche l’orgoglio di aver trovato un alter ego musicale in casa?

Tutte le composizioni portano la firma mia e di Michelangelo, il mio terzo figlio. Averlo al mio fianco è stata una scoperta inaspettata ed entusiasmante. Ascoltare le sue composizioni musicali e sentirle così vicine alla mia sensibilità è stata la molla più stimolante per l’inizio di questa avventura che ha cucito insieme la tradizione degli anni ’70 a suoni e timbri contemporanei.

banco

 

TRACKLIST “Transiberiana” – Banco del Mutuo Soccorso

  1. Stelle sulla terra: La partenza\Cavalli sull’altopiano\Perché, perché, perché (6:06)
  2. L’imprevisto (3:29)
  3. La discesa dal treno: Fermi ed agitati come tende al vento\Come nell’Ade (6:16)
  4. L’assalto dei lupi (5:35)
  5. Campi di Fragole (3:36)
  6. Lo sciamano (4:01)
  7. Eterna Transiberiana (6:20)
  8. I ruderi del gulag (6:06)
  9. Lasciando alle spalle (1:47)
  10. Il grande bianco (6:33)
  11. Oceano: Strade di sale (3:39)
Tracce Bonus
  1. Metamorfosi (Live at Festival Prog di Veruno 2018) (9:43)
  2. Il ragno (Live at Festival Prog di Veruno 2018) (5:43)
banco

Trama del concept album

L’assalto dei lupi: I viaggiatori, scesi dal treno nella tundra, per andare a cercare aiuto, vengono circondati e assaliti dai lupi.
I ruderi del gulag: racconta di un incontro tra persone che stanno compiendo un viaggio attraverso la meraviglia e lo stupore, con l’anima aperta ad accettare la diversità, che si ritrovano in un luogo dove la diversità è stata repressa e perseguitata come pericolosa e contraria.

Formazione del Banco

Vittorio Nocenzi – piano, tastiera e voce
Filippo Marcheggiani – chitarra
Tony D’Alessio – voce
Nicola Di Già – chitarra ritmica
Marco Capozi – basso
Fabio Moresco – batteria

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