Senza il fiuto di Morgan, oggi probabilmente Marco Mengoni non sarebbe qui, ad (in)cantare. E’ stato proprio il fondatore dei Bluvertigo a sceglierlo nel 2009 per la terza edizione di X Factor che conquistò insieme ad un contratto con la Sony Music e all’accesso a Sanremo. Dopo 3 anni giusti dall’ultimo live, Mengoni ritrova l’emozione e la bellezza di un tour quasi completamente sold out ancora prima di iniziare, con oltre 200 mila biglietti venduti.
Le anteprime europee a Berlino, Zurigo, Monaco, Parigi e Madrid avevano mandato echi positivi, ma era l’esordio italiano a Torino l’autentico banco di prova per l’Atlantico Tour.

DEBUTTO – ATLANTICO TOUR
Buona, buonissima la prima in un PalaAlpitour che ha sudato, ballato e cantato per due ore, trascinato da un energico Mengoni.Ā
Dieci anni di esperienza hanno solo aggiunto senza togliere nulla a questo guerriero che dĆ ancora speranza al mondo: basterebbe trovare il coraggio di essere umani. Lui ci prova con le canzoni che respingono la plastica e i compromessi del mondo. E lo fa guardandoti negli occhi e partendo proprio dalle sue paure vinte:
āOggi sono più libero e maturo. So gestire le emozioni, sono molto più freddo. Non mi tremano più le gambe nell’imminenza di salire sul palco. Prima sentivo le urla del pubblico e correvo in bagno per l’ansiaā.
E con umiltĆ ti spiega subito come questo nuovo progetto non sia āsolo il concerto di Mengoni, ma di tutta la squadra. Abbiamo lavorato moltissimo, confrontandoci e ribaltando più volte le idee. Sono orgoglioso di aver portato sul palco tutte le mie passioniā.

SVILUPPO SPETTACOLO
Prodotto da Live Nation e sviluppato dallo stesso Marco con Claudio Santucci per Giò Forma, Atlantico Tour è uno spettacolo che cresce, si evolve e trasforma fino a spiazzare lo spettatore.
āSono un assiduoĀ frequentatore di concerti ā svela āĀ per dovere e per piacere. Anni fa rimasi folgorato da uno show dei Talking Heads e forse l’idea di Atlantico Tour ĆØ nata proprio lƬā.
Tre parti per un concerto di 2 ore, 26 brani, 2 monologhi ed un solo medley, dove l’essere vince sempre sull’apparire che comunque c’ĆØ e si fa vedere, dalla seconda parte in poi, in un crescendo di luci, colori, effetti laser, schermate digitali ed analogiche.
Il concerto inizia con un arrangiamento speciale diĀ āMohammed AlƬā e, a tutto schermo, la celebre frase del pugile: āI’m show you how great I amā (trad. āVi mostrerò quanto sono grandeā), un impegno e una sfida che Marco affronta con la voce e un sound che trova i suoi porti sicuri in Africa (āC’ĆØ poco da fare, io vengo da lƬ e lƬ ritorno sempreā) e in Sudamerica, affidandosi ad una scaletta guidata dall’istinto āe dai brani che, più di altri, hanno segnato il viaggio di Atlantico e di questo mio fortunato momento artisticoā.
#VIDEO #MengoniLive2019: Immagini del debutto al PalaAlpitour di Torino dell'Atlantico Tour di Marco Mengoni
Posted by FareMusic di FMD – Fare Musica&Dintorni on Tuesday, April 30, 2019
C’ĆØ tutta la personalitĆ di Mengoni in questo concerto che parte in bianco e nero (anche negli abiti firmati da Giorgio Armani) e finisce in multicholor, comprendendo tutte le sfaccettature del passato e del presente, in un mix equilibrato ma determinato.Ā Dove non può mancare āUn giorno qualunqueā, il brano che lo ha lanciato, la poesia pure di āL’Essenzialeā suonata al piano e l’esuberanza del āGuerrieroā dei buoni sentimenti cantata su una passerella che taglia il PalaAlpitour e si eleva fino a 7 metri di altezza.
Gli spettatori cantano, applaudono, lo seguono e non si fanno pregare quando lui alza il ritmo della sua anima tribale e in un crescendo di percussioni prima su āLa casa Azulā dedicata al coraggio di Frida Kahlo e poi con āAmaliaā li invita a āsudareā. Si balla e ballano anche i seggiolini delle tribune che come āOndeā si muovono freneticamente.

MONOLOGHI
Un concerto ĆØ partecipazione, ma anche ascolto e condivisione. Mengoni parla poco sul palco, ma per lui lo fanno i monologhi che chiudono la prima e la seconda parte. Li ha scritti con Alessandra Scotti e, come dice lui,Ā āsono spunti di riflessione per gli spettatori ma soprattutto per me stesso. Corriamo sempre, ĆØ importante ogni tanto fermarsi e guardare il mondo che ci circondaā.
La veritĆ ĆØ che sono intriganti manuali di sopravvivenza esistenziale, stimoli per non farci inghiottire da un mondo di surrogati e superficiliatĆ . E allora, ancora, una volta stabilisci che quell'(in)canto merita un abbraccio di stima ma anche un impegno cosciente per non lasciare tutto in pasto alla vorace ipocrisia e idiozia del momento.
āSiamo stati più belli di cosƬ, più onesti, più buoni ā ci scuote Mengoni in Mondo_Loon -, siamo stati più comprensivi forse, più umani, più giusti. Eravamo bambini con il desiderio di diventare grandi e adesso siamo adulti con il terrore d’invecchiareā.
E ancora: āNon ci sorridiamo più. Ci guardiamo con sospetto, facciamo cosƬ fatica a comprendere gli altri che preferiamo allontanarli, chiudere gli occhi, considerarli nemiciā.

IL PENSIERO MENGONI
Ecco, questa ĆØ la rivoluzione di Marco. Mettere nero su bianco il suo pensiero, la forza delle idee (e non delle ideologie) in un momento in cui tutti preferiscono nascondersi o parlare per slogan. āSiamo sempre in contatto, ma siamo sempre più soliā rimarca con amarezza.
E allora il concerto diventa il luogo ideale per lanciare un altro messaggio concreto: āPer qualche minuto spegniamo tutte le luci sul palco e i vostri smartphone. Concentriamoci solo sulla musicaā. Come dire, liberiamoci dalla schiavitĆ tecnologica e riacquistiamo la nostra identitĆ che ĆØ la libertĆ più importante. E nel silenzio assordante di un buio pulito inanella l’unico medley dello show, ā20 sigaretteā, āLe cose che non hoā e āNon passeraiā.
Lo senti cantare e se subito dopo ci chiacchieri insieme nel backstage, ti rendi conto che quello che ti sembra è. Un ragazzo di spessore, con valori importanti e la semplicità di chi non ha dimenticato né le origini né la voglia di stare con i piedi per terra.

āTanti colleghi ā confida āĀ con la popolaritĆ hanno cambiato le abitudini. Io voglio restare un figlio di questo mondo, viverci dentro, senza trascurare gli amici, andando al bar e a mangiare la pizza. Come qualsiasi mio coetaneo. E voglio combattere l’indifferenza. In questi anni ho cercato di fare su più fronti tutto quanto era nelle mie possibilitĆ ā. Se solo ci fosse stato più tempo… āMi manca ā rivela – quello che ho perso e quello che non avrò maiā.
E allora ripensi ad una frase del suo secondo monologo, Sei tutto: āSei fatto per il 60% di acqua, per il 30 delle persone che ami e per il 10 di quello che ti mancaā. L’applauso interminabile con il quale il pubblico lo accompagna nei due bis, āL’Essenzialeā ed āHolaā, ĆØ un po’ la conferma che, a volte, può servire un (in)canto libero per risollevare il mondo.
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