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Mina nuovo direttore artistico del Festival di Sanremo? – La sua “assenza” è compatibile con il ruolo

In queste ore è circolata una di quelle notizie che fa sgranare gli occhi: Mina potrebbe essere il nuovo direttore artistico del prossimo Sanremo.

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In queste ore è circolata una di quelle notizie che fa sgranare gli occhi: Mina potrebbe essere il nuovo direttore artistico del prossimo Sanremo.

Tutto è partito da una dichiarazione fatta al Messaggero da Massimiliano Pani, figlio dell’artista: “se la Rai le chiedesse di scegliere i brani in gara e le permettesse di mantenere la visione artistica, credo proprio che accetterebbe […] Ha grande cultura musicale. Ogni tanto mi dice: mi compri un disco di questo tizio? Poco dopo si rivela un successo internazionale. È una fuoriclasse nell’intuire il potenziale prima degli altri”.

I vertici RAI non hanno perso tempo a esternare la loro disponibilità: “Mina è Mina. E di fronte a un’apertura come questa manifesto tutto il mio interesse e quello dell’azienda. Chiamerò Massimiliano Pani nei prossimi giorni per dirgli che siamo ovviamente disponibili, per uno o più incontri, per ascoltarlo e ragionare sul futuro del Festival”.

Mina, negli anni, ha collaborato con diversi artisti in totale libertà e autonomia, rifiutando spesse volte anche offerte economicamente molto allettanti. In merito Pani ha dichiarato: “lei rifiuta delle proposte e gli altri triplicano l’offerta economica, pensando che tutto abbia un prezzo. Per Mina la libertà è una prerogativa, e questo senza snobbismo. Dice no a proposte che arrivano da Hollywood e sì, ad esempio, al rapper Mondo Marcio o agli Afterhours, quando questi erano sconosciuti”.

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Massimiliano Pani

E se davvero Mina dovesse diventare il prossimo direttore artistico della kermesse sanremese, si passerebbe di fatto da un direttore ultra “presenzialista” come Claudio Baglioni ad una ultra “assenteista” come Mina, perchè, ricordiamo, la Tigre di Cremona è lontana dalle scene da decenni (dal 1978) per propria volontà, anche se ha continuato, dai suoi studi in quel di Lugano, a produrre e pubblicare musica.

Dato ciò, è lecito chiedersi come può un personaggio che si nasconde dai media da più di 40 anni essere idoneo per ruolo di direttore artistico del Festival della canzone italiana. Come si fa a gestire una posizione professionale del genere sottraendosi al mondo della comunicazione, quando lo stesso festival ormai si nutre e si alimenta di quella stessa comunicazione (molto più che in passato), fatta soprattutto di “immagine visiva”, divenuta il perno dei nostri tempi?! Come pensa Mina di fare il direttore artistico di un Festival come Sanremo? Con un ologramma come nelle stesse pubblicità viste e sentite negli ulimi Sanremo? O delegando al figlio una “delega” che lei stessa riceverebbe dalla Rai?

Che sia chiaro, non è assolutamente in discussione la competenza della grande artista di cui parliamo.

Fare il direttore artistico di una macchina da guerra come Sanremo non è solo ascoltare dei file tranquillamente seduti nella casa propria: dietro c’è un lavoro che richiede partecipazione, presenza e coordinamento con e tra tantissime figure professionali che fanno parte di quello stesso ingranaggio di cui il Festival è costituito, una organizzazione che dovrebbe muoversi dietro una figura leader “presente” che mette in gioco il proprio nome, la propria credibilità e la propria “faccia”.

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