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Non c’è nulla da festeggiare in questo giorno se le donne continuano a morire

Lo dico da donna e orgogliosa d'esserlo: faccio fatica a concepire questo giorno come "FESTA", perchè festa non la è per niente

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donne
Traduzione: Immagina se l'uomo fosse disgustato dallo stupro come lo è del mestruo.
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Editoriale di Mela Giannini

Lo dico da donna e orgogliosa d’esserlo: faccio fatica a concepire questo giorno come “FESTA”, perchè festa non la è… e non la è finchè le donne verranno vessate, picchiate, umiliate, STUPRATE e UCCISE. Non sarà mai una festa se ci saranno ancora uomini che non fanno nulla affinchè le donne vengano davvero rispettare, in famiglia, a lavoro, nella società.
 
Le donne, negli anni, hanno dovuto lottare con rabbia, lacrime, sudore e sangue per ottenere quello che oggi hanno, anche se la “parità” è lontana dall’essere raggiunta.
 
Non basta essere più brave, sudare e faticare due volte di più degli uomini per ottenere rispetto, non basta essere doppiamente responsabili e affidabili… non basta mai abbastanza. La società maschilista ci vorrebbe perennemente in uno stato di sudditanza.
 
Culturalmente la donna, ad oggi, anno del signore 2019 d.c., è ancora ritenuta una “costola dell’uomo”: pochi sono i posti dirigenziali nel mondo del lavoro riservati alle donne, pochi quelli governativi, pochi quelli politici e di rappresentanza e così via.
 
Ai bambini nelle scuole viene ancora insegnato che la donna è la “fattrice” che lava e stira e che papà è quello che lavora e legge. Il problema continua ad essere soprattutto culturale in questo paese pregno di pregiudizi mai risolti, un paese in cui la maggior parte degli uomini pensa ancora, inconsciamente e non, di poter “possedere” una donna.


Le notizie che arrivano ogni giorno sono come un bollettino di guerra. Gli stupri ormai non si contano più (è di ieri la notizia del padre che ha stuprato la figlia 15enne perchè lesbica). I femminicidi aumentano vergognosamente (solo ieri ce ne sono stati altri due) di anno in anno. E il tutto nella totale indifferenza e apatia delle nostre istituzioni, che non fanno assolutamente nulla di concreto, nè a livello legislativo, nè a livello di sicurezza e protezione, nè a livello di investimenti per strutture e aiuti, e soprattutto non fanno nulla a livello culturale, non fanno nulla per sensibilizzare i criteri e le coscienze della gente (soprattutto dei più giovani) contro le ignobili violenze che le donne continuano a subire ancora oggi.

E nonostante le lotte delle donne, non si vede ancora la luce nel tunnel. Anzi, vorrebbero riportarci indietro, toglierci i diritti che ci siamo guadagnate sul campo. Così dall’alto delle gerarchie istituzionali e governative, sempre troppo maschiliste, prima dicono d’essere “amici” delle donne e poi permettono SCHIFEZZE IMMONDE come il DDL Pillon in cui, tra le porcate elencate, è scritto che se un marito picchia la moglie ogni tanto il fatto non può essere causa di separazione e divorzio, perché se la violenza non è continuata è solo una “umana manifestazione” emotiva.

Quindi, cosa c’è da festeggiare? Cosa? L’ipocrisia?

Ci toccherà ritornare nelle piazze e continuare a lottare per i nostri diritti, che anche se acquisiti, sono sempre passibili di colpi di spugna da parte di uomini che hanno l’insana convinzione di poter decidere per noi, per il nostro corpo, per le nostre speranze, per i nostri sogni, per la nostra vita… o la nostra morte!!!

Grazie, ma niente mimose per me oggi, perchè non c’è proprio nulla da festeggiare.

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