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Mauro Pagani dice la sua sulla polemica dei voti a Sanremo: “viviamo in clima culturale decadente”

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Mauro Pagani non cista ed esprime il suo parere sulla polemica dei voti a Sanremo.

A quattro giorni dalla conclusione del Festival di Sanremo, non accennano a placarsi le polemiche sui risultati della gara che ha decretato vincitore Mahmood.

Il  giovane cantante ha trionfato grazie alla somma della media delle percentuali tra il voto della giuria d’onore, la sala stampa e il televoto.

Com’è noto il televoto era a favore di Ultimo e per questo motivo il cantautore romano, che l’anno scorso conquistò il primo posto fra i Giovani del Festival, ha attaccato il meccanismo di votazione (lo stesso con cui l’anno scorso ha vinto le nuove proposte) prima in conferenza stampa poi via social e disertando due degli appuntamenti tradizionali del post kermesse: non si è infatti presentato a Domenica In e non ha accettato di  comparire nella classica foto di copertina di Tv Sorrisi&Canzoni con gli altri vincitori (oltre a Mahmood, Il Volo, trio classificatosi al terzo posto). Insomma, si è comporta da perfetto arrogante, anche se la colpa è soprattutto di chi, attorno a lui, lo ha consigliato male o non lo ha fatto ragionare.

Il grande Mauro Pagani che in quanto a grandezza artistica non ha bisogno di presentazioni – presidente della giuria d’onore che riuniva Ferzan Özpetek, Camila Raznovich, Claudia Pandolfi, Elena Sofia Ricci, Beppe Severgnini, Serena Dandini e Joe Bastianich, in queste ore ha deciso di esporsi pubblicamente per difendere il proprio operato e il meccanismo di voto caratterizzante l’ultima edizione della gara. Stando al noto polistrumentista, compositore e produttore discografico, né lui né il resto della giuria di esperti avrebbero avuto dubbi nel dare la vittoria a Mahmood:

Per noi, e per me personalmente, Soldi è la canzone più moderna, meglio realizzata e più interessante del festival”.

Sanremo ha un regolamento pubblicato mesi prima che dice ‘da casa potete votare al costo di 51 centesimi, il vostro voto vale il 50%, mentre quello della sala stampa il 30 e la giuria d’onore il 20’” – ha continuato l’ex PFM – “Questa regola è stata stabilita perché ai tempi in cui c’era solo il televoto il meccanismo era troppo vulnerabile ed esposto a possibili manipolazioni e scorrettezze. Per non parlare poi dei tempi in cui si votava con le schedine del Totip”.

“Faccio questo mestiere da 53 anni – ha poi tenuto a precisare – ho smesso di contare i miei concerti dopo i duemila, ed erano ancora gli anni ’80 e ho partecipato come musicista, produttore o ospite a più di 150 dischi. Forse qualche competenza ce l’ho. Anche i miei colleghi della giuria possono tutti vantare esperienze nel campo della musica, della radio o della televisione, del cinema o del giornalismo. Hanno deciso tutto loro [la RAI ndr] e adesso, sorprendentemente, si lamentano”.

Netta la condanna del comportamento di Niccolò Moriconi, vero nome di Ultimo:

Maradona, Pelè o Messi sanno che ogni settimana possono perdere una partita e imparare a perdere è imparare a fare il proprio mestiere e a vivere. Anche i Beatles o Bowie non hanno avuto solo successi, e lo hanno accettato. E un artista che l’anno prima vince Sanremo Giovani e l’anno dopo non ci riesce, sarebbe auspicabile che non protestasse, soprattutto se il regolamento è rimasto lo stesso”.

Pagani ha concluso con una riflessione sulla crisi culturale in atto di cui l’affaire Ultimo, comprese le tristi derive razziste legate alle origini di Mahmood e relativo coinvolgimento di alcuni esponenti politici di primo piano, non sarebbe che l’ennesimo esempio:

“Viviamo in un tempo in cui la diffidenza verso la conoscenza si sta acuendo in modo preoccupante. Probabilmente tutti noi stiamo pagando lo scotto di troppi anni in cui chi sapeva si è approfittato del suo ruolo e del suo sapere – Tangentopoli è lì a dimostrarlo -, ma sapere non è il male, anzi è il progresso dell’uomo […] quindi io capisco l’incazzatura della gente e sono a mia volta incazzato con un’intera classe politica. Ma sono allo stesso tempo molto preoccupato per il fatto che abbiamo del tutto perso la capacità di ascoltare gli altri, parliamo sopra alle persone senza neanche cercare di capire cosa hanno da dire. Oggi questo è il clima culturale in cui viviamo, decadente”

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