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Nicola Pisu, un poeta musicale in “Canzoni Sparse” – INTERVISTA

Nicola Pisu è un cantautore sardo, un poeta musicale, un cantastorie, un pittore che realizza immagini sonore, uscito con l'album “Canzoni Sparse”

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Chiosa Nicola Pisu: “Più che una misera celebrazione di sé, a dieci anni dal primo album, Canzoni sparse rappresenta una sorta di punto zero, da cui ripartire o dove fermarsi definitivamente.

Sono passati dieci anni e il cantautore sardo tira un po’ di somme, un’azione non programmata inizialmente, spinta probabilmente dall’esigenza di un restauro musicale di tasselli del suo puzzle il cui suono, rivisitato a posteriori, si dimostrava lontano dagli standard attuali; partendo da aspetti puramente tecnici ed estetici si è arrivati quindi al bilancio di un percorso di vita, e il numero “10” diventa, in questo senso, misura davvero allettante.

Ho ascoltato molta della musica di Pisu e ho sempre pensato ad una sua posizione inadeguata nel panorama musicale, visto il valore creativo ed espressivo della proposta.

I tempi in cui viviamo non rendono la vita facile ai costruttori di musica, quelli che pensano e agiscono accantonando l’amplificazione dei media come primo obiettivo, pensando al contrario alla qualità intrinseca della musica che vogliono condividere e, a questo punto della storia, risulta essere sbiadita la figura del cantautore, così come lo abbiamo conosciuto in passato.

Nicola è un poeta musicale, un cantastorie, un pittore che realizza immagini sonore, un uomo che regala emozioni comprese tra un deciso spleen e un sorriso contenuto, e tutta la sua arte – e la sua persona – prende forma in questo “Canzoni Sparse”, undici tracce che, adesso, sparse più non sono, ma possono contare su fondamenta solide e un tetto che le raccoglie e le accomuna.

La lezione dei “padri” costituenti è un segnale evidente, e il profumo di De Andrè e di una porzione di Battiato resta in sottofondo, un buon punto di partenza per il Pisu di un decennio fa, l’inizio di un’evoluzione che ha portato il cantautore a una maturità espressiva che gli permette, oggi, di rendere “nuovi” brani del passato, partendo da una citazione colta, quella con cui il Petrarca apre il suo Canzoniere: «Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono».

Mi pare molto efficacie l’idea di musica che si sparge, che colpisce in un punto e si allarga a macchia d’olio, raggiungendo anfratti impensabili, percorrendo soprattutto estensioni in cui la resistenza è minima, ma provando a forzare gli sbarramenti più decisi, con l’obiettivo – e la speranza – che il contatto provochi entusiasmo e conoscenza.

Il brano che propongo a seguire, “Monsieur il mago”, grazie anche ad immagini suggestive, è un assaggio dell’arte di Nicola Pisu, e il mio augurio è quello che i suoi “punti luce” – le sue perle musicali – possano illuminare zone sempre più vaste.

Un album notevole… canzoni che non hanno bisogno di una collocazione temporale.

Ho scambiato qualche chiacchiera con Nicola Pisu…

pisu

Sono passati dieci anni dal tuo primo album e, probabilmente, senti la necessità di sigillare un ciclo con una summa di brani già usciti ma rimodernati: che cosa rappresenta “Canzoni sparse”?

In effetti il numero dieci fa un certo effetto, corrisponde alla somma delle dita nelle due mani dell’uomo. Soprattutto, quando serve a contare gli anni, è inclemente sul passaggio di tempo che è intercorso da allora a oggi. Sì, questo album tiene conto di questi esiti, ma anche del fatto che avevo un bel po’ di brani singoli, usciti negli anni e mai inclusi nei lavori ufficiali. “Canzoni sparse” è servito anche per trovar loro una casa.

Il titolo prende spunto da una citazione colta…

Sì, ma lo fa in maniera del tutto inappropriata. Cita, senza alcuna pretesa o similitudine, il sonetto che apre il Canzoniere di Petrarca: «Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono». In effetti mi piace il suono e il significato del verbo spargere, che significa versare più o meno uniformemente in punti diversi, qua e là, oppure non ordinato organicamente: era quella la condizione in cui versavano quelle canzoni sparse che, adesso che l’album è uscito, hanno smesso di esserlo.

Con quali criteri hai guidato le tue scelte ed estrapolato gli undici brani che compongono il disco?

Sono partito da un lungo elenco di pezzi annotati negli anni, a cominciare da “Il professore”, canzone che mi deluse tantissimo una volta passata al mastering finale, ma per la quale, al momento, non avevo possibilità e strumenti per intervenire. Appena entrato in studio ho chiesto a Roberto Corda, ingegnere del suono, di provare a restaurare quella canzone e, se ci fosse riuscito, l’avrei voluta ricantare. Visto il risultato, che ha soddisfatto entrambi, ci è venuta voglia di provare a fare altrettanto su quel pezzo e su quell’altro presi a caso dalla mia lista “nera”. Così, abbiamo pescato “Pianura di sale”, “Toro capovolto”… Di alcuni lavori non siamo riusciti a recuperare le singole tracce (“Abacrasta” e “Maria Maddalena che piangeva nell’oceano”), mentre su altri abbiamo potuto agire ricantando qua e là qualche strofa, correggendo i riverberi, bilanciando diversamente gli strumenti. Solo sugli ultimi brani del mio repertorio, i singoli spaiati di cui parlavo, abbiamo fatto pochissimo, anche se in “La strega della guerra”, Giovanni Vicidomini, il mio polistrumentista salernitano, ci ha fatto un ricamo di frasi di mandolino.

Possiamo alla fine trovare un elemento concettuale comune?

Se si vuole, forzatamente uno lo si trova: la voglia di fare musica e di fare in modo che il prodotto finale, se così possiamo definirlo, possa essere soddisfacente sia che lo si ascolti su un Hi-Fi, sia che lo si faccia con le cuffie di un lettore mp3. Poi ci sono le parole, altro concetto comune, e questo lo ha espresso benissimo Carlo Murtas, il grafico, delineando il mio volto nella copertina del disco, con le parole estrapolate dalle canzoni.

Come è composto il tuo team al lavoro?

Il mio team è abbastanza aperto, nel senso che sono sempre disponibile a ricevere nuove collaborazioni, soprattutto per quanto concerne i musicisti. Tuttavia, ormai da dieci anni, si sono fissati alcuni elementi: il fonico, il grafico, alcuni strumentisti, come Giovanni Vicidomini, Andrea Cappai, Michele Uccheddu e pochi altri. E penso anche a quelli che hanno finora fatto pochissime cose nei miei lavori, ma che spero di rincontrare presto, come il fisarmonicista Alessandro Zizi, colui che suona i mantici in “Nel cielo sia”.  Insomma, è un team mutabile, ma con alcuni punti fermi.

Mi parli dell’opera di restaurazione – e quindi degli aspetti più tecnici – che ti ha permesso di rinfrescare brani del passato?

Non essendo un tecnico del suono, non penso di saper rispondere precisamente a questa domanda. Per me era una questione di “quel pezzo ha troppi bassi, in quell’altro non sento il contrabbasso, questo sembra inscatolato, ha troppi medi da farmi venire la nausea, qui la voce è da rifare e la colpa me la prendo solo io…”. È stato poi Roberto, l’ingegnere del suono, a trasformare queste lamentele e osservazioni in regolazioni sul mixer, in suoni veri e propri, in riverberi e frequenze da ritoccare. A ciascuno il suo: io scrivo canzoni, altri mi aiutano a suonarle, altri ancora sanno immortalarle o disegnarle.

Che effetto fa riascoltarli con una nuova veste?

Sai com’è, il disco è appena uscito e ciò significa che ho già fatto decine di ascolti in fase di lavorazione, ascolti in cuffia come in studio, in impianti audio di pregio e in miseri altoparlanti. Questo per dire che forse saprò risponderti fra qualche mese, quando avrò superato il sovradosaggio di ascolti.

Hai programmato qualche concerto o presentazione da segnalare?

Inaspettatamente, l’uscita di “Canzoni sparse” ha attivato una serie di canali: ho ricevuto alcune richieste e proposte di presentazione-concerto, ma soprattutto tanti messaggi e telefonate di apprezzamento. Ho rilevato che è stata particolarmente alta la concentrazione di addetti al settore, ma anche di scrittori, da Cristaldi a Niffoi.

Come sai, raramente suono dal vivo, per una serie di ragioni che non sto a raccontare, quindi al momento non ho niente da segnalarti.

Hai già fissato una nuova tappa del tuo percorso?

Onestamente no. Sono indeciso se considerare questo disco un nuovo punto zero o una sorta di testamento artistico, anche se, sono certo che anche qualora decidessi di smettere con le canzoni, sarebbero loro a ributtarmici dentro, prendendomi per i capelli.

pisu

Tracklist “Canzoni Sparse” – Nicola Pisu

MONSIEUR IL MAGO
PIANURA DI SALE
TANCHE BRULLE + ABACRASTA
TORO CAPOVOLTO
IL PROFESSORE
NOVEMBRE + TEMA GIROTONDO
LA STREGA DELLA GUERRA
NEL CIELO SIA
IL GALLO CANTA
MIRABILIS
MARIA MADDALENA CHE PIANGEVA NELL’OCEANO (Epilogo)

 

Nicola Pisu è un cantautore che in Sardegna intraprende e sviluppa il suo percorso artistico.

Ha all’attivo cinque album: “Abacrasta e dintorni” (2008), “Storie in forma di canzone” (2013), “Girotondo” (2014), “Canzoni da solo” (2016) e “Canzoni sparse” (2018).

Tra le sue collaborazioni artistiche citiamo la partecipazione allo spettacolo Angelicamente anarchico con Don Andrea Gallo, e altre con Clara Murtas, Alberto Cantone, Max Manfredi, etc.

Fin dall’esordio le influenze letterarie caratterizzano la sua poetica.

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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