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“Ai miei tempi!”- La musica dei ventenni tra rivoluzione tecnologica e scontro generazionale

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di Andrea Rodini

Finalmente sono riuscito a rivedere in streaming lo speciale del Tg1 sulla musica INDIE.

In streaming.

Ed è il primo e più importante elemento di riflessione: come ha ribadito il filosofo Severino in un recente articolo sul Corriere della Sera, siamo nel mezzo pieno di una rivoluzione tecnologica che richiede nuovi equilibri generali non ancora trovati.

In più: la rivoluzione si ri-rivoluziona più rapidamente di quanto i nuovi equilibri siano in grado di cristallizzarsi.

Risultato: instabilità generale, apparente (o reale) caos, difficoltà di individuare prospettive future, individualismo portato all’estremo, nuove vecchie paure ecc.

Bene: questa cosa credo che in MUSICA sia una risorsa.

Facilità di produzione, promozione e distribuzione hanno causato una progressiva perdita del potere di intermediazione e censura preventiva da parte delle Major.

Risultato: sul Web ci sono tutti e c’è di tutto.

C’è GRANDISSIMA creatività in circolo.
Trovo che si sia di fronte a uno dei periodi creativamente parlando più fertili della storia. E senza farsi di EROINA!!!

Attenzione!!! Non sto dicendo che ci sia MUSICA BELLA! (E a ben ascoltare anche nei mitici anni ‘60/‘70 c’era della bella merda in mezzo ai fiori ; ricordo a tutti che i tormentoni estivi erano “per quest’anno non cambiare e i Watussi” ).

C’è di tutto però, ANCHE musica bella!

Ed essendo la musica una forma d’arte, meglio che ci sia di tutto, compresa la merda, perché se non ricordo male, “… dal letame nascono i fior…”.

E a noi mezz’età dico: Forza! Un po’ di coraggio! Lo so che affermare che “ai miei tempi” aiuta a dare un senso a quel maledettissimo momento X che segna il “passaggio” per chi ci crede e “la fine” per chi ci crede.

Lo so che “fa tutto cagare” rafforza i quadricipiti, ma con i quadricipiti forti non sarebbero nati: Elvis, Lou Reed, Rino Gaetano, Sex Pistols ecc.

La bellezza dei vent’anni è poter non dare retta a chi pretende di spiegarti l’avvenire e poi il lavoro e poi l’amore”- diceva il più grande di tutti- e vent’anni si hanno solo a vent’anni. E si descrive ciò che si ha attorno. E i nostri occhi di mezz’età sono miopi e pure presbiti, quindi come pretendiamo di vederci chiaro? Con la memoria?

E poi: siamo sicuri di averli ascoltati veramente ‘sti ventenni? C’è talmente tanto e di tutto che sinceramente io lo dubito.
E il Dubbio mi tiene ventenne.

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