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Beatles vs Rolling Stones: dopo 50 anni ripubblicati “The White Album” e “Beggar’s Banquet”

In occasione dei 50 anni dalla prima pubblicazione i memorabili album "The White Album" dei Beatles e "Beggar's Banquet" dei Rolling Stones

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In occasione dei 50 anni dalla prima pubblicazione i memorabili album “The White Album” dei Beatles e “Beggar’s Banquet” dei Rolling Stones vengono riproposti sul mercato quasi contemporaneamente, rispettivamente il 9 novembre (White Album) e il 16 novembre (Beggar’s Banquet).

C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones
Più i primi ad essere onesti, anche se col tempo ho imparato ad apprezzare sempre più i secondi, se non altro per la loro coerenza e l’inesauribile energia.

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Un po’ di storia…

Correva l’anno 1968 e, vinta per abbandono dell’avversario la competizione transoceanica con i Beach Boys in seguito alla pubblicazione di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, che lo stesso Brian Wilson riconobbe come insuperabile, cadendo in una profonda depressione che lo allontanò per molti anni dalle scene, i Beatles si concentrarono sulla produzione del nuovo album con un’enorme quantità di materiale, concepito in gran parte durante il ritiro a Rishikesh in India, trovando un nuovo stimolante antagonismo con gli amici Rolling Stones, frutto più della necessità dei media di creare un dualismo (che sempre fa notizia, con i conseguenti benefici risvolti economici) che di una effettiva rivalità fra i due gruppi, i quali mantenevano ottimi rapporti frequentandosi regolarmente al di fuori delle scene, tanto che Mick Jagger li aveva seguiti con la sua compagna di allora, Marianne Faithfull, nell’esperienza presso il Maharishi in India, mentre Brian Jones nel giugno del 1967 aveva partecipato suonando il sax contralto alla registrazione di “You know my name (Look up the number)”, pubblicata solo nel 1970 come lato B del 45 giri “Let it be”.

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Mentre all’interno dei Beatles le singole personalità tendevano ad emergere e sopraffarsi (soprattutto quelle di John e Paul, ma anche George che cominciava a pretendere più spazio come autore), entrando in conflitto per ribadire la propria leadership, gli Stones si stavano sempre più compattando come gruppo attorno alle figure carismatiche di Mick Jagger e Keith Richards.

Proprio durante le registrazioni del “White Album“, le tensioni e le rivalità divennero sempre più forti, tanto che ad un certo punto Ringo, stanco dei dissidi e delle lunghe attese trascorse a giocare a carte con Mal Evans mentre gli altri tre passavano il tempo a discutere o a rifinire ognuno i propri brani separatamente, sentendosi sminuito ed inutile abbandonò le sedute andandosene in Sardegna con sua moglie Maureen, ospite sullo yacht di Peter Sellers, per una vacanza di due settimane. Al suo ritorno Paul e compagni lo accolsero festosamente, facendogli trovare la batteria ricoperta di fiori, ricreando per un attimo la perfetta armonia dei tempi migliori. Ma ormai la tendenza prevalente di lavorare ognuno per proprio conto (grazie anche alla scoperta del registratore 8 piste, già da qualche tempo presente nel magazzino degli studi EMI in attesa di essere testato dai tecnici all’insaputa dei quattro di Liverpool, che pretesero venisse immediatamente installato nello Studio 2 senza attendere il benestare della direzione degli Studios) e i problemi di carattere amministrativo, di cui si era sempre curato il defunto Brian Epstein, stavano minando i rapporti tra i membri del gruppo arrivando a provocarne lo scioglimento ufficiale nel giro di 18 mesi o poco più.

I Rolling Stones invece, dopo la parentesi psichedelica del precedente “Their Satanic Majestic Request”, optarono per un ritorno alle loro origini blues, a scapito di un Brian Jones, l’elemento più estroverso e musicalmente dotato, in crisi d’identità essendo maggiormente interessato alla sperimentazione innovativa e non trovandosi più a suo agio con il nuovo/vecchio corso scelto dai compagni.

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Di fatto il suo apporto a “Beggar’s Banquet” fu minimo: disertò spesso le sedute di registrazione, arrivando addirittura ad abbandonare la lavorazione per recarsi in Marocco al fine di realizzare alcune registrazioni di musicisti locali per il suo progetto “Brian Jones presents the Pipes of Pan at Joujouka”, pubblicato postumo nel 1971. Per di più il 21 maggio venne arrestato una seconda volta per possesso di sostanze stupefacenti; rilasciato su cauzione, gli venne comunque negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti dove gli Stones avrebbero dovuto recarsi in tour l’anno seguente, e questo contribuì ulteriormente al suo progressivo allontanamento dal gruppo, ufficializzato solo pochi giorni prima della sua tragica e misteriosa morte avvenuta la notte fra il 2 e il 3 luglio 1969.

I due album sono completamente diversi fra loro

Ridondante e variegato, anche se meno psichedelico rispetto a Sgt. Pepper’s, quello dei Beatles, 30 tracce (qualcuna francamente di troppo) su 4 facciate a 33 giri, con George Martin relegato a un ruolo sempre più marginale come produttore (pure lui ad un certo punto se ne andò in vacanza, esasperato dal pesante clima regnante in studio), realizzato monopolizzando giorno e notte gli studi EMI di Abbey Road (e in qualche occasione anche i Trident Studios, già dotati di registratore 8 piste) per tutto il periodo della lavorazione;

Compatto ed omogeneo quello degli Stones, 10 brani in tutto e tutti a firma Jagger-Richards (anche se successivamente “Prodigal Son” venne giustamente accreditato al suo autore, il reverendo Robert Wilkins che lo scrisse nel 1929 col titolo “That’s no way to get along”). Dopo le lunghe e disordinate sedute di registrazione del precedente album Jagger e compagni decidono di affidarsi alla produzione di Jimmy Miller, abbandonando le più complesse ed elaborate sonorità pop rock – psichedeliche del recente passato a favore di un blues essenziale più facilmente riproducibile dal vivo.

Vari formati della ripubblicazione di “The White Album” e “Beggar’s Banquet”

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Ricchissima e non proprio alla portata di chiunque (135,00 € in prenotazione)  la versione Super DeLuxe del White Album [6 CD + 1 Blue-ray set/digital audio collection] i cui primi due CD contengono le 30 tracce dell’originale in versione stereo remixate dal figlio di George Martin, Giles, coadiuvato dal tecnico Sam Okell.

Il CD3 contiene le versioni demo registrate dai Beatles sul registratore a 4 piste casalingo di George Harrison verso la fine di maggio del 1968, prima di entrare in studio, mentre i CD 4, 5 e 6 contengono un totale di 107 tracce relative alle sedute di registrazione in ordine cronologico, praticamente uno spaccato che dà una più precisa idea di come lavorassero in studio e di come prendessero forma le loro canzoni.

Interessantissimo anche il contenuto del Blue-ray:

  • Mix 2018 dell’intero album in alta risoluzione PCM stereo
  • Mix 2018 dell’intero album in DTS-HD Master Audio 5.1
  • Mix 2018 dell’intero album in Dolby True HD 5.1
  • Transfer diretto dell’album originale in mono

Il tutto corredato da un foto-libro di 164 pagine con nuove introduzioni a cura di Paul McCartney e Giles Martin, ricco di immagini, note  e dettagliati capitoli relativi alla lavorazione dell’album oltre al poster originale incluso nell’album e le 4 foto art-card di John, Paul, George e Ringo.

Per chi non fosse così maniaco esistono altre versioni più abbordabili:

DeLuxe – 3 CD (2 CD dell’album + 1 CD delle demo) Mini Poster e Foto libro in formato ridotto (22,00 € in prenotazione)

Due riedizioni anche in vinile:

DeLuxe    4 LP (album+demo+art card e poster) 90,00 € in prenotazione

Standard  2 LP (album+art card e poster) 40,00 € in prenotazione.

Per i più maniaci un’Edizione Esclusiva Limitata – Litho Set Art alla modica cifra di 279,00 €.

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Beggar’s Banquet è stato rimasterizzato dal fonico Bob Ludwig agli Abbey Road Studios  e stampato su vinile da 180 grammi, ma è disponibile anche su CD.

In contrasto con la sontuosa confezione Super DeLuxe del White Album, la riedizione di Beggar’s Banquet viene offerta in un pacchetto speciale che comprende il disco in vinile con entrambe le copertine (quella originariamente censurata con la foto di Michael Vosse e la più discreta, simile ad un invito per un matrimonio, che la sostituí per le prime stampe), un vinile a 45 giri contenente una versione mono di “Sympathy for the devil” (diversa dalla versione dell’album) e un flexi disc con un’intervista telefonica a Mick Jagger del 1968, oltre a un codice per il download digitale di album e intervista.

La versione in vinile  è disponbile in prenotazione a poco meno di 50,00 €, quella su CD a 18,60 €

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Claudio Ramponi
Claudio Ramponi Cremona 08-08-1956 Comincia a studiare musica all'età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia. Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini. Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l'Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino. Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia. Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse. Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo "Hey città / Park Hotel". Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l'album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo "Se ti va cosí". Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca. Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet. Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali. Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell'opera rock "4uattro" portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio. Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical "Jesus Christ Superstar", "Hair", "Tommy" e diversi Concerti Tributo ai Beatles. Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995. Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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