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domenica, Maggio 16, 2021

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Egypt Station, il nuovo album di un Paul McCartney 3.0 – RECENSIONE

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A distanza di 5 anni da NEW, lo scorso 7 settembre è stato pubblicato Egypt Station (leggi nostro precedente articolo), il nuovo album di Paul McCartney atteso da milioni di fans sparsi in tutto… l’Universo.

Un McCartney 3.0,  un nuovo/vecchio Paul (come già in NEW, titolo certamente non scelto a caso) conscio del cambiamento avvenuto nei gusti del pubblico, che adeguandosi al nuovo corso e forte della propria sessantennale esperienza di eccelso songwriter ci propone una raccolta di composizioni più semplici, apparentemente meno ricercate, ma per niente banali e curate bei minimi particolari, quasi a voler dire:

Signori, penso di non dover dimostrare più nulla, capolavori ne ho scritti a bizzeffe in passato, ma la musica che piace al pubblico d’oggi ha preso un’altra direzione, tanto diversa che molti considerano detti capolavori noiosi e fuori moda.
I tempi sono cambiati, voi siete cambiati e allora cambio pure io con voi, ma lo faccio alla mia maniera

Non aspettatevi quindi di trovare un’altra Blackbird o Calico Skies, una The long and winding road o London Town,  una You’ll never give me your money o Band on the run, anche se ad un attento ascolto, soprattutto a livello di struttura, si possono riconoscere riferimenti a questi capolavori del passato.

Certo la voce ha perso qualcosa in limpidezza e potenza: arrochita, affaticata, a tratti affannata nel tentativo di raggiungere le altissime vette cui ci aveva abituati, ma pur sempre inequivocabilmente “la sua voce”.

Sedici tracce, comprese le brevi (entrambe poco più di 40 secondi) e pressoché identiche Opening Station e Station II, rispettivamente in apertura e pre chiusura del concept album (come in Sgt. Pepper’s) che prende il titolo da un quadro dipinto dallo stesso Paul nel 1988.

paul mccartney

Recensione dei brani di “Egypt Station”

Opening Station – Breve traccia (0:41″) in cui si ascoltano rumori di un posto affollato, verosimilmente la Hall di una stazione, che si fondono con 4 battute su tempo Largo di un coro celestiale, molto suggestivo.

I don’t know – Pubblicato come singolo anteprima assieme al successivo “Come on to me” lo scorso 19 giugno.

Introduzione di solo piano con la chitarra acustica che marca gli accordi sul secondo giro.

Quindi partono ritmo e canto per quello che è il brano più tradizionale dell’album in cui Paul si chiede “Cosa mi sta succedendo? Sono nel giusto? Sto sbagliando? Non lo so”.

Come on to me – Giustamente scelto come lato A del singolo anteprima, è un brano dalle sonorità grunge, sapientemente costruito su un pedale di 3 soli accordi ai quali vengono cambiate le note fondamentali del basso, variando l’armonia tra strofe e refrain, poi, quando il brano sembra aver già detto tutto, ecco che arriva un furbo ed efficace riff (che ricorda quello di Sex and drugs and rock’n’roll, opportunamente modificato nella chiusura) affidato a chitarra distorta e sezione fiati per rivitalizzarlo e tenere alta la soglia  d’attenzione dell’ascoltatore.

Happy with you – Concepito per chitarra acustica e sostenuto da un tambureggiante accompagnamento di footstomping, dita schioccate, beat box, claps, corpo e cassa della chitarra usati come strumenti a percussione. Gradevole e accattivante, sarà sicuramente apprezzato dai chitarristi alle prime armi, ma siamo parecchio lontani da capolavori quali Blackbird e Calico Skies.

Who cares – Introdotto da una chitarra distorta in larsen che attira subito l’attenzione, come parte la ritmica ricorda il sound  dei cari vecchi ZZ Top. Semplice ma avvincente e caratterizzante il riff di 4 note di chitarra dopo “left in the rain” e “you’re a ghost in the dark”, in chiusura torna la chitarra in larsen dell’intro.

Fuh you – È il terzo singolo pubblicato il 17 agosto come anteprima dell’album ed è il brano che meglio riassume il nuovo corso, in stile coro da stadio:

È questo che vi piace?
È questo ciò che volete?
OK, I just wanna fuh you

Un sicuro successo radiofonico.

Confidante – Semplice ballata affidata a voce e chitarra acustica, ma “I’ll follow the sun”, pur se considerato un brano minore della produzione Beatles, era ben altra cosa.

People want peace – Gradevole con più di qualcosa già sentito, lodevole l’intenzione del titolo slogan, ma difficilmente avrà lo stesso impatto di “Give peace a chance” della quale Paul è ufficialmente co-autore senza averne alcun merito.

Hand in hand – Ballata in puro stile McCartney, non delle sue migliori, più che altro un riempitivo, anche se la sua voce e la sua classe sono sufficienti a conferirle un certo fascino.

Dominoes – Anche in questo brano qualcosa di risaputo, di già sentito, poco più del minimo sindacale per uno del suo livello, ma sempre gradevole all’ascolto grazie all’accuratezza della realizzazione.

Interessante il cacofonico intermezzo strumentale prima della ripresa della strofa finale.

Back in Brazil – Per me il miglior brano dell’album, Paul si lascia contaminare dalla musica brasiliana filtrandola attraverso il proprio innato buon gusto.

Dieci con lode Sir Paul, auspicando che ci voglia ancora regalare altri gioielli come questo.

Do it now – Poteva mancare la ballata in 3/4? Eccola!

Anche questa non originalissima, ma perfettamente realizzata, ogni nota al posto giusto, cori impeccabili come pure l’orchestrazione di sostegno.

Caesar Rock – E qui Paul si è sicuramente divertito a sperimentare per stupire e sorprendere l’ascoltatore, mantenendone alta la soglia d’attenzione, a cominciare dalle 2 misure di batteria dell’introduzione che nulla hanno a che fare col ritmo della strofa immediatamente successiva, per proseguire con una sapiente e incalzante alternanza di dettagli ed idee che saranno sicuramente punto di riferimento e oggetto di studio da parte di molti addetti ai lavori.

Despite repeated warnings – Brano che riprende a livello strutturale la stessa formula già usata in passato per “You’ll never give me your money” o “Band on the run”, ovvero mettere insieme tre spunti completamente diversi per creare una mini suite, con l’eccezione che in questo caso riprende lo spunto iniziale per il finale.

Station II – Identica a Opening Station con l’unica differenza della dissolvenza finale che sfocia nel successivo ultimo brano dell’album.

Hunt you down/Naked/C-Link – Anche in questo brano Paul ricorre alla struttura 3 in 1, come si evince già dal titolo.

Alla prima parte Hunt you down, un robusto rock in stile simil-Clash, segue il terzinato Naked che sfocia repentinamente in C-Link, un blues strumentale in stile Pink Floyd, con la chitarra solista in bella evidenza, a conferma della lunga amicizia e stima reciproca tra Paul McCartney e David Gilmour.

paul mccartney
Copertina Egypt Station

TRACKLIST “Egypt Station” di Paul McCartney.

01. Opening Station – (00:41)
02. I Don’t Know – (04:26)
03. Come On To Me – (04:10)
04. Happy With You – (03:34)
05. Who Cares – (03:13)
06. Fuh You – (03:23)
07. Confidante – (03:04)
08. People Want Peace – (02:59)
09. Hand In Hand – (02:35)
10. Dominoes – (05:02)
11. Back In Brazil – (03:20)
12. Do It Now – (03:17)
13. Caesar Rock – (03:29)
14. Despite Repeated Warnings – (06:57)
15. Station II – (00:46)
16. Hunt You Down/Naked/C-Link – (06:22)

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