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La Rua, sull’orlo di un viaggio continuo – INTERVISTA

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La Rua è una band che macina chilometri. La particolarità sta in un curriculum che li vede passare senza troppe menate dai palchi televisivi alle manifestazioni più indie, senza per questo contaminare il proprio DNA lungo la strada. Il Segreto, è un costante lavorio, di scrittura, produzione e infine Live. Poco importa quindi la tipologia di audience, se alle spalle c’è un impegno sincero e sopratutto coerente. Incontro telefonicamente Daniele Incicco durante uno dei suoi innumerevoli spostamenti.
Recentemente hanno pubblicato il singolo con Federica Carta “Sull’orlo di una crisi d’amore” che supera gli oltre 4 milioni di visualizzazioni; partecipano come ospiti ai WIND MUSIC AWARDS all’Arena di Verona e in questo mese esce l’EP “Nessuno segna da solo” con l’etichetta Universal Music.

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La Rua

INTERVISTA – LA RUA

Cosa significa essere musicista ed essere sempre in viaggio?

Significa avere una vocazione che ti porta a superare tute le difficoltà che questa vita comporta. Ci si priva di moltissime cose, della stabilità, di n posto dove poter rientrare al sera che sia sempre lo stesso. In cambio però ti offre delle emozioni grandissime, così forti e importanti che ne vale la pena.

Avete un curriculum intenso e fitto. Come avete scelto questo nome e perché?

Tutto è partito nel 2009, benché già prima facevamo le stesse cose. Nel 2009 però grazie all’incontro con Dario Faini, no sto produttore, la nostra attività ha fatto un salto professionale. Con lui abbiamo incominciato a mettere a fuoco la scrittura dei brani, montando e smontando, esplorando e capendo. Cioè si parte da idee spontanee, per poi svilupparle più compitamente. Il difficile poi diventa fare una selezione ragionata che metta d’accordo cuore e ragione.

La creatività non ha orario, e io la seguo tutti i giorni, anche il sabato sera., come è successo questa settimana, in cui sono rimasto a casa a scrivere. Poi si passa alla fase produttiva, con la band e con Dario Faini, con cui collaboriamo fin dagli inizi.

Il nome nasce dalle rue, che sono le piccole stradine che ad Ascoli Piceno portano al centro storico. Ci piaceva portare qualcosa della nostra città, che appartenesse al nostro territorio, alla nostra cultura. E poi è evocativo, una strada che fa parte di un viaggio costante verso qualcosa, da l’idea di un movimento incessante.

Possiamo dire che la vita di un musicista è fatta più di strade, viaggi piuttosto che di Studio di registrazione?

Direi entrambe le cose. Ci sono momenti pre creare e costruire, e altri per condividere dal vivo. Possono convivere accavallandosi, facendo un tour puoi scrivere dei brani di cui senti l’urgenza poi di realizzare e registrare.

La vostra strada via ha portato sia sui palchi Indie, come il concerto del Primo Maggio, sia sui palchi televisivi, come ad Amici di Maria de Filippi. La vivete come un’anomalia?

In realtà siamo partiti dalla musica dal vivo, facendo sempre tantissimi concerti, portando la nostra musica in faccia al nostro pubblico. Questo ci ha portato nel 2015 a vincere il contest del Primo Maggio a Roma.

Abbiamo poi continuato a costruire, e c è capitata l’occasione televisiva, cambiando modalità nel proporre la nostra musica, ad un pubblico diverso e più ampio, su Canale 5. Abbiamo accettato la sfida, con tutti i pro e i contro.

Questa supposta dualità quindi parte da un origine unica. Siamo sempre noi, dopotutto.

Se poi devo collocare il gruppo, come filosofia, lo colloco più nella scena Indipendente, abbiamo sempre seguito il nostro istinto e non le indicazioni di una label o discografica. Poi se penso a dove può essere collocata la nostra musica, rispondo un po’ ovunque, dalla Radio, al Festival, alla televisione in generale. Non vedo limiti. Sono sempre molto sincero in quello che scrivo e faccio.

Come funziona il lavoro all’interno del gruppo, come vengono distribuiti ruoli e compiti?

Esiste una distribuzione, eccome. Io solitamente scrivo, porto un sacco di idee. Poi con Dario facciamo una prima scrematura, analizzando i brani, montando e smontando, per sviluppare tutto il potenziale che può avere.

Poi insieme ai ragazzi e Dario, iniziamo la produzione vera e propria, la realizzazione cioè. E’ una fase che può richiedere anche molto tempo alle volte, perché non è detto che ci si fermi al primo arrangiamento. tutto viene discusso, ponderato, digerito.

Che differenza c’è tra il sound che elaborate in studio e quello che poi portate dal vivo sul palco?

Cerchiamo sempre di aumentare la potenza, dal vivo.

Credi che la vita di provincia, meno frenetica, sia una vantaggio o no, per un musicista?

Dipende, se sei un autore, vivere e operare a Milano, ad esempio, offre maggiori connessioni e relazioni. Oltretutto le offerte di esperienze artistiche sono tantissime, in cui puoi formarti. E’ un luogo in cui puoi formarti, crescere, studiare vista anche la grande offerta di mostre, appuntamenti.

La provincia del resto rimane invece una grandissima palestra per emergere, perché per farlo devi avere un nucleo di partenza, una sorta di zoccolo duro. La credibilità che cominci a crearti nel posto da cui parti, significa che il tuo lavoro è sincero. Il feedback che ti daranno sarà sempre sincero, non artefatto. Se ti abbandonano, significa che non stai facendo un ottimo lavoro.

La provincia di aiuta a mantenere i piedi per terra?

Credo che alla base ci sia la persona stessa, alla fine sei tu stesso devi imparare a gestire la tua emotività, tutelarla e metterla in sicurezza di fronte a quello che è il grande centro piuttosto che la provincia. La palestra è veramente una palestra notevole, perché se riesci ad emergere, hai una muscolatura più importante, perché hai fatto più chilometri del niente, cioè hai visto una luce, e ci sei arrivato dopo tanti chilometri.

Secondo te, è meglio augurarsi il successo entro i trentenni o oltre?

Bella domanda…. da giovani è un rischio. Se le cose funzionano, rischi di finire fuori strada. Dopo i Trenta sei molto più consapevole, hai i piedi ben piantati a terra. Capisci che quando qualcosa va troppo bene, ti preoccupi; e quando invece va male, ti preoccupi di farla andare meglio. Hai sempre un’alternativa pronta.

Prossima meta?

Dopo il concerto del 28 luglio saremo a S.Lazzaro vicino a Bologna, e il 29, ad Offida, nelle Marche, dove abbiamo portato i brani del nuovo disco “Nessuno segna da solo”, ci sarà poi la parte invernale, dove arriveremo anche a Milano.

Benissimo, allora appuntamento sui Navigli!

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Ringraziamenti a Clarissa D’Avena per Red&Blue e Daniele Incicco

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