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Eurovision Song Contest 2020 ANNULLATO

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I grandi Artisti e i piccoli Eredi

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Bisogna pur campare. E se uno lavora poco e ha problemi di soldi tocca inventarsi qualcosa, soprattutto se hai avuto la fortuna di avere un padre o una madre, un marito o una moglie celebre che ha prodotto tanta roba nella vita: libri, opere d’arte, film o canzoni che siano.

I figli d’arte, spesso, vivono di riflesso dei loro genitori illustri e in un modo o nell’altro fanno mercato di famiglia. L’eredità economica o immobiliare non basta più, bisogna impossessarsi dei diritti di sfruttamento di tutto ciò che hanno ereditato. Si può fare in modo nobile o sconsiderato. Qualcuno inventa dei Premi Nazionali, altri delle Fondazioni per proteggere e divulgare il patrimonio artistico del compianto.

Dato però che il mercato, ormai, considera più la morte che la vita, il rischio di speculazione postuma è sempre fortissimo.  Leggo ad esempio che la famiglia di Frank Zappa ha deciso di vendere i diritti della sua immagine a una società produttrice di ologrammi che finanzierà uno spettacolo mettendo in scena, virtualmente, l’artista scomparso.

Ridurre la memoria di un grande artista imprigionandolo in un software mi fa personalmente orrore, soprattutto se chi lo decide è un parente stretto. Non occorre essere al passo coi tempi in questo modo. Non è obbligatorio e neanche necessario. Certo il business comanda, ma come si fa a sfruttare l’immagine di tuo padre vendendola in questo modo? Voi mettereste la faccia di un vostro genitore su una tazza da tè o su un piatto di plastica trattandolo come un personaggio da cartone animato o un pupazzo qualsiasi?

Ho avuto la fortuna di lavorare anni con Nanni Ricordi erede della Casa Ricordi e dei diritti delle opere di Verdi. Si sentiva giustamente un privilegiato ma non ha mai osato fare del bieco commercio della sua fortuna. Altri tempi di una nobiltà scomparsa. Oggi si fa mercato di tutto, di ricordi segreti, di oggetti custoditi gelosamente per anni. Si svaluta la ricchezza artistica altrui per diventare ricchi senza aver mai fatto nulla di proprio per diventarlo.

La cosa è abbastanza abituale per gli americani.

Basta pensare alla famiglia di Michael Jackson che si è scannata tra avvocati pur di possedere tutto ciò che il re del pop aveva, dalla villa disneyana ai suoi giocattoli, dalle sue giacche alle sue canzoni, non solo quintali di dollari, ma tutto, assolutamente tutto. Che dire poi del fenomeno Graceland di Elvis Presley, diventata una delle più note mete di pellegrinaggio nel mondo? Gli americani si sa, fanno soldi su tutto.

Noi della vecchia Europa invece dovremmo essere diversi, almeno culturalmente, ma invece facciamo di tutto per essere più americani degli americani. Tramandare l’ arte di un caro estinto e divulgarla nel tempo alle future generazioni può e deve essere un fatto nobile e culturalmente importante. Ridurla invece a compravendita discount è mostruoso.

Qui dovrei fare nomi e cognomi, ma immagino ci siate già arrivati da soli. Spero solo di non vedere il volto e il nome di un grande artista italiano sulle figurine Panini o su una linea di abbigliamento intimo maschile. Spero invece che a lui sia dedicato un teatro o una galleria d’arte se non addirittura un museo.

Meditate gente, meditate e fate che le nostre passioni, affetti e sentimenti non divengano prodotti usa e getta. L’arte non si getta via, si protegge.

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