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Ligabue e il suo Film della speranza, “Made in Italy” – Conferenza Stampa e Anteprima Film

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Ligabue ha presentato in anteprima, presso il cinema Adriano di Roma, il suo nuovo film. E’ seguita dopo una conferenza stampa.

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Made in Italy”, questo il titolo (come l’ultimo concept album del Liga, come anche il soggetto del film è la trasposizione del racconto del disco), nelle sale in 400 copie a partire da giovedì 25 gennaio, esce a distanza di ben 16 anni dalla precedente fatica del Liga, e per l’occasione recupera Stefano Accorsi, protagonista addirittura del primo pluripremiato film del nostro, “Radiofreccia”, risalente al 1998.
Nelle note di regia, Luciano dichiara di essere tornato al cinema a causa di una storia che ha creduto valesse la pena di raccontare, quella di Riko-Accorsi e Sara, interpretata da Kasia Smutniak; è vero, è una storia che va raccontata, ma perché non è solo la loro storia, è purtroppo quella di una gran parte dell’Italy a cui fa riferimento il titolo.

ligabue
Kasia Smutniak e Stefano Accorsi

L’ambientazione è in provincia, d’altronde il cantautore-regista in conferenza stampa risponde a precisa domanda di non poter fare a meno di riferirsi alla propria realtà sia nei film che nelle canzoni: quella dove vive ed è sempre vissuto, quella che ama. Nello specifico del film si tratta di un matrimonio ancora giovane ma di abbastanza lungo corso, con un figlio ventenne, un lavoro qualsiasi non gratificante per nessuno dei due, condizioni economiche non floridissime, una cricca di amici e vari sviluppi che si intrecciano. Tema centrale è il disagio, quello di non vedere un miglioramento all’orizzonte, di non riuscire a gestire il presente, la situazione economica, il rapporto con il figlio, ma soprattutto quello di coppia.

Niente di nuovo, verrebbe da pensare, tematiche già ampiamente rappresentate. Invece no, la storia del disagio che da troppi anni affligge l’Italy non è mai sufficientemente proposta.

Stefano insacca mortadelle ed è una maschera dolente, la bellezza luminosa di Kasia viene oscurata dall’ombra della percezione di dover trascorrere tutto il proprio tempo tra il proprio noioso lavoro e il mettere insieme pranzo e cena; considerando la vera e propria povertà che affligge tantissime persone nel nostro paese, loro non stanno neanche malissimo, “ce la possiamo fare ugualmente” dice lei ad un certo punto… ma non dovrebbe essere così, perchè in una nazione degna non si può vivere in povertà, ma neanche “facendocela ugualmente”.

ligabue


Il film è da vedere comunque
, perché è veramente una storia che valeva la pena fosse raccontata. Può darsi che alcune parti sarebbero potute essere gestite meglio, o forse no, ma la sensibilità e il gusto ci sono e i contenuti altrettanto. Paradossalmente viene da chiedersi se il risultato non sarebbe stato migliore con altre musiche, nel senso che il Liga (contrariamente a quanto gira sui social…) sa scrivere le canzoni e non solo con tre accordi e una tastiera da un’ottava, ma comporre per un film è proprio un altro mestiere e non è sicuramente necessario argomentare oltre.

Riportare di una conferenza stampa è spesso ragionevolmente inutile, ma quella succeduta alla proiezione di “Made in Italy” è stata involontariamente surreale, almeno per chi avesse pensato di cogliere che sono stati involontariamente messi in scena di nuovo, dal vivo, alcuni contenuti del film appena proposto, come in una sorta di metacinema.

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I magnifici coprotagonisti erano tutti presenti, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Filippo Dini, Leonardo Santini e Tobia De Angelis, con il loro aspetto da persone comuni, le loro dizioni non perfette, la loro umanità, i loro look (Alessia a parte, elegantissima) diciamo casual e le scarpe comode; invece calzature nere eleganti e abito scuro di buona fattura facevano spiccare Giampaolo Letta, boss di Medusa, vero deus ex machina dell’operazione, un po’ come il direttore del salumificio di Riko-Accorsi.
Sì, il responsabile della distribuzione di un film ha in mano la sorte di tutto, anche dell’eroico Domenico Procacci, sulla breccia da giovanissimo, dai tempi di Renzo Rossellini e della scuola di cinema della Gaumont, quando aveva il capello più lungo ma sempre precocemente incanito.                                    Domenico e la sua Fandango sono artefici di ormai innumerevoli operazioni che hanno dato lustro al cinema italiano “Made in Italy”, ma sempre ogni volta che Giampaolo Letta o chi per lui hanno voluto dare via libera.

All’uscita del cinema una piccola folla ha aspettato Ligabue e Accorsi, che si sono infilati in un pulmino con i vetri oscurati; Procacci si è defilato senza sollevare particolari polveroni, gli attori coprotagonisti si sono organizzati per capire dove dovessero andare a mangiare, con in viso la sensazione della speranza che da questa pellicola scaturisca quel periodo di lavoro che ti sistema per un po’.

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Giampaolo Letta, il vero personaggio importante della situazione, peraltro persona di grande cortesia, anche per inevitabile tradizione familiare, si è avviato a piedi per il quartiere Prati nel più totale anonimato, senza autisti e scorte; suggestivo constatare come nel cosiddetto immaginario collettivo l’importanza dei ruoli, in operazioni di questo tipo, possa essere totalmente equivocata e ribaltata, ma nell’organigramma di un salumificio sia chiarissima.

Esce dal cinema anche Carlo Rossella, arbiter elegantiarum per eccellenza, e il fatto che abbia i pantaloni sensibilmente troppo corti e qualche capello sulla giacca lascia qualche speranza anche a chi si barcamena nell’imperfezione e soprattutto nell’incertezza, come i nostri eroi protagonisti del film.
La splendida giornata e la splendida Roma fanno il resto: “Made in Italy”.

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